27 aprile 2009

'Sesso Illecito' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

DOMANDA: Nell’ISKCON ci viene insegnato di seguire i quattro principi regolatori, tra i quali l’astensione dal sesso illecito, che spesso è il più critico di tutti. Comunque ci sono situazioni dove un membro della coppia non è d’accordo nella messa in pratica della restrizione sessuale, e questo può portare ad una drastica rottura del matrimonio. Cosa si può fare in questi casi?

E’ una questione scottante, che richiede una chiarificazione onesta ed urgente. Non è la prima volta che ne parlo, ma fin’ora l’ho fatto con studenti molto intimi. Secondo ciò che ho imparato dagli insegnamenti di Shrila Prabhupada, sono solito distinguere tra due categorie di sesso illecito: la prima riguarda l’attività sessuale nel periodo pre-matrimoniale o fuori dall’ambito matrimoniale; la seconda riguarda invece la stessa attività all’interno del vincolo matrimoniale, tra una coppia regolarmente unita di fronte a Dio, con l’autorizzazione e la benedizione del Maestro Spirituale, che santifica il matrimonio. Entrambe le categorie vanno sotto il nome di sesso illecito – per usare un’espressione familiare ai devoti – tuttavia credo che non ci sia paragone tra le conseguenze del sesso illecito extra-coniugale, e quelle generate dal sesso illecito all’interno di una coppia religiosamente costituita. Il termine “sesso illecito” è usato per sottolineare che gli organi sessuali non sono giocattoli e, sia per gli uomini che per le donne, la loro funzione specifica, oltre a quella diuretica, è quella della procreazione. Così come qualsiasi altro strumento, non solo corporeo, anche gli organi sessuali esistono ad uno scopo ben preciso; qualsiasi altra funzione per la quale vangano impiegati è detta perciò impropria o “illecita”. Ricordiamo che l’essere incarnato subisce molti condizionamenti, poiché assieme ad un certo corpo eredita un enorme bagaglio karmico di samskara1 e vasana2. Per alcune persone quindi l’impulso può essere così forte che, nonostante tutte le buone intenzioni, possono verificarsi alcuni errori. Ma una cosa è l’errore che si verifica all’interno della coppia sposata, ben altro è l’errore fuori dal matrimonio. Fuori dall’ambito della coppia regolarmente sposata, l’errore è disastroso, sia a livello personale che sociale, mentre all’interno di quello stesso ambito il danno è contenuto - comunque sto ancora parlando di danno, quindi non fraintendete. Per Grazia divina, ho sempre sottolineato vivamente l’importanza di seguire i principi regolatori, e non sto affermando ciò che avete appena sentito per promuovere un comportamento differente, uno standard diverso. Credo che coloro che si sono posti come obiettivo la realizzazione spirituale e aspirano a sviluppare il puro amore per Dio, dovrebbero seguire rigorosamente i principi della libertà, ed evitare quindi di dedicarsi ad attività sessuali illecite. Allo stesso tempo, in molti anni di esperienza nel consigliare persone di varia età, ceto e cultura, ho testimoniato molte sofferenze causate dall’applicazione acritica e intransigente della legge. Le persone vivono su differenti piani di coscienza: è un’eccezione trovare due persone allo stesso livello, anche se entrambi desiderano sinceramente diventare devoti insieme. In una coppia c’è spesso un partner che compie un avanzamento più veloce, mentre l’altro potrebbe rimanere ad un livello stazionario per un po’ di tempo. Questo generalmente genera un divario. Sto consigliando da decenni ai coniugi di aiutarsi l’un l’altro, di essere pazienti e tolleranti. Se uno dei due ha bisogno di aiuto, l’altro dovrebbe offrirglielo generosamente. Forse non ho sottolineato abbastanza questo fatto … ritengo che una persona dovrebbe seguire rigorosamente i principi regolatori, ma ora sto parlando di casi che potrebbero portare a serie agitazioni in una famiglia, e spesso anche al tradimento. Non sto sostenendo che qualcuno dovrebbe abbandonare il principio della purezza, ma bisogna capire che le persone possono essere curate solo con amore ed affetto costanti. Se tra marito e moglie ci sono effettiva sincerità e amicizia, in qualche misura ci saranno anche amore ed affetto reali; se c’è la volontà di aiutare l’altro a superare i propri limiti, allora si possono fare, con accortezza, alcune concessioni, evitando così grossi disastri, seri e irreparabili. Ho visto persone che con rigidità hanno represso a lungo i loro impulsi e infine hanno abbandonato i loro voti religiosi.
Considerando allo stesso modo il sesso illecito extra-coniugale e le occasionali debolezze che possono insorgere nella vita coniugale, mostreremmo carenza di maturità culturale e di comprensione spirituale. Per correggere il carattere di una persona o per curare una malattia, dobbiamo favorire la guarigione attraverso un metodo progressivo e non usando proibizioni unilaterali. Un dottore esperto sa sempre come e quando somministrare le medicine. Non mi sorprenderei se una giovane coppia tra i miei studenti una volta ogni tanto cedesse in effusioni che vanno oltre il limite. Certamente è cosa che non incoraggio, perché in tal modo si accresce l’identificazione col corpo, si disperdono preziose risorse psichiche e ci si distrae dal vero obiettivo della vita: la Krishna-bhakti.

Repressione e sublimazione.
Chiunque reprima gli impulsi sessuali senza essere in grado di sublimarli - il che comporta un incremento della sadhana e attaccamento a guru e Krishna - non sarà in grado di resistere abbastanza a lungo, e si dirigerà inevitabilmente verso una caduta. Queste cadute potrebbero essere così serie che l’individuo moralmente e spiritualmente prostrato, potrebbe non essere più in grado di riprendersi, almeno nel corso di quella vita. Come insegnano le scritture Vedico-vaishnava, solo poche persone, in quest’era, sono già così evolute da potersi astenere completamente e immediatamente dall’attività sessuale. La maggior parte degli individui ha bisogno di un distacco graduale, protetto dall’istituzione del matrimonio, e regolato dai quattro principi - fondamento necessario per la conduzione di vita etica e il perseguimento della realizzazione spirituale. La gestione delle emozioni richiede grande competenza e maturità, sia culturale che spirituale. Gli insegnamenti delle Scritture e la guida del Maestro Spirituale è quindi imprescindibile, specialmente nei momenti cruciali della vita, quando una persona deve fare scelte fondamentali - ad esempio quella riguardante l’ashrama- che, se mal condotte, potrebbero mettere a repentaglio o bloccare l’avanzamento spirituale. Sia la repressione degli impulsi che l’indulgenza priva di controllo possono produrre nevrosi e seri disturbi della personalità. La psicologia vedica spiega che le energie psicofisiche, indispensabili per il viaggio verso la trascendenza, non dovrebbero essere mai negate o represse, né disperse indiscriminatamente; dovrebbero invece essere usate correttamente, in maniera vantaggiosa e propedeutica allo sviluppo della personalità. In altre parole, dovrebbero essere impiegate nella procreazione o sublimate attraverso l’impegno nel servizio devozionale. Harinama japa e nama sankirtana, l’adorazione delle Divinità e le compagnie spirituali sono gli strumenti migliori per superare i problemi legati alla lussuria. L’esperienza ci insegna che attraverso la disciplina del bhakti-yoga, non solo è possibile sublimare gli impulsi - con l’eliminazione della loro carica inconscia distruttiva - ma anche reintegrarli su un piano di coscienza pura, come rasa divino. Viceversa, quando si cede indiscriminatamente a tali impulsi, questi annebbiano, oscurano la coscienza, provocando confusione, frustrazione e sofferenza; sopraffanno il soggetto con concezioni effimere e identificazioni con il corpo, lo predispongono a tendenze ed istinti distruttivi. La scienza della bhakti mira all’esatto opposto: rendere le persone pienamente coscienti delle loro natura divina e della loro relazione d’amore con Dio, per il benessere di tutti, e primariamente di sé stessi. Il secondo e il terzo capitolo della Bhagavadgita ci insegna che chiunque reprime certi impulsi ma nella mente continua a covare attaccamento per gli oggetti del piacere - persistendo nella loro contemplazione e desiderandoli interiormente - non avrà successo sul sentiero dello yoga. Dobbiamo imparare a distaccarci dagli oggetti dei sensi non solo fisicamente (tyaga) ma anche psicologicamente (vairagya), trascendendo il desiderio; e per questo c’è una disciplina, un percorso da seguire, con metodi e tempi che differiscono parzialmente da persona a persona, secondo i vari livelli di coscienza e le condizioni psicologiche dell’individuo in questione. Questi metodi sono ovviamente tutti finalizzati al raggiungimento del medesimo obiettivo: superare l’identificazione col corpo e la tendenza alla effimera gratificazione sensoriale per sviluppare la pura bhakti. Krishna dice che per abbandonare il gusto inferiore, condizionato e condizionante, fonte di molteplici sofferenze, e per riorientare le dinamiche fisiche e mentali, è necessario provare un gusto superiore: “L’anima incarnata può astenersi dal godimento dei sensi, sebbene il gusto per gli oggetti dei sensi rimanga. Ma se perde questo gusto sperimentando un piacere superiore, resterà fissa nella coscienza spirituale”. (Bg. II.59).

Decisioni giuste e decisioni sbagliate.
Chi si assume l’alto magistero di insegnante spirituale dovrebbe possedere una chiara visione delle reali potenzialità di un aspirante discepolo e non accettare da parte sua, soprattutto se in giovane età e se non ha mostrato segni tangibili di maturità e dominio sui sensi, un voto di celibato che impegna per tutta la vita. Questa maturità dovrebbe essere distribuita sui piani cognitivo, emotivo e comportamentale. Una scelta che in termini assoluti è la migliore, per mancanza di adeguata preparazione e se effettuata nel periodo sbagliato, può produrre seri danni. Se non aiutata, la persona che incorre in queste difficoltà generalmente sviluppa un senso di fallimento personale e un pesante senso di colpa che col tempo causano inibizione, depressione, blocchi emotivi e ostacoli nel progresso spirituale. Il senso di colpa appena descritto può essere definito patologico, contrariamente a quello salutare e benefico che sorge quando il soggetto, consapevole dei propri errori, se ne pente profondamente e trova in sé stesso, in guru e in Krishna, la forza per superarli. Nell’ambito del grihastha ashrama, in tanti anni ho potuto testimoniare una vasta sintomatologia e numerosi danni causati da decisioni affrettate e mentalità rigida. Molti matrimoni sono falliti perché il coniuge che trovava difficoltà nel controllo dei sensi, di fronte ad un partner rigido è andato a cercare gratificazione fuori dal matrimonio, avviando storie extraconiugali, quindi tradendo il coniuge e producendo così una condizione infernale per tutte le persone coinvolte. Queste situazioni generano grande imbarazzo e dolore; condannano i figli a sperimentare angoscia e modelli di vita negativi, e il consorte ad angosciarsi e a soffrire profondamente. Affetto vero significa andare incontro ai bisogni degli altri, prendere in seria considerazione ogni effettiva necessità che nasce all’interno della famiglia. Se una persona ritiene di non potersi o di non volersi concedere certi compromessi, allora non dovrebbe sposarsi, perché se lo fa se ne pentirà amaramente per il resto della vita. Coppia significa due persone, due persone che promettono di aiutarsi reciprocamente per la vita. Se una delle due si trova nel bisogno e l’altra non aiuta, tale rifiuto ostacolerà l’avanzamento spirituale di entrambe, rifiuto che non può essere sostenuto in nome della devozione a Krishna. Potrà magari esserci imbarazzo, o qualche altro tipo di sentimento simile, ma in alcune occasioni si deve fare uno sforzo per aiutare, in questo caso per aiutare colui o colei che abbiamo scelto come compagno/a di viaggio. Ho testimoniato molte situazioni conflittuali ed ho raggiunto la profonda convinzione della necessità di una mediazione, di affetto reciproco, di reciproca attenzione. Quando il desiderio di avere rapporti assume una proporzione psicologica pericolosa - dando vita ad un’idea fissa, ad una vera e propria nevrosi - si dovrebbe agire come con qualsiasi altra malattia, cercando un rimedio e una cura. Per esperienza posso affermare che quando le persone vengono dirette e consigliate con affetto e comprensione, oltre che con fermezza, risolvono bene i loro problemi, trovando gradualmente un equilibrio, sviluppando distacco e serenità, scoprendo un tipo di affetto che non si basa sul rapporto sessuale. Il vero affetto, quello spirituale, non richiede rapporti sessuali o contatto fisico. Questo tipo di affetto è obiettivo e risultato finale della bhakti, e si ottiene dopo lunga e costante pratica; non è quindi il punto di partenza. All’inizio la coppia deve sforzarsi di superare una serie di ostacoli, ma per avere successo in questo, lo sforzo deve essere unito a capacità ed esperienza sufficienti, oltre a maturità culturale e spirituale in coscienza di Krishna.

Condizionamenti culturali.
Ho parlato di doveri religiosi, ma dovremmo spendere qualche parola anche sull’ambiente culturale in cui ciascuno di noi - consapevolmente o meno - vive. Nell’ultimo secolo, la cultura occidentale si è lasciata affascinare in maniera crescente dal razionalismo e dal materialismo, inquinandosi ed inquinando progressivamente con una letteratura pseudo-scientifica, che ha contribuito considerevolmente allo sviluppo di un comportamento sessuale pericolosamente permissivo. Questa letteratura ha indotto le persone a pensare all’erotismo e agli atti sessuali come qualcosa di strettamente necessario, di inevitabile, vitale, paragonando il desiderio sessuale al bisogno di cibo, di acqua e di aria. Non solo la soddisfazione di questo impulso è stata presentata come imprescindibile; si è anche dichiarato che chiunque lo trascura, svilupperà disturbi psicologici. E’ difficile calcolare l’ampiezza del danno che tale mentalità ha causato e sta causando. Si tratta veramente di una piaga sociale e psicologica, sia a livello collettivo che a livello individuale.

Affetto spirituale.
Sul piano della realizzazione spirituale, dell’affetto spirituale e dell’amicizia, il rapporto sessuale diventa totalmente inutile, estraneo e artificiale. Ma, come sappiamo, le persone raggiungono la perfezione dopo molto sforzo. Secondo gli shastra una coppia sposata che riesce a non incorrere nel sesso illecito si trova sul sentiero diretto verso la perfezione. Fino a quel momento ci sono numerose distrazioni e la realizzazione spirituale è qualcosa di ancora vago, velato. I risultati di una ricerca scientifica fatta da alcuni universitari americani (Wisconsin, 1968), ha confermato le autorevoli affermazioni degli shastra dimostrando che numerose coppie possono ben vivere senza avere rapporti sessuali, posto che coltivino interessi elevati e valori etici. L’astensione dal sesso extra-coniugale, che genera condizioni infernali nella coppia e nella relazione tra genitori e figli, quindi nella società, dovrebbe essere perseguita con determinazione. Il sesso illecito nell’ambito della coppia sposata può essere paragonato al metadone dell’eroinomane. Il metadone è meglio dell’eroina (rapporto extra-coniugale), ma ancora meglio del metadone è superare il problema. Anche il metadone infatti crea dipendenza, seppur non così forte e devastante come quella causata dall’eroina. Come ho detto in numerose occasioni, in definitiva, per risolvere ogni tipo di problema, economico, sociale o emotivo, la vera soluzione è sviluppare una mentalità cosciente di Krishna. Vista l’ampiezza e la complessità della tematica, questa risposta non si propone ovviamente di esaurire in maniera soddisfacente i vari argomenti toccati, ma vuol servire da orientamento per uno studio e una meditazione più profondi sulla tematica(1). Tracce o engrammi nella memoria che determinano la conformazione della psiche profonda o dell’inconscio, e che sono l’origine delle tendenze (vasana) e dei meccanismi mentali(2). Tendenze latenti che condizionano il carattere e il comportamento dell’individuo.

(1) Tracce o engrammi nella memoria che determinano la conformazione della psiche profonda o dell’inconscio, e che sono l’origine delle tendenze (vasana) e dei meccanismi mentali.

(2) Tendenze latenti che condizionano il carattere e il comportamento dell’individuo.

18 aprile 2009

'Amanti Spirituali' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

DOMANDA: Marito e moglie dovrebbero essere considerati come amici spirituali o come 'amanti spirituali'? Qual è la differenza?

Se l’aggettivo spirituale è autentico, le due espressioni si equivalgono. Ma solo se questo “spirituale” è veramente tale, in quanto oggi è diventato quasi un aggettivo di moda: “Oh, oggi ho conosciuto una persona molto spirituale!”. Nella maggioranza dei casi la gente ha idee molto confuse in merito alla dimensione dello spirito. Ricordo, anni addietro, di aver parlato a lungo di questo con qualcuno che ho dovuto riprendere più volte. Aveva degli amici - dei poeti - che considerava “spirituali”, ma che in verità erano condizionati dal tabacco, dall’alcol, da un linguaggio volgare…che idea distorta di spirituale! Allora ho dovuto spiegare ripetutamente il significato del termine, cinque, sette, dieci volte, finché alla fine è stato colto. Ma l’idea è tutt’oggi spesso vaga, quindi meglio chiarire sin dall’inizio. Se i due coniugi, anziché essere amanti spirituali, sono amanti carnali, in tal caso debbono essere conosciuti come grihamedhi, il che è ben diverso da grihastha. La principale distinzione è che per i grihastha l’obiettivo è la realizzazione spirituale, mentre per un grihamedhi lo scopo è quello di ottenere un bella moglie o un bel marito da godersi (naturalmente sappiamo che è solo un tentativo destinato ad un triste epilogo). Queste sono le due categorie. Un guru deve chiedersi se il soggetto che gli sta di fronte desidera sposarsi per alimentare la propria gratificazione sensoriale oppure, come nel caso di uno spiritualista sincero, scegliere un rappresentante dell’altro sesso sinceramente interessato alla realizzazione spirituale come compagno/a per un viaggio di evoluzione. Questa è la distinzione da fare: persone che si uniscono per godere e persone che si uniscono per offrirsi reciproco aiuto nella realizzazione spirituale. Noi prenderemo esclusivamente in considerazione la seconda categoria; la prima è già abbastanza studiata da sessuologi, psicologi ed altri ricercatori. A noi interessa il caso di coloro che desiderano formare una famiglia come strumento propedeutico alla realizzazione spirituale. Un uomo, una donna potrebbe pensare: “da solo/da sola non ce la faccio”. Potrebbe pensare di non essere ancora pronto/a per vivere come brahmacari o brahmacarini. Quindi si metterà in cerca di qualcuno con cui percorrere un tratto di strada, capendo bene sin dall’inizio che lo scopo è quello di aiutarsi reciprocamente ad ottenere la liberazione, a raggiungere l’amore per Dio. Anche nella categoria dei grihastha possono verificarsi dei corto circuiti, perché i corpi ci sono, i sensi e il karma lo stesso. Perciò i due coniugi possono trovarsi un po’ troppo vicini e scambiarsi forme di affetto che superano il limite consentito dagli shastra. Non si tratta comunque di una tragedia, come alcuni l’hanno dipinta, per poi causare tragedie ben più grandi. Probabilmente non risulterò simpatico per simili affermazioni, ma in tutta coscienza e in tutta responsabilità posso sostenere ciò che ho detto, perché a conferma di questa tesi vi sono solide argomentazioni e soprattutto numerosi esempi di vita.

Oltre il condizionamento della cultura moderna.

L’informazione dei media - che la massa erroneamente ed unilateralmente interpreta come segno di progresso ed emancipazione - non stimola affatto un processo positivo di liberazione e vera evoluzione dell’essere umano, ma incentiva il consumo sfrenato che va a beneficio dei grandi gruppi finanziari ed industriali. L’individuo odierno tende all’indulgenza, ad essere accomodante verso i lati deboli del proprio carattere, a lasciare che la propria personalità venga dominata dagli impulsi bio-psichici e dalle influenze esterne. Anche se superficialmente può apparire originale, spontaneo e sicuro di sé, in realtà è decontestualizzato, fragile ed eterodiretto. Controllo non significa repressione o soppressione. La repressione implica una paura irrazionale (tabù) che impedisce l’elaborazione delle energie psichiche, per lo più inconsce. Il vero controllo consiste piuttosto nel governare le manifestazioni di qualsiasi tipo di energia e volgerle verso uno scopo costruttivo. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli, ma mi limito all’ambito della nostra analisi: trasformare l’impulso sessuale in una relazione d’amore soddisfacente, processo cui da anni mi riferisco chiamandolo “dall’eros all’amore”. Utilizzando una forza di volontà ben allenata(1), è possibile controllare l’energia bio-psichica attraverso la ragione (logos). Si tratta di un’operazione esattamente opposta a quella che reprime o sopprime gli impulsi, grazie alla quale spinte egoico-distruttive si trasformano in energia ecologica, benefica per l’individuo, per la collettività e per l’ambiente. Tale processo è quello della trasformazione e della sublimazione. Lo stesso principio si applica all’inibizione. La letteratura psicologica moderna - specie quella della scuola freudiana - ha erroneamente attribuito una connotazione negativa alla funzione psichica dell’inibizione. Che si tratta di un errore ci viene confermato anche dalla moderna ricerca fisiologica, la quale dimostra che l’inibizione è una normale funzione neurologica atta a meglio governare l’organismo. Anche dal punto di vista psicologico inibire non significa necessariamente reprimere, ma porre un freno temporaneo ad una reazione della coscienza condizionata, a vantaggio di un comportamento più riflessivo. Riflettere significa attivare l’intelletto, la buddhi, e valutare con distacco emotivo l’evento che ci sta di fronte, senza essere sopraffatti dagli impulsi. L’inibizione diventa patologica se utilizzata in maniera ottusa, acritica, ma è terapeutica quando propedeutica alla sublimazione (cfr. Bg. II.58: Chi è capace di ritrarre i propri sensi dagli oggetti, come la tartaruga ritrae le membra nel guscio, deve essere considerato stabile nella conoscenza). Oggi riflettere non va più molto di moda; gli individui agiscono spintonati dalle miriadi di suggestioni che ricevono dall’ambiente esterno. Per ottenere il massimo profitto le compagnie finanziarie devono trasformare l’individuo in un ottuso consumatore. La massima resa del capitale investito è data da una persona che lavora al massimo della propria capacità psicofisica e consuma al massimo della propria possibilità economica. Ma una persona che vive valori tradizionali (sacrificio, lavoro, risparmio, onestà, famiglia, religione, ecc.) non alimenta il profitto commerciale. Il lavoratore che si accontenta di condurre una vita familiare e sociale basata su valori e comportamento religiosi non è un buon consumatore. La realizzazione spirituale richiede poche spese, richiede il necessario e mai il superfluo. Una donna casta o un uomo casto che la sera non escono per andare “a divertirsi”, non alimentano il profitto economico. Le grandi case finanziarie debbono quindi creare il consumatore, colui che ricerca piacere, intrattenimenti, soddisfazione individuale e materialistica, che spende senza nessun tipo di discernimento. La cultura moderna ha raggiunto questo degrado demolendo i valori etici e sociali - o vettori motivazionali - che minavano lo stabile del consumismo. Sono stati promossi l’evasione fiscale, la libertà sessuale, l’abolizione di ogni proibizione, la svalutazione della famiglia e della sua funzione, lo svuotamento della religione, sono state relativizzate l’etica e l’autorità. Contemporaneamente sono stati indotti innumerevoli bisogni artificiali, e assieme alla moda, agli abiti firmati, alla corsa verso gli status symbol di ogni tipo - da automobili di lusso a vacanze in luoghi particolari - è stato alimentato anche il divorzio.

Rigido e rigoroso.

Spesso, ascoltando Sue lezioni e leggendo Suoi libri, ho sentito Shrila Prabhupada affermare che “sesso illecito è sesso illecito”. Verissimo, ma mentre l’ho sentito tuonare contro rapporti sessuali extraconiugali, ho notato che si mostrava comprensivo e compassionevole - seppur non approvante, mai con atteggiamento complice - nei confronti di coloro che per debolezza venivano meno ai principi della vita familiare. Fate bene attenzione: io non approvo la rottura di questi principi e non intendo diventare complice di coloro che attuano questa rottura, pur entro l’ambito familiare. Ma sono pronto ad essere tollerante, ad offrire aiuto per superare certe debolezze, senza eccessiva colpevolizzazione dell’individuo, perché certi istinti, se negati o brutalmente repressi, scivolano nell’inconscio e creano molto più danno di quando vengono risolti alla luce del sole. Non si può evitare di prenderli in considerazione. Accettare o rifiutare questi istinti è comunque qualcosa da fare coscientemente, con consapevolezza. Si dovrebbero utilizzare tutte le nostre risorse per sublimare gli istinti al livello più alto, quello spirituale, e se qualcuno ci riesce nove volte su dieci ma alla decima fallisce, dovrebbe riprovare fino a raggiungere la perfezione. Ci sono anime spirituali più risvegliate, e altre che lo sono meno; ci sono quelli che hanno più successo e quelli che ne hanno meno, ma l’importante è non fare disastri. Credo che in passato molte tragedie siano avvenute per un’interpretazione rigida anziché rigorosa delle cose, magari in buona fede. C’è una differenza sostanziale tra i due concetti. Ciò che è rigido ha una connotazione negativa, infatti è anche molto fragile. Ciò che è rigoroso invece ha connotazione positiva, infatti è forte. Una negazione rigida, cruda, dura, radicale, seppur in buona fede, significa repressione, ma se certi impulsi non agiscono a livello cosciente, agiscono - e in maniera molto più veemente - a livello inconscio. In un momento di distrazione, in un momento di stanchezza o di scoramento, o in un periodo in cui la nostra percezione di Dio è offuscata, questi impulsi straripano come un fiume che, valicando gli argini, prorompe nel campo della coscienza. E la persona apparentemente innocente diventa abominevole. La vita è una scuola; dobbiamo imparare l’arte della vita. Dobbiamo essere comprensivi verso i bisogni degli altri. Un Maestro Spirituale deve aiutare coloro che sono sinceri ma condizionati ed hanno a disposizione scarsa forza di volontà, ad orientare e canalizzare i loro stimoli verso l’alto, senza brutalmente negarli. Se una persona è assuefatta al tabacco, lasciate che una volta ogni tanto fumi una sigaretta; se uno è alcolizzato, lasciate che beva un bicchiere una volta tanto, e se uno è assuefatto al sesso, lasciate che ogni tanto abbia un rapporto. In questo modo la mente si riassetta per fare sempre meglio. Se un devoto viene aiutato, curato, ispirato, se riceve guida e misericordia dal Maestro Spirituale e comprensione dai vaishnava, e si comporta con sincerità, allora il processo condurrà ad una purificazione dei samskara e dei desideri. La bhakti può correggere e trasformare le tendenze inconsce profonde (vasana). Le negazioni radicali sono un pessimo insegnamento; è per questa ragione che grandi pensatori hanno classificato la religione come uno degli ambiti generanti nevrosi, insieme alla famiglia e al lavoro. La religione, se interpretata rigidamente, alla lettera, è un pericoloso mezzo di condizionamento, di nevrosi, ma se spiegata da un Maestro Spirituale, da sadhu, da persone realizzate, è un mezzo estremamente efficace di realizzazione spirituale. Così come nella categoria albero troviamo migliaia di alberi diversi, nella categoria essere umano troviamo tanti individui tutti diversi tra loro. Non possiamo fare una legge per tutti e renderla rigida al punto che poi non funziona per nessuno. Debbono esserci norme morali generiche ma non possono essere applicate allo stesso modo per ciascun individuo. Le norme generali vanno bene perché l’uomo vive in comunità, è un essere sociale dunque non può negare le proprie necessità sociali. Le norme generiche favoriscono la crescita del gruppo; il confronto tra pari stimola al miglioramento e questo vale anche per gli spiritualisti. Ma anche in legge, tali norme non sono applicabili a tutti gli individui in egual misura. Quindi il legislatore - nel nostro caso il Maestro Spirituale - deve capire le peculiarità di ciascun singolo individuo. La legge rimane la stessa per tutti, ma nell’applicazione si debbono fare delle distinzioni in base ai contesti personali.

DOMANDA: Vorrei verificare la mia comprensione: dovremmo vedere il nostro coniuge come una persona che ci aiuta a sciogliere gli attaccamenti non spirituali che ci sono d’intralcio. Quindi dovremmo vederlo/a come un amico, in un sentimento di reciproco aiuto, come se ci trovassimo nella stessa cordata per scalare una montagna, giusto?

Si, se qualcuno si sente solo ed incapace di salire fino in vetta potrebbe essere sopraffatto da tristezza ed angoscia. Potrebbe mancare l’energia anche solo per cominciare la scalata. Ma c’è la volontà di raggiungere la vetta, che fuor di metafora è il desiderio di realizzazione spirituale, perciò si deve parlare di grihastha e non di grihamedhi. Talvolta è necessario fare il viaggio in due, perché da soli non si ha forza sufficiente, nemmeno psicologica. Cruciale rimane però ricordarsi perché ci si è messi insieme. Quando uno dei due coniugi attraversa un momento difficile, l’altro dovrebbe ricordargli/le questa ragione originaria in maniera molto vivida. Se entrambi se ne dimenticano, non solo non raggiungono la vetta ma si perdono.

DOMANDA: Riguardo alla continenza, all’astensione dall’attività sessuale. Talvolta marito e moglie non riescono a dominare l’impulso sessuale e diventano così “intimi”, assumono atteggiamenti così familiari che alla fine non si rispettano più come dovrebbero, non riescono più a vedere buone qualità l’uno nell’altra.

Domanda molto interessante. C’è una confidenzialità che non fa venir meno il rispetto. Quando diventa eccessiva ed è ridotta al mero piano materiale, allora l’insorgere di mancanza di rispetto e delusione è inevitabile. A poco a poco la zona d’ombra invade anche quella di luce finché la relazione si consuma, si svuota. Durante l’eccitazione, l’entusiasmo del momento, non ci si rende conto di quello che sta accadendo. Se ne accorge colui o colei la cui visione è sufficientemente distaccata, attenta, profonda, capace di discernimento. Proviamo a dare una definizione di amore, perché questo sarà di grande aiuto nel creare categorie e quindi nel comprendere la realtà attorno a noi.

Yasya deve para bhaktir
Yatha deve tatha gurau
Tasyaite kathita hy arthah
Prakashante mahatmanah

“A colui che ripone in Dio suprema bhakti, e come in Dio così nel Maestro spirituale, a quel magnanimo invero si manifesta la Verità della Rivelazione; a quel magnanimo invero si manifesta”. (Svetashvatara Upanishad VI.23).

Sul sentiero della bhakti, l’amore è un sentimento riservato a guru e Krishna. Il cibo, ad esempio, va ingerito attraverso la bocca; potete provare a fare delle palline di riso e ad infilarvele nelle orecchie, ma non funzionerà. Ci si può nutrire via endovena, ma il piacere non sarà lo stesso, e nemmeno la forza che deriva dall’assumere cibo in maniera normale. Shrila Prabhupada diceva: “Insegniamo a tutti ad amare Dio, la Persona Suprema. Se s’impara ad amare Krishna, allora sarà facile amare simultaneamente tutti gli esseri viventi”. (Lettera del 10 Marzo 1970). Solo l’amore ininterrotto per Dio consente di amare tutte le altre creature. Questo è un punto essenziale: la capacità di amare gli altri deriva dall’amore per Dio. Viceversa il cosiddetto amore s’involve, si degenera, diventa qualcosa di egoico e gradualmente scende al livello di ahamkara, l’ego distorto, il riflesso del sé, il riflesso dell’atman sul piano mentale. Cos’è ahamkara? La somma dei contenuti psichici con cui l’individuo si identifica. Su questo piano l’amore si riduce al limitato campo dei contenuti psichici, praticamente negando tutte le vere necessità dell’essere vivente. L’effetto dell’amore per Dio, o dell’amore in Dio (yasya deve para bhaktir) non è come cadere dentro ad un pozzo e rimanerci intrappolati. L’amore per Dio si espande nell’amore per la moglie, per il marito, per i figli, per i parenti, per i vicini, per i cosiddetti nemici ed amici, inonda e benefica tutti.

(1) Come per lo sviluppo di qualità fisiche e mentali, anche per lo sviluppo della volontà è necessaria una disciplina (sadhana bhakti). Gli sforzi verranno ampiamente ripagati, in quanto una volontà buona, saggia e quindi ben diretta assicura il successo in ogni impresa umana. Si confronti in proposito il seminario di S.G. Matsyavatara Prabhu sullo sviluppo della volontà e delle qualità carenti, tenutosi a Busana, Pasqua 2003.

02 aprile 2009

'Grihastha Ashrama' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Credo che la vita familiare, il grihastha ashrama, implichi questioni di interesse universale. Alcuni si sposano, altri no; alcuni hanno figli, altri non ne hanno. Ma anche coloro che decidono di non sposarsi perché desiderano vivere come brahmacari o brahmacarini - impegno ed intento molto nobili - oppure coloro che hanno già superato la fase familiare della vita, otterranno grandi benefici con la conoscenza di certe dinamiche basilari e dei valori che trovano le loro radici nella civiltà vedico-vaishnava anche perché, in ogni caso, ognuno ha fratelli, sorelle, figli, parenti. Dal punto di vista assoluto, non c’è differenza tra brahmacari, grihastha, vanaprastha e sannyasa ashrama, le quattro fasi della vita nelle quali un individuo si colloca per la propria realizzazione spirituale. La mèta della vita non è diventare sannyasi, brahmacari, o grihastha, bensì ripristinare, riscoprire la nostra relazione d’amore con Dio. In questa specifica circostanza parliamo del grihastha ashrama perché si tratta di una fase esistenziale molto frequentata e complessa, in cui tante sono le persone che alimentano i loro problemi e complicano le loro relazioni. Progetti di coppia alternativi alla vita familiare ne sono stati proposti, ma si sono tutti rivelati disastri. In passato molti danni sono stati fatti anche da persone che non avevano avuto esperienze positive in ambito familiare e tuttavia hanno cercato, disastrosamente, di orientare la vita di altri. Quella della famiglia è certamente la tappa più complessa per quanto riguarda l’interfaccia col mondo; si devono affrontare problemi di stretta convivenza, di economia, di sociologia, di educazione e di religione, nonché gestire una serie di relazioni che vanno spesso al di là dell’esperienza di cui l’individuo ordinario dispone.

Liberare chi dipende da noi


Domanda: Nel quinto canto dello Shrimad Bhagavatam, Rishabhadeva dice: “Colui che non può liberare i suoi sottoposti dalle ripetute nascite e morti, non dovrebbe mai diventare un Maestro Spirituale, un padre, un marito, una madre o un deva degno di venerazione. [S.B.V.5.18]. Potresti commentare?


Non possiamo forzare nessuno a tornare nel mondo spirituale, ma possiamo onestamente farci carico della responsabilità di fare qualsiasi cosa ci sia possibile per aiutare una persona a sciogliersi dai suoi legami karmici. Mi è capitato di dover consigliare persone indebitate. Il loro reale problema non era con la banca o con qualcun altro; era il loro comportamento, la loro mentalità, strutturalmente sbagliata. Se qualcuno in un momento di generosità saldasse i debiti di una persona così, questa continuerebbe comunque a contrarli, perché l’insolvenza è radicata nel suo carattere. Continuerebbe ad agire nel modo sbagliato, e quindi a produrre debiti. I debiti karmici hanno un’origine simile: una mente deformata e molti errori commessi. Anche le malattie, ad esempio, sono debiti, ma le dinamiche con cui si generano sono le stesse. La dichiarazione di Rishabhadeva indica che chi assume posizioni di responsabilità, avendo ovviamente le qualità per farlo, dovrebbe fare del suo meglio per rettificare la mente delle persone. Non esiste qualcosa come la buona o la cattiva sorte; esiste il modo di fare le cose, la motivazione, la conformazione della mente e dell’intelletto. Dobbiamo analizzare i vasana, i desideri latenti. Quando i desideri latenti sono negativi, il negativo col tempo fuoriesce. Qualcuno può accumulare denaro e non contrarre debiti, ma la stessa persona può contrarre debiti nelle proprie relazioni, magari creandosi nemici a destra e a sinistra, e quelli sono debiti estremamente pesanti. Altri possono rivelarsi abili nel campo delle relazioni, ma qualsiasi cosa facciano o tocchino, finisce in un disastro. Anche questi sono debiti. Gli shastra ci insegnano quindi che dovremmo controllare i sensi, perché la vita diventa rischiosa quando anche un singolo senso è fuori controllo. Avete notato la psicodipendenza di un fumatore, che furtivamente si allontana per andare a fumare una sigaretta? Avete visto le deformazioni caratteriali di un alcolizzato, o di un cocainomane, o di un giocatore d’azzardo? Vivono nella sofferenza, con laceranti conflitti interiori. Il giocatore d’azzardo sa che sta distruggendo la sua vita e quella delle persone attorno a lui. Nel passato, i casinò più all’avanguadia avevano una stanza con un notaio pronto a scrivere il testamento, dopodiché il perdente poteva spararsi, suicidarsi. I giocatori d’azzardo piangono, sbattono la testa contro il muro; sanno che giocando rovinano loro stessi e le loro famiglie, ma sono sopraffatti dal loro impulso. Vi sono dinamiche simili per gli assassini, o per gli aggressori della purezza altrui. Bisognerebbe quindi educare gli individui a controllare i sensi sin dall’infanzia. Questo è ciò che dice Rishabhadeva. Una persona deve sviluppare autocontrollo, altrimenti come può educare altri? Come può qualcuno che fuma consigliare o ingiungere ad un altro di non farlo? Così Rishabhadeva afferma che chi si assume responsabilità nei confronti di altri, dovrebbe essere in grado di garantire loro la liberazione; garantirla da parte sua, ovvero non mancare in nessun modo, fare del proprio meglio, anche se poi gli individui nella loro autonomia possono scegliere. Tutti debbono fare i propri sforzi, ma chi guida dovrebbe essere di esempio ed educare gli altri a liberarsi dai condizionamenti dei sei impulsi degradanti: quello che induce a parlare di argomenti irrilevanti (dominio sulla parola), quello che produce le fantasie insensate (dominio sulla mente), quello che induce gli atti impulsivi distruttivi (dominio sulla collera), quello che genera desideri gustativi impropri (dominio sulla lingua), e quelli che stimolano lo stomaco e i genitali. In questo senso il padre e la madre dovrebbero essere dei guru, ma ciò non è possibile appieno se si ignora la scienza della realizzazione spirituale.