15 aprile 2010

'Liberarsi dal falso ego' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

L'ego è il Distruttore, il principio di separazione e di disunione. È antitetico all'Amore. L'ego dà l'illusione di possedere la felicità, ma a contatto con esso non vi è che piacere effimero. L'ego dà l'illusione di possedere l'amore, ma questo sentimento accostandosi all'ego diventa nulla più di un attaccamento morboso. L'amore divino immortale appartiene all'anima; gli attaccamenti egoistici e condizionati appartengono all'ego. Liberarsi dalla prigione dell'ego falso (ahamkara) è il primo e più importante lavoro da fare da parte di un aspirante spiritualista, qualsiasi tradizione o sentiero religioso egli scelga di seguire. Liberandosi da ahamkara non si smarrisce la nostra identità, anzi essa può risorgere solo quando vengono meno le false identificazioni e maschere della personalità (sarvo upadhir vinir muktam). Finché rimaniamo avvinghiati all'ego falso e ci trastulliamo con esso, non ci sarà modo di conoscere né Dio né noi stessi. Il lavoro da fare è serio, impegnativo, ma anche magnifico e affascinante. Ci conduce a vedere noi stessi, gli altri e ogni cosa nel mondo con gli occhi dell'anima, percependoci come creature del Signore che operano per la Sua grazia e misericordia, in armonia con il Tutto. Nel Buddhismo l'ego è descritto come la causa del dolore e di tutti i mali; si combatte con la radicale rinuncia al mondo. Nelle Tradizioni mediorientali: Ebraismo, Cristianesimo, Islam, si combatte con la rinuncia, la preghiera e il digiuno. Nell'ordine francescano i tre voti perpetui sono: povertà, castità e obbedienza. Nel Vedanta e nel Samkhya l'ego è considerato come causa principale di avidya, di allontanamento da Dio, di caduta e degradazione. Esso è il più grande ostacolo alla realizzazione del Sé e della Felicità; è la forza che si oppone all'anima e a Dio. E' la principale causa dell'invidia e di caduta negli angeli e negli uomini: da Lucifero a Macbeth, sia nelle vicende antiche che in quelle moderne. A causa dell'ego Lucifero diventa Satana e Lord Macbeth diventa una persona degradata e ripugnante. In lui l'ego si manifesta nella forma della sua Eva, Lady Macbeth, che stimola ed incrementa le sue tendenze più negative. Il principio di Eva e di Adamo è in ciascuno di noi, così come in ciascuno di noi c'è l'angelo, il puro devoto che aspira alla liberazione di sé e degli altri. Se scegliamo di nutrire il serpente, vincerà il serpente. Se nutriamo l'angelo e la sua luminosa natura spirituale, vincerà l'angelo. In ognuno di noi ci sono Vitra e Indra, Lucifero e Michele. Il nostro destino dipende dalla scelta che facciamo, se verso l'uno o verso l'altro. Assieme all'orgoglio e alla superbia, il falso ego é la caratteristica principale degli asura. L'umiltà è l'atteggiamento opposto e, in parte, ne è anche l'antidoto. In una celebre metafora con cui Shri Caitanya Mahaprabhu ammaestra il suo principale discepolo, Shrila Rupa Gosvami, la Bhakti dell'aspirante spiritualista viene paragonata ad una tenera pianticella, bhakti lata bija, circondata dalle piante infestanti dell'ego che tendono ad estendersi e a distruggerla. Dobbiamo con ogni nostra forza prenderci cura e proteggere questa tenera pianticella della Bhakti praticando la sadhana (disciplina spirituale) in modo costante (abhyasa) e con distacco emotivo dal fenomenico (vairagya), sviluppando il puro desiderio di servizio e di offerta a Dio. L'offerta al Supremo di tutto ciò che si possiede è definita da Shri Caitanya come la più alta forma di rinuncia: yukta vairagya. La malapianta dell'ego è sradicata dalla pratica costante della sadhana bhakti con umiltà e in spirito di servizio. Nella vaidhi sadhana bhakti la centralità delle pratiche spirituali è costituita dall'Harinama japa o Harinama Sankirtana, l'implorazione di Dio attraverso i Santi Nomi: servire la Divinità invocando il Suo Nome, poiché Dio e il Suo Nome sono identici; il Nome stesso è manifestazione divina. Per invocare il Santo Nome con purezza, senza un atteggiamento offensivo, è richiesta umiltà. Quest'ultima deriva dalla consapevolezza della nostra natura di servitori di Dio; è l'umiltà della parte che si rapporta al Tutto, a Dio, alle Sue creature e al Suo creato. L'umiltà si sviluppa imparando a rispettare e a valorizzare tutti gli esseri, chiunque essi siano, a prescindere dal corpo che temporaneamente indossano. Solo allora, per misericordia divina, le offese che minacciano la nostra realizzazione spirituale cesseranno e sarà possibile cantare il Santo Nome in estasi.

12 aprile 2010

'Sull'imitare o sul seguire le orme' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Dovremmo imitare i saggi, il maestro spirituale, gli acarya, i profeti, oppure seguirne le orme? L'imitazione o la simulazione di un comportamento è una copia, talvolta un inganno, cosa ben diversa dal seguire le orme di un modello elevato nel tentativo onesto e sincero di attivare in noi facoltà latenti ma ancora inespresse, dinamiche di crescita da cui poter trarre giovamento noi stessi praticando con umiltà, dando beneficio anche agli altri. Il maestro spirituale non deve essere imitato, ma seguito e preso a modello per applicarne creativamente gli insegnamenti nella propria vita. Se ci sforziamo umilmente di seguire le sue orme, costruiamo gradualmente in noi tutti i presupposti interiori affinché il suo modello diventi veramente il nostro, un'esperienza e un patrimonio che pian piano possiamo capitalizzare; viceversa, se lo imitiamo mancando di fare un lavoro profondo su noi stessi, abbiamo l'illusione di alzarci in volo ma poi scopriamo che non abbiamo le ali per volare. Solo chi segue le orme, pian piano si avvicina a chi queste orme le imprime. Dunque imitare alla lunga non porta nessun beneficio, anzi ci espone a tanti pericoli, mentre seguire le orme permette di sviluppare e far nostre le qualità che prendiamo a modello. Shrila Prabhupada diceva: “Se non sei umile, comportati come se tu fossi umile; se ancora non sei devoto, comportati come chi lo è”. “Agire come se” è una pratica che può aiutarci molto nel percorso spirituale: se io agisco come se fossi un devoto, mantenendo coscienza dei miei limiti e cercando di superarli, gradualmente divento un devoto. “Agire come se” permette il nostro progresso nella misura in cui pratichiamo senza orgoglio e senza superbia, non fingendo a noi stessi e agli altri di essere già arrivati. Se seguiamo le orme di chi è umile, possiamo anche noi gradualmente diventarlo, senza fare l'errore di mettere in piedi una finzione, ma sforzandoci sinceramente di ritrovare in noi quella elevata qualità dell'anima. In verità la virtù e la conoscenza risiedono già in noi; occorre realizzarne l'esistenza liberandoci dai condizionamenti. Socrate definiva questo insegnamento con il concetto di maieutica e spiegava: quel che io faccio è semplicemente mettere le persone nelle condizioni giuste per “partorire” il loro sapere. Ad un bambino possiamo insegnare a parlare solo perché ha già in sé la facoltà della parola, mentre non potremmo mai riuscirci con una scimmia, indipendentemente dai tanti sforzi che si potrebbero fare. Coltivando la conoscenza spirituale già intrinseca al nostro sé e praticandola nella nostra vita, possiamo risvegliare in noi la nostra natura superiore, l'unica che veramente ci appartiene. Se pensiamo che il bene, l'umiltà, la giustizia, la veridicità, la compassione, la tolleranza, la misericordia, l'amore siano qualità del nostro sé, praticando con fede questi valori sotto la guida di chi li vive coerentemente, possiamo gradualmente riscoprirli realizzando ciò che siamo. E lo realizziamo non soltanto a livello intellettuale, ma anche sperimentando il gusto superiore di quei valori, sulla forza di un'onda emotiva che ci collega stabilmente al nostro mondo interiore. Così facendo, predisponendoci nel migliore dei modi con la preghiera e con la meditazione, ricercando l'aiuto di Shri Shri Guru e Krishna, possiamo fare ottimi progressi, seppur ancora prigionieri in un corpo, poiché ci ricolleghiamo agli archetipi universali e a quell'armonia cosmica che garantiscono l'evoluzione e il benessere di tutte le creature e che ci permettono di trascendere gli angusti limiti dei condizionamenti, di spazio e tempo. Imitare significa privarsi di quel preziosissimo contributo personale che è la creatività. La conoscenza applicata senza creatività, ovvero emulata artificialmente, non porta frutti. Ecco perché non dovremmo imitare gli acarya ma seguirne le orme, acquisendo i loro insegnamenti e facendoli nostri, esprimendoli attraverso la nostra individualità e personalità, con il nostro peculiare sentire, con fede e purezza. Che quegli insegnamenti diventino la nostra voce, il nostro profumo, la nostra cifra esistenziale. Quando una persona imita non è se stessa; può anche recitare bene la sua parte ma in lei non vi saranno concreti e significativi cambiamenti una volta tolta la maschera. Se invece una persona s'impegna ad applicare gli insegnamenti ricevuti senza artificialità, esprimendo se stessa in ogni circostanza, senza mettere in scena nessun artifizio, anche se qualche volta dimostrasse di non capire o commettesse qualche errore, avrebbe comunque molta più possibilità di evolvere spiritualmente rispetto ad un perfetto imitatore. Gli insegnamenti del Guru ci debbono servire da orientamento; la bussola indica la meta ma sta a noi fare il percorso per raggiungerla. Per seguire le orme del maestro spirituale dobbiamo impegnarci utilizzando ogni nostra risorsa al fine di proseguire sul sentiero indicato. Il nostro percorso conduce allo stesso traguardo di chi abbiamo preso a modello, ma ci arriviamo con le nostre gambe, magari con le ali consumate ma siamo noi che giungiamo alla meta e che abbiamo fatto il nostro percorso. Nell'imitare, poiché non facciamo un vero lavoro su noi stessi, non proviamo soddisfazione, mentre nel seguire le orme si sperimenta una grande gioia e un continuo incremento della nostra gratitudine verso chi ci ha mostrato la via ed aiutato a percorrerla. Lungo il sentiero possiamo talvolta incontrare degli ostacoli, come un ruscello che si frappone e ci confonde perché le orme nell'acqua non si vedono: quella allora diventa l'occasione per interrogarci profondamente, per interiorizzare ancora di più gli insegnamenti ricevuti e capire come fare a proseguire, facendo uso di tutti i mezzi a nostra disposizione. Nel seguire le orme è richiesta dunque tutta la nostra partecipazione e questo ci permette di sviluppare gusto per la conoscenza e per la sua applicazione. Quando riusciamo a salire qualche gradino evolutivo, quella diventa una nostra conquista e la gratitudine verso chi ci ha ispirato ed educato nel percorso diventa sempre più grande. Tra imitare e seguire le orme c'è dunque una grande differenza, principalmente di gusto. Seguendo le orme possiamo imparare ad applicare gli insegnamenti con la nostra intelligenza e creatività, purificando e rinnovando continuamente la nostra motivazione per raggiungere equilibri sempre superiori. E se in questo percorso ci consumiamo le piume o se i nostri capelli diventano bianchi non c'è di che lamentarsi, anzi dobbiamo essere fieri che la nostra vita l'abbiamo spesa nel perseguire un ideale nobile. Non c'è altro scopo di valore in questo mondo. Chi sogna di essere felice con i piaceri dei sensi è come chi in un miraggio vede l'acqua nel deserto. Ma allora la nostra è una visione manichea, in cui la materia si contrappone allo spirito? No, la visione che ci hanno donato gli acarya integra la Terra al Cielo. Infatti, anche in questo mondo e con le cose di questo mondo possiamo sperimentare la felicità, ma essa è veramente tale solo nella misura in cui noi siamo collegati e colleghiamo tutto allo Spirito, il mondo al Suo Creatore, e così il creato e le creature. La beatitudine diventa possibile anche in questo mondo quando contempliamo e serviamo in ogni creatura Dio e Dio in ogni creatura.

'Sulla Valutazione e sul Giudizio' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Nella vita, ai fini della nostra evoluzione, abbiamo il dovere di analizzare quel che accade, di comprenderlo e farcene un'opinione. Analizzando i fatti possiamo anche comprendere eventuali errori compiuti da noi o dagli altri, traendone una lezione, senza che ciò determini una sfiducia in noi stessi o che faccia venir meno la nostra gratitudine nei confronti degli altri. In noi stessi, così come negli altri, non vi è solo luce o sola ombra, e la nostra intelligenza va utilizzata nel discernere questi due aspetti per capire in che modo possiamo correggerci e migliorarci. L'analisi, l'indagine, la valutazione dei fatti è un dovere per tutti, se vogliamo evolvere. Ma l'analisi e la valutazione non debbono implicare il giudizio stigmatizzante o la condanna altrui. Nel Vangelo secondo Matteo (cap. 7) si legge: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati”. Da parte nostra c'è la necessità di capire, ma il giudizio spetta in ultima analisi soltanto a Dio. Infatti nell'antichità anche la giustizia terrena si amministrava in nome di Dio, perché è soltanto Lui che, colmo di compassione e benevolenza, conosce veramente i cuori e può emettere un giudizio finalizzato ad educare e a riportare le persone sulla retta via. Quando vediamo individui in conflitto tra loro, non dovremmo chiederci chi ha ragione, ma prima di tutto dovremmo impegnarci a capire che cosa è successo e qual è la cosa giusta da fare. Dobbiamo essere interessati a fare la cosa giusta, non a denunciare chi non la fa o ad acclamare chi la fa. L'anima ci sospinge verso l'alto, verso ideali nobili, verso la purezza. È la purezza la vera forza, non l'astuzia né la furbizia. Si possono leggere anche tutti gli Shastra e impararli a memoria, ma se la motivazione non è il desiderio di sempre maggiore purezza e concordia, non si salirà nessun gradino evolutivo. Impegniamoci sempre a verificare qual è il nostro livello di comprensione e di capacità di applicazione degli insegnamenti. Con i vaishnava, ad esempio, dovremmo comportarci con grande rispetto, stando vicino a loro come si sta vicino al fuoco; bisogna essere attenti a non commettere offese, altrimenti ci scottiamo. Le Scritture c’informano che stare con il maestro spirituale è un privilegio che tocca dopo numerose vite, così come poter servire le Divinità o studiare gli Shastra. Per recepire i loro insegnamenti occorre raccoglimento, offrire dei mantra, esprimere gratitudine attraverso preghiere scelte, se vogliamo entrare in contatto non solo con il libro ma con quel flusso di ispirazione divina che ci giunge quando il nostro cuore è pronto per accogliere l'infinita misericordia. Se non c'è un'attitudine umile e devota, se non ci accostiamo a queste Realtà con la consapevolezza dell'immenso privilegio che abbiamo, rischiamo di perdere il gusto per gli Shastra, per il Sat-sanga, per il Prasada e per altri incommensurabili doni divini. Abbiamo una grande fortuna ma la dilapidiamo. Impegniamoci a prendere consapevolezza della grandezza di quel che ci è stato offerto e della rarità di stare con persone che hanno dedicato la loro vita al raggiungimento dell'Amore per Creatore, creato e creature. Pratichiamo con fede e sincerità la purezza, la semplicità, l'Amore per Krishna e tutti gli esseri. Il vaishnava opera nel mondo per offrire a tutti l'opportunità di fare questo percorso; il bhakta non è colui che si rinchiude in una caverna o in un albero cavo come un misantropo, ma è attivo tra gli uomini nel sentimento della compassione per ispirare tutti ad armonizzarsi con l'universo e a fare l'esperienza della Vita prima della morte. Questa esperienza non la si può fare se non ci si risveglia spiritualmente, se si mantiene l'illusione di diventare felici nella materia con la materia. Grazie a Dio abbiamo ricevuto da Shrila Prabhupada e dagli acarya precedenti non solo insegnamenti teorici ma anche il loro esempio e modello di vita; abbiamo potuto vedere come si sono comportati di fronte agli applausi e agli insulti, nella salute e nella malattia, in momenti di abbondanza e ristrettezza. Dobbiamo essere grati al Signore perché in questa vita abbiamo tutti gli strumenti che ci servono per compiere il nostro viaggio spirituale e giungere a destinazione. Ci saranno ancora prove da superare, curve pericolose e insidie lungo il percorso? La risposta è sì, e non potrebbe essere altrimenti fintanto che viviamo in un mondo così mutevole. In questo viaggio dalla nascita alla morte abbiamo l'opportunità di apprendere tante lezioni per trasformare la nostra esistenza in senso evolutivo e raggiungere le vette della coscienza e della realizzazione nel sentimento puro dell'Amore. Gli acarya ci descrivono il traguardo parlandoci di una vita libera, d’immensa felicità, senza la costrizione del tempo e dello spazio e soprattutto senza la presenza della morte. Le loro parole e realizzazioni richiamano un'aspirazione che è nel cuore di ciascuno di noi: l'aspirazione alla piena consapevolezza, alla libertà, alla giustizia, all'immortalità e alla beatitudine. Nella misura in cui con fede ci dedichiamo alle pratiche spirituali, in proporzione a quanto ci abbandoniamo a Dio e intensamente desideriamo evolvere, potremo liberarci dalla rete di maya grazie all'intervento divino e realizzare l'Amore.

21 marzo 2010

'Sulla Vera Ricchezza' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Bhaktivedanta ashrama, 16 marzo 2010.

L'impermanenza, l'instabilità della prakriti è la caratteristica principale di questo mondo. Il mondo è costituito di prakriti e chi fonda la propria vita su di essa considerandola duratura, sia questa nella forma di intelletto, mente, sensi, etere, aria o fuoco, sia essa nella forma di acqua o terra, si illude, vaneggia e non potrà mai realizzare una piena soddisfazione interiore. Poiché tutti gli elementi materiali sono instabili e corruttibili, la prakriti è destinata inesorabilmente a deludere. C'è un solo elemento stabile nell'universo: la coscienza divina, spirituale, immortale. La consapevolezza di ciò rende la persona saggia e la sottrae al dolore dell'illusione e della conseguente delusione. Che il saggio costruisca sulla Realtà e l'unica Realtà veramente tale è lo Spirito. Quel che si costruisce sulle fondamenta dello Spirito è ben saldo, poiché la Realtà non è mai causa di delusioni. Ogni elemento prakritico, a prescindere dalla sua specifica natura e composizione, ha invece un comune denominatore: l'instabilità. E quando una persona, che sia uomo o donna, giovane o vecchio, si attacca ad uno di questi aggregati, è costretta a soffrire. Più volte abbiamo evidenziato che l'origine di tutti i mali è il falso ego, ahamkara, quando il soggetto si identifica con ciò che non è. Da questa falsa identificazione nascono tutti i condizionamenti, klesha. Non esistono “problemi spirituali”. Lo Spirito non conosce problemi. I problemi sono di ordine fisico o psicologico. L'identificazione con l'ego falso, con ciò che non si è, porta a sviluppare amori che non sono veramente tali: ad esempio amore per il potere, per i piaceri sensoriali, per lo stato, per la nazione, per i familiari considerati come strumenti di possesso e godimento. E' questo che intende Cristo quando dice nel Vangelo secondo Matteo ( X.37): “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me”. Attaccarsi ad una persona o ai genitori nella loro personalità prakritica crea ostacoli alla propria evoluzione, mentre se ci si attacca all'essenza spirituale dell'altro si può diventare autentici ricercatori dello Spirito. Nel quindicesimo capitolo della Bhagavad-gita Krishna dice: chi conosce lo Spirito e la Natura è il vero saggio. Il problema sorge quando si conosce la Natura ma non lo Spirito, ovvero l'essenza che la vivifica. Possiamo imparare a conoscere lo Spirito attraverso la preghiera, la meditazione, la sadhana, l'azione che mira all'elevazione di tutti, attraverso la verità, la rinuncia e lo studio dei testi sacri, ma niente di tutto ciò è di per sé sufficiente. Una persona può conoscere le Scritture o adorare le Divinità e al tempo stesso può cadere. Nessuna pratica spirituale di per sé garantisce la nostra realizzazione: è indispensabile l'abbandono a Dio in spirito di servizio, con umiltà e devozione. È l'abbandono con devozione a Shri Shri Guru e Krishna che permette di agire con purezza, di comprendere gli Shastra, di fare rinunce costruttive, di curare gli altri e di aiutarli ad evolvere. Chi è abbandonato a Dio e Lo serve con devozione, può indossare indifferentemente abiti eleganti o cenciosi, può indifferentemente rinunciare al denaro oppure utilizzarlo per una causa spirituale, può impegnarsi in un comparto della società piuttosto che in un altro, può essere un sannyasi o un grhastha, può fare servizi umili o servizi complessi che richiedono grande intelligenza, ma niente di tutto ciò modifica la sostanza della sua autentica devozione. La sadhana è essenziale per giungere a questo livello di pura Bhakti, incondizionata e irrevocabile. E' per questo motivo che sono importanti lo studio delle Scritture, la preghiera e la meditazione, l'osservanza delle Ekadashi, la pratica della pulizia e della purezza, rifuggire sempre il male e praticare il bene, rifugiarsi presso persone sante, ascoltare e praticare i loro insegnamenti, essere gioiosi e grati quando ci correggono. Tutto ciò richiede umiltà. Se la persona sviluppa orgoglio è incapace di ascoltare, di correggersi, ed è per lei l'inizio della deviazione, l'inizio della fine. Ci sono diversi sentieri che conducono alla realizzazione. Alcuni di essi prevedono voti molto rigorosi. Ad esempio nell'ordine francescano il voto di castità significa nessun rapporto sessuale, totale astinenza. Il secondo voto in quest'ordine è quello della povertà e il terzo è l'obbedienza totale. Senza regole non ci sono frati, dice un antico proverbio. Un frate che non vuole regole non è un frate. L'accettazione dei voti serve per rinunciare ad un piacere effimero in vista di sperimentare la Felicità duratura, eterna, immortale, cosmica. La rinuncia al piacere sessuale, anche fosse drastica, è un piccolo prezzo da pagare per poter accedere al piacere vero dell'anima, profondamente e completamente appagante. Rinunciare alla ricchezza effimera di questo mondo, quella che dura solo una manciata di tempo perché in fondo si nasce nudi e si muore lasciando qui ogni cosa che si credeva di possedere, per poter guadagnarsi la ricchezza eterna è ben poco prezzo da pagare. L'obbedienza e l'umiltà servono per diventare nessuno nel mondo delle illusioni, che è la condizione essenziale per poter diventare qualcuno nel mondo della Realtà. Shri Caitanya Mahaprabhu e Shrila Rupa Gosvami hanno indicato regole di disciplina spirituale che non prevedono una rinuncia radicale al mondo e che dunque risultano facilmente accessibili per le persone desiderose di evolvere. Nella tradizione vaishnava astensione dal sesso significa astensione dal sesso non finalizzato alla procreazione, a meno che uno non scelga di fare voto di naistiki brahmacari. Attorno a Shri Caitanya vi erano sannyasi ma anche grhastha come Advaita Acarya e Ramananda Raya, che era uno dei suoi compagni spirituali più intimi con il quale Shri Caitanya parlava di argomenti molto confidenziali, delle vette dell'amore spirituale: le relazioni delle gopi con Krishna. Secondo la tradizione della Krishna-Bhakti, in qualsiasi varna e ashrama si può conseguire la perfezione. Non è l'aspetto esteriore dell'asceta o l'aspetto esteriore del grhastha che garantisce la realizzazione spirituale, ma la purezza del cuore e del comportamento, la costante consapevolezza di essere parte integrante del Signore ed operare in comunione con Lui. Se c'è tale consapevolezza, come spiega la Bhagavad-gita nello shloka II.50, che arrivino fischi o applausi, malattia o salute, vecchiaia o gioventù, la persona è comunque e sempre connessa a Dio. Krishna nella Bhagavad-gita non fa mai riferimento a caratteristiche esteriori quando parla dello yogi più elevato, né parla di voti rigidi come condizione essenziale per giungere a quel livello. Nel dodicesimo capitolo (shloka 8-12)Krishna offre varie possibilità e strumenti di evoluzione, adatti ai vari livelli di coscienza, fino a spiegare chi sono le persone a Lui infinitamente care, quelle che hanno abbandonato il piacere effimero, che è solo un'illusione prodotta dalla coscienza condizionata, per acquisire la vera ricchezza dello Spirito. Krishna non mette l'enfasi sulla ricchezza o sulla povertà materiali, ma sull'uso che se ne fa. Mettere al servizio di Krishna le proprie risorse per permettere che altri si avvicinino a Lui è la vera rinuncia, che coincide con la più grande ricchezza. Dunque quel che fa la differenza non è quanti soldi abbiamo in tasca, bensì l'uso che ne facciamo. Cosa stiamo facendo con le nostre energie, con il nostro tempo, con il nostro intelletto? Questa è la domanda da porci. In fondo la prakriti, se messa al servizio del Signore con il puro desiderio di servirLo e soddisfarLo, è uno strumento che ci aiuta ad evolvere. In molte preghiere della nostra e di altre Tradizioni viene descritta la bellezza del creato, per cui si ringrazia il Signore per averci donato il sole, la luna, le stelle, come nel Rig Veda s'inneggia alle aurore. La prakriti viene celebrata non come materia ma come dono divino. Il sacerdote è per definizione colui che unisce in nozze mistiche Cielo e Terra, che dona le cose della Terra al Cielo e che dona le ricchezze del Cielo alla Terra. In ciò consiste il sacrificio. Il sacerdote deve pur toccare le cose di Terra e raccogliere i buoni propositi degli uomini per offrirli al Cielo, e deve pur venire in contatto con il Cielo per invocarne le ricchezze e farle scendere sulla Terra. L'ispirazione, il coraggio, la lealtà, la purezza sono tutte virtù o quid spirituali da donare alle creature sulla Terra. Nella Shri Isha Upanishad Krishna dice: che l'uomo prenda solo quel che la Natura gli ha assegnato, nella consapevolezza che tutto appartiene a Dio. Nella Tradizione i brahmani si mantengono impegnando al servizio degli altri la loro capacità di insegnamento, gli kshatriya utilizzando la forza per ristabilire l'ordine, i vaishya commerciando e producendo ricchezze a beneficio di tutti e gli shudra mettendo a disposizione la loro attitudine a servire. Che i brahmani vivano dell'insegnamento, che siano puri, colti, compassionevoli, misericordiosi, come Shri Krishna spiega in Bhagavad-gita XVIII.42 quando descrive le nove qualità di un brahmano: pacificità, dominio dei sensi, ascesi, purezza interiore ed esteriore, tolleranza, onestà, conoscenza, realizzazione, fede nella Realtà. Chi è carente di queste qualità dovrebbe impegnarsi per svilupparle. Saggio è colui che lavora su se stesso, modellando il proprio carattere e stabilendosi fermamente nella Realtà. Chi dipende dalla prakriti è in perenne turbamento, agitazione, confusione ed è sempre intimamente insoddisfatto. Non dipendere dalla prakriti non significa negarla. Le donne non possono escludere l'altro genere dell'umanità, ovvero gli uomini, come se non esistessero. Operare questa negazione in nome della rinuncia sarebbe puerile e costituirebbe soltanto una phalgu vairagya, una rinuncia ipocrita, fuori dalla realtà. L'altro genere esiste, così come esistono le ricchezze: la differenza in termini evolutivi o involutivi è dettata dalla nostra attitudine e dalle motivazioni con cui ci avviciniamo agli altri e alle cose. All'opposto di phalgu vairagya c'è yukta vairagya, la rinuncia più elevata, che consiste nell'utilizzare tutto al servizio del Signore. È questa alta qualità che contraddistingue la vita di grandi personalità come Parikshit Maharaja, che nonostante fosse imperatore del mondo era un puro devoto del Signore, o Re Janaka che era un grhastha e viveva in una reggia, ma era talmente santo, rinunciato e devoto a Dio che era Guru per asceti rinunciati. Anche Krishna nel lila nasce nella casa di un re e di una regina, Vasudeva e Devaki. Dunque la ricchezza non è da demonizzare, così come non lo è la materia in qualsiasi sua forma. Quando l'asceta sviluppa forte compassione e amore per Dio esce fuori dalla foresta, dalla caverna o dalla clausura per aiutare tante persone a connettersi al Signore. Qualsiasi cosa tocchiamo o facciamo, sarà la nostra motivazione a produrre il nostro sviluppo spirituale o l'opacizzazione della nostra coscienza. Nella tradizione di Shri Caitanya Mahaprabhu, se si commettono errori ci si può correggere invocando il santo Nome, stando in compagnia dei puri vaishnava per servirli, con l'adorazione della Divinità e con le altre pratiche della sadhana-bhakti: queste, se compiute secondo i criteri indicati nelle Scritture, restituiscono il gusto per lo Spirito. Con la pratica il canto del Nome divino diventa così dolce e appagante che soddisfa ogni aspirazione dell'anima, poiché nel Nome si realizza la Divinità. Se invece pratichiamo con superficialità, senza seguire le ingiunzioni delle Scritture, non solo non sviluppiamo il gusto spirituale ma alla fine veniamo calamitati da ciò che l'ego desidera. Dunque dobbiamo essere accurati e attenti nella pratica spirituale, il che è un'altra accezione dell'essere onesti. Il sincero desiderio di purificare il proprio cuore e di dedicarsi al servizio devozionale è reso tangibile dal nostro livello di coerenza. L'incoerenza è la prova della non sincerità o inconsistenza del desiderio. Se avete un desiderio spirituale inconsistente, pregate di accrescere il vostro desiderio e ciò gradualmente avverrà, in proporzione all'impegno con cui praticate.
Una volta alla fine di una lezione un ragazzo fece la seguente domanda a Shrila Prabhupada: “Tu dici che se una persona non è umile non può comprendere il messaggio spirituale. Ma come si fa se non si è umili?”
Prabhupada rispose: “Si deve diventare umili”.
E ancora il ragazzo: “Ma come si fa a diventare umili?”
Prabhupada rispose: “Per diventare umili bisogna cominciare a comportarsi come se lo si fosse già. In questo modo gradualmente lo si diventa”. È questo il segreto della vaidhi sadhana bhakti: comportandosi secondo le ingiunzioni di Guru e Shastra, praticando con sincerità, il gusto dell'anima emerge e diventa sempre più spontaneo fino allo sviluppo della raganuga bhakti. La vaidhi-bhakti, quella supportata dalla sadhana, pian piano si trasforma in bhakti spontanea, perché la natura dell'anima è innamorarsi di Dio e agire in comunione con Lui. La sadhana non fa altro che liberare l'essere dalle costrizioni mentali. Una volta destrutturate le false identificazioni, la persona diventa libera di ascendere al cielo anche quando vive in un corpo. Siate praticanti sinceri. Quando avete un problema, mettetelo sul tavolo parlandone con spiritualisti avanzati. Non sempre per tutti è possibile farlo con il Maestro spirituale, perché magari il proprio Guru si trova a 5000 km di distanza o perché è in uno stato di salute precario o perché ha già lasciato il corpo, allora in questi casi si deve ricorrere a qualcuno che riteniamo veramente capace di poterci ascoltare e guidare. Ma non consigliatevi mai con la vostra mente, perché la mente non è un buon consigliere, anzi è la responsabile dei condizionamenti e della conseguente sofferenza. Dobbiamo diventare consapevoli della nostra essenza spirituale, capaci di ascoltare la voce dell'anima, e ciò è possibile con la preghiera, implorando il santo Nome, con la pratica della sadhana e con il servizio ai vaishnava. Queste pratiche spirituali rendono il progresso rapido, gioioso e la consapevolezza della nostra natura di atman diventa una realtà, quella che Shrila Prabhupada chiama: la coscienza di Krishna. La compagnia di devoti con cui praticare vita spirituale è la più grande ricchezza di questa vita, perché assieme possiamo compiere importanti opere per amore di Dio e a beneficio del nostro prossimo, cercando di salvaguardare il creato dallo sfruttamento cui è purtroppo soggetto. Dobbiamo impegnarci per proteggere gli animali dalla violenza, dagli allevamenti, dai mattatoi, e proteggere le persone dalle loro cattive abitudini, comportandoci con gentilezza e compassione, per aiutare a comprendere e a realizzare che non c'è felicità nell'ego: la felicità piena e vera la si può sperimentare unicamente nel rapporto d'amore con Dio e con tutti gli esseri. Nella nostra vita siamo impegnati su differenti fronti, ma sia che cuciniamo, che ci laviamo, che rispettiamo, che amministriamo, che adoriamo o insegniamo, dobbiamo essere sempre coscienti di Dio, della nostra natura spirituale immortale, esprimendo il sentimento dell'amore per Dio, le creature tutte e il creato. La prova di autenticità di questo amore è che siamo capaci di tollerare le avversità, gli insulti, le sconfitte e tutto ciò che di spiacevole ci accade, nella consapevolezza che tutto quel che avviene nel mondo è solo temporaneo. Dobbiamo essere capaci di tollerare non solo gli insuccessi ma anche i successi, cosa ancora più difficile perché il successo inebria e inorgoglisce se non viene ben elaborato. Ogni cosa che ci arriva dovremmo utilizzarla con il dovuto distacco, che si esprime nell'umiltà, nella serenità, in azioni e parole sempre benefiche per tutti. La vera sapienza produce rinuncia e umiltà. L'interesse per il bene degli altri deve rimanere anche quando gli altri ci offendono. Troppo facile amare chi ci ama: anche gli animali ne sono capaci, ma noi dobbiamo diventare persone mature, capaci di amare anche chi ci odia. Se ci liberiamo dall'amore egoistico possiamo sperare di sviluppare l'amore divino, universale, immortale. Con il cuore esprimo la mia riconoscenza agli Acarya precedenti per l'immenso tesoro di insegnamenti e soprattutto per il modello di vita che ci hanno donato. Infatti, più ancora dei loro insegnamenti è il loro esempio che vive in noi e ci permette di evolvere, senza imitare, senza camminare al loro fianco ma umilmente seguendo le loro orme. Se investite nella purezza, nella lealtà, nella pratica spirituale seria, onesta, continua, sarà un investimento che mai vi deluderà.

08 febbraio 2010

Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.

Assisi, 30 Gennaio 2010.
Ieri sera Shriman Matsyavatara Prabhu ha tenuto al Santa Maria della Scala di Siena una Conferenza sulla Bhagavad-gita e la Divina Commedia. Oltre duecento persone hanno partecipato: ancora una volta il messaggio della Bhakti diventa protagonista in luoghi ai vertici della cultura italiana ed europea, espresso in quella lingua universale che unisce Oriente e Occidente. Domani lo stesso evento si terrà al Palazzo dei Priori a Perugia.
Oggi con Shrila Gurudeva ed alcuni devoti visitiamo Assisi e i luoghi in cui San Francesco ha espresso la sua Bhakti per Dio. Siamo nella Chiesa Santa Maria degli Angeli. Ci raccogliamo di fronte al luogo in cui San Francesco lasciò il corpo il 3 ottobre del 1226 e poi dove ebbe le prime visioni mistiche, dove ora si trova la Chiesa della Porziuncola. Qui Shrila Gurudeva inizia a parlare, con parole che vibrano della più alta sacralità.

“Dio si rivela esclusivamente per il Suo dolce volere; la Sua manifestazione o rivelazione all'uomo non è forzata da cause esterne o logico-materiali. Anche il sottomettersi alle più dure ascesi non obbliga Dio a concedere la Sua Misericordia; il solo pensare ciò sarebbe offensivo. Per sperare di ricevere la divina Misericordia, dovremmo avere un'unica aspirazione: realizzare la nostra reale natura che è quella di servitori del Signore, abbandonati alla Sua volontà. Quando l'anima accetta la sottomissione a Dio, con gioia, non passivamente ma creativamente, impegnando al Suo servizio ogni propria qualità e talento, il Signore gradualmente si rivela. Quando unicamente si desidera servire Dio e in Lui tutte le creature, senza pretendere né aspettarci niente in cambio, perché già si è appagati nel servirLo, il Signore si manifesta nel nostro cuore. Shri Krishna è conquistato unicamente dall'Amore che, per definizione, rifiuta ogni forzatura. In questo luogo San Francesco ha ricevuto la divina Misericordia; qui il Signore gli si è rivelato quando Francesco non aveva più desideri mondani, perché ne aveva realizzato l'inconsistenza ed era alla ricerca del senso della vita. Il distacco dal potere, dalle ricchezze, da tutto ciò che è corruttibile permette di avvicinarsi a Dio.
Quando Dio si manifesta, nel nostro cuore si sente una musica speciale, che non è prodotta da strumenti materiali ma dalle corde dell'anima”.

Mentre Shrila Gurudeva parla, nella Chiesa si leva il suono di un organo e canti che glorificano il Signore.

“San Francesco decide di lasciare il corpo in questo luogo dove il Signore gli si era manifestato. Accoglie “sorella morte” nell'armonia con tutte le creature, il creato e il Creatore, in quel sentimento di pura devozione che lo accomuna ai grandi santi Vaishnava e di tutte le autentiche tradizioni spirituali. Il loro è un messaggio di speranza e di completa fede in Dio. Coltiviamo nel cuore questo rasa di speranza e portiamolo sempre con noi. Chi si volge al Signore con fede e in sentimento di abbandono, riceve da Lui tutto il sostegno e l'amore. Se alzate lo sguardo al cielo sentirete la Sua voce”.

Usciti dalla chiesa ci immergiamo nel canto del Mahamantra Hare Krishna: i Nomi del Signore illuminano nella notte, riscaldano il cuore, aprono ogni via all'Amore.

Bhaktivedanta Ashrama, 28 Gennaio 2010, Shri Nityananda Mahotsava.

Oggi è l'apparizione di Shri Nityananda Prabhu, Manifestazione divina di Beatitudine eterna.
Ci raccogliamo nel tempio di Bhaktivedanta ashrama con Shrila Gurudeva e i devoti.
Nella speciale occasione di questo Mahotsava installiamo la murti di Prahlad Maharaja che Shrila Gurudeva ha preso nell'ultimo viaggio a Vrindavana.
Shri Shri Prahlad-Nrsimha, ki jaya!
Cominciano i bhajan... Le laudi dedicate al Signore risuonano dentro e fuori di noi.
Con gioia glorifichiamo Shri Nityananda Prabhu con la preghiera “Shri Nityananda Ashtaka”.

“Adoro costantemente Shri Nityananda Prabhu, radice dell'albero della Krishna Bhakti, che danzando canta: “Haribol, Haribol!”, offrendo sguardi colmi di misericordia persino a coloro che non sono compassionevoli nemmeno con loro stessi.

Possano i piedi di loto di Shri Nityananda Prabhu, dimora dei dolci ed inesauribili rasa della Bhakti e sommo tesoro dei Vaishnava, vivere eternamente nel nostro cuore”.

Nella compagnia del Maestro spirituale e dei devoti questa laude s'imprime nella nostra coscienza e arriva fino al cuore.

bhaje nityanandambhajana-taru-kundam niravadhi
“Adoro costantemente Shri Nityananda Prabhu, radice dell'albero della Krishna Bhakti.”

“Oggi leggeremo storie su Shri Nityananda Rama dalla Shri Caitanya Caritamrita.
Shri Nityananda è noto per essere l'amico intimo di Shri Caitanya Mahaprabhu. La Sua notorietà non può essere in alcun modo sconnessa da quella di Shri Caitanya Deva. Nityananda era il Suo compagno più intimo, l'Amico al quale Caitanya Deva affidava i compiti più ardui, le imprese più impegnative.
Shri Nityananda si manifesta nel momento in cui Shri Caitanya Mahaprabhu inizia il Movimento del Sankirtana, di cui due grandi protagonisti furono Haridas Thakur e Nityananda. A loro Shri Caitanya affida incarichi speciali nella diffusione delle glorie della Krishna-Bhakti.
Nella teologia Vaishnava Shri Nityananda Rama è Balarama, la prima espansione plenaria di Shri Krishna e rappresenta la manifestazione del Maestro spirituale originario, Adiguru.
Shri Caitanya e Shri Nityananda sono apparsi per diffondere Amore e Benedizioni su tutti gli esseri. Per la loro Grazia, le tenebre dell'ignoranza vengono rimosse e la verità viene riportata alla luce.
Shri Caitanya e Shri Nityananda hanno diffuso Amore divino attraverso il loro modello di vita e i loro insegnamenti, acara e pracara, beneficando tutti coloro che si sono predisposti ad accogliere la Loro Misericordia.
Sebbene il messaggio di Shri Caitanya e Shri Nityananda sia perfettamente puro, chi non lo accoglie con purezza di cuore o almeno con totale desiderio di purificarsi non potrà recepirlo nella sua essenza e farlo proprio. Se sentite che in voi questo desiderio di purezza non è totale, impegnatevi a desiderare con tutto il cuore di svilupparlo, perché solo in questo modo potrete trarre beneficio dal Messaggio divino di Shri Shri Gauranga-Nityananda facendo tesoro dei dolci frutti della Bhakti, che renderanno gloriosa la vostra vita”.

Proseguiamo nella lettura di passaggi scelti dalla Shri Caitanya Caritamrita.
Questa lettura illumina la nostra visione, rafforza il gusto o rasa della Bhakti e la nostra relazione con Krishna.

“Quante volte nella Caitanya Caritamrita ricorrono gli omaggi ai devoti, ai Maestri spirituali, a Shri Shri Gaura-Nitai, al Signore in tutte le Sue divine Manifestazioni.
Chiedere la Misericordia e le Benedizioni di Dio e dei puri devoti è il segreto per avanzare spiritualmente e per compiere con successo qualsiasi impresa.
Senza la Misericordia divina la nostra intelligenza è portata via dall'illusione e non può che produrre danni e sofferenza. Che Shri Nityananda Rama sia l'oggetto del nostro ricordo costante.”.

Gli occhi del nostro Maestro si bagnano di lacrime di Amore nell'ascoltare le meravigliose qualità di Dio e dei Suoi devoti. La soddisfazione si diffonde anche nel nostro cuore testimoniando questo divino Amore.

Shri Caitanya Mahaprabhu, ki jaya!
Shri Nityananda Prabhu, ki jaya!

Jaya jaya Shri Caitanya
jaya Nityananda
jaya Advaita Candra
jaya gaura bhakta vrinda

14 dicembre 2009

Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.

Napoli, 11 Dicembre 2009.
Andiamo a visitare con Shrila Gurudeva il museo nazionale di Capodimonte, all'interno dell'omonima Reggia costruita verso la metà del diciottesimo secolo per Carlo di Borbone, re di Napoli.All'interno sono ospitate le Gallerie Nazionali di Capodimonte, una delle più importanti pinacoteche d'Italia. Vi sono custodite opere straordinarie di Raffaello, Caravaggio, Simone Martini, Masaccio, Tiziano e altri grandi che hanno scritto alcune pagine tra le più importanti della storia dell'arte. Con Shrila Gurudeva anche l'arte e la storia diventano strumento di riflessione sul senso della vita, per rafforzare il desiderio di ricollegare l'umano al Divino. In alcuni dipinti di Jackes De Backer (1570) vediamo raffigurate l'invidia, la superbia, l'accidia e la lussuria. Una donna che ha serpenti al posto dei capelli e che mangia alla gente il cuore: è l'invidia. La superbia schiaccia, fagocita, calpesta oggetti e persone. Il degrado impera nell'accidia: una rete che avvolge, chiude, paralizza. Nella lussuria trionfa il vizio che travolge ogni virtù: qui l'illusione esplode, s'impone, fa perdere il senso, la ragione. I commenti di Shrila Gurudeva illuminano la nostra comprensione, ci insegnano ad utilizzare il dizionario del mondo spirituale per leggere e capire questo mondo, le opere degli uomini, i fatti della storia. Nella “Parabola dei Ciechi” di Peter Bruegel vediamo raffigurato un concetto che Shrila Prabhupada esprime nei suoi libri: uomini che seguono false guide sono come ciechi che si lasciano guidare da altri ciechi; la loro fine è cadere a terra, piegati, i volti lacerati dal dolore. Nei grandi dipinti di Luca Giordano vediamo scene buie di degradazione e visioni illuminate di saggezza, speranza, liberazione. L'eterno dilemma dell'essere umano è raffigurato nel dipinto del Carraccio: “Ercole al Bivio”. La virtù esorta Ercole ad andare verso l'alto e gli offre come guida i testi sacri, mentre la lussuria lo chiama verso il basso e gli propone inganni, maschere da indossare. Originariamente anche l'arte, come la religione, la filosofia e la scienza, era considerata una via per realizzare la verità oltre l'illusione, l'essenza oltre le forme, la bellezza che è celata nel cuore. Shrila Gurudeva ci rivela la vera Arte, ci insegna a rendere ogni esperienza strumento di evoluzione.

Napoli, 12 Dicembre 2009.
Inizia il Seminario “Yoga come Arte di Vivere”. E' una ricchezza portare questo tema tra la gente che soffre, che si ammala, che si sforza per mantenere buone relazioni, che si sente disorientata e, non sapendo, rincorre illusioni. L'arte dello Yoga è l'arte di vivere, è la via per giungere alla meta, per realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissi: la libertà, la felicità, l'amore. Quante persone arrancano nel cammino della vita. L'esistenza incarnata è costellata di imprevisti e crisi. Queste crisi non sono disgrazie: sono occasioni di crescita se solo le sappiamo affrontare con attitudine costruttiva. Shrila Gurudeva offre insegnamenti pratici su come far luce nel nostro archivio segreto: l'inconscio, il karmashaya, dove viene registrata ogni nostra esperienza: azione, parola, pensiero, desiderio, emozione. Qui si determina il nostro presente, si forgia il nostro futuro. Come entrare in profondità nell'inconscio? Attivando una diversa modalità di pensiero rispetto a quella propria del pensiero automatico. C'è gente che nasce e muore senza aver mai sperimentato il pensiero non automatico, libero da condizionamenti. Nasce e muore schiava di automatismi. Lo Yoga della Bhakti insegna ad osservare con distacco la propria mente, aiuta a destrutturare condizionamenti inconsci, ci permette di comprendere i bisogni della psiche e del corpo e di armonizzarli con quelli dell'anima. Dopo il prasada piacevolmente condiviso con i partecipanti al Seminario, ci dedichiamo nel pomeriggio ad un'esperienza di visualizzazione meditativa. Come vorrei essere. Come vorrei vivere. Shrila Gurudeva evoca immagini che ci ristorano, che ci permettono di vedere soluzioni finora mai viste. Prima che scivolino nell'inconscio, fissiamo queste immagini nel giardino della memoria, affinché possiamo rievocarle nel momento del bisogno. Seduti in cerchio, impariamo a percepirci diversi dal corpo, diversi dai pensieri angoscianti che ci assillano. Abbiamo un corpo ma non siamo il corpo. Abbiamo una mente ma non siamo la mente. Siamo davanti al mare, su di una scogliera, e visualizziamo come vorremmo vivere, come desideriamo essere. Il sole, le onde, le immagini più care che ci pervadono e arrivano fino al cuore. Leggerezza, pace, liberazione, solidarietà, equilibrio, calore, benessere, liberazione: scrive una ragazza seduta accanto a me che ho conosciuto sofferente per la morte del padre avvenuta qualche anno fa e che per la prima volta partecipa ad un Seminario di Shrila Gurudeva. Testimoniamo un altro dei piccoli grandi miracoli che accompagnano la diffusione del potente e meraviglioso messaggio della Bhakti.

Napoli, 13 Dicembre 2009.
Andiamo a fare una passejapa nella Villa Floridiana. Il panorama che vediamo è bellissimo: la costa amalfitana, Posillipo, Capri, il vulcano Vesuvio che impera su Napoli, riflessi d'oro e d'argento sull'acqua. Vediamo una barca che solca il mare. La scia che apre nell'acqua è illuminata dai tiepidi riflessi di un sole invernale. Il pensiero va alla scia luminosa che il Maestro ci apre nell'oceano del samsara: seguirla ci permette di raggiungere la sponda della consapevolezza, dell'immortalità, della beatitudine. Noi vogliamo seguire quella scia. Il tempo scorre. Alle 10.30 abbiamo dato appuntamento ai partecipanti al Seminario di ieri per proseguire con un programma di domande e risposte. Dobbiamo andare. “Il tempo non si ferma, e i nostri corpi non smettono di consumarsi”, dice Shrila Gurudeva a bassa voce mentre riprendiamo la via del ritorno. Poche parole che ci riportano alla realtà dell'esistenza incarnata. Realizziamo ancora di più la sacralità, l'unicità, la preziosità indicibile dei momenti vissuti alla presenza del Maestro, che ci indica la luminosa via dell'Amore. Ce la mostra, la spiega, la percorre lui stesso e ci avvolge di luce e di ispirazione con il suo comportamento. La gratitudine e l'affetto riempiono il cuore e dal cuore dilagano, dentro e fuori di noi. Nella sala della cara devota che ci ospita ci raccogliamo in un bhajan. Sono arrivate le persone che ieri abbiamo invitato. “Questo mondo non è scollegato dal sovrammondo. La famiglia, il lavoro, la salute, le relazioni, persino la politica: niente è sconnesso dalla dimensione spirituale. Non c'è niente in questo mondo che non possa essere utilizzato per la realizzazione spirituale. Lo spirito dobbiamo calarlo sulla terra e la terra dobbiamo ricongiungerla al cielo”. Così Shrila Gurudeva inizia a parlare e prosegue descrivendo i quattro principali obiettivi dell'essere umano: i catur purushartha, che culminano nell'Amore. L'Amore, la Bhakti, è la quintessenza, è l'unico vero obiettivo da raggiungersi nella vita. É il param gati: la meta suprema (Bhagavad-gita XVIII.54). Come si pratica e a cosa serve la disciplina della Bhakti? La pratica della Bhakti produce anartha nivritti, la destrutturazione dei condizionamenti, sviluppa attrazione per la Realtà, gusto per la vita spirituale, affetto intenso e infine Amore per Dio e per tutti gli esseri. Un Amore che si irradia. Tante domande e tante risposte si susseguono: il perdono, la genetica, la voce interiore, il distacco emotivo, la compassione. Una madre chiede a proposito del figlio che soffre. Lei non riesce a gestire questa sofferenza, ma le parole che ascolta le permettono di intravedere una soluzione. Affiora la speranza, scintilla una luce oltre il tunnel. Sono le 13.30. Anche se le domande sarebbero ancora molte, dobbiamo prendere prasada e poi partire per tornare in Toscana. Finita la lezione una signora che ci ha conosciuto oggi per la prima volta si avvicina a Shrila Gurudeva: “La ringrazio: mi ha fatto vivere momenti come non li vivevo da lungo tempo. Sono finalmente riuscita a rilassarmi, a sentire un'armonia interiore. Ho sentito enorme giovamento. Espressioni di soddisfazione che giungono con naturalezza e portano luce nel cuore. Dopo il prasada salutiamo i cari devoti che ci hanno ospitato e ci rimettiamo in viaggio. Shri Sankirtana yajna, ki jay! Shrila Gurudeva, ki jay!

11 dicembre 2009

Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.

Lecce, 8 Dicembre 2009.
Al mattino ci raccogliamo in meditazione. Il Maha-mantra Hare Krishna risuona per la prima volta nelle orecchie dei partecipanti al Seminario. Alcuni di loro stanno continuando a seguirci nei nostri programmi. Si stanno affezionando. Il Seminario prosegue...Cantiamo la laude di Bhaktivinoda Thakur rivolta al devoto del Signore: “Ohe Vaishnava Thakur”. Shriman Matsyavatara Prabhu ci spiega il suo significato. “L'abbandono a Shri Shri Guru e Krishna è una pratica basilare, indispensabile per poter avanzare spiritualmente. Per l'essere umano sembra che ciò sia la cosa più difficile da fare. Sembra che si preferisca morire piuttosto che abbandonarsi, come se l'ego fosse più importante della vita stessa. Ma cosa ha di tanto importante l'ego? Se lo analizziamo con lucidità, scopriamo che esso non è altro che un insieme di scelte arbitrarie con le quali la persona si identifica. Come se voi vedeste un nucleo luminoso che è la vera persona, attorno al quale ci sono oggetti fluttuanti (nella psiche) e l'io si identifica non con il nucleo ma con questi contenuti effimeri. Il soggetto non ha a che vedere con essi, se non nella misura in cui il sole ha a che vedere con il suo riflesso nell'acqua. Noi siamo e rimaniamo, mentre quel riflesso non è e non resta. Una bolla che prima o poi scoppia: così è l'ego. Dunque cosa vuol dire abbandonarsi? Significa abbandonare un'illusione ed entrare in contatto con la nostra reale natura. Siamo esseri spirituali fatti per amare ed essere amati, e il nostro partner privilegiato è Dio, attraverso il Quale si può amare chiunque nell'universo e l'universo stesso. Quando voltiamo le spalle a Dio e al Suo amore, usciamo dalla realtà ed entriamo nel vortice delle apparenze. Se vogliamo tornare in contatto con la Realtà, la via regia è ristabilire la nostra relazione con Dio. E tra tutte le vie di ricongiunzione o comunione con il Supremo l'amore è la privilegiata, quella che eccelle su tutte le altre. Lo scopo della nostra vita è ricongiungersi al Signore e diventare recipienti dell'Amore divino. Gli innamorati di Dio ci trasmettono e ci insegnano questo Amore, come in primis fa il Guru: colui che amorevolmente ci guida, ci corregge, ci illumina, ci perdona quando sbagliamo. La sua caratteristica principale è la compassione, karuna. Attraverso il Guru e i devoti del Signore possiamo ricevere la Grazia divina per poter avere la forza di ricongiungerci al Supremo. Coloro la cui buddhi è sempre collegata a Dio sperimentano un flusso costante di ispirazione di cui diventano tramiti: prendono l'ispirazione dall'alto e la portano in basso. Si costituisce così un ponte tra terra e cielo. La terra può diventare bella come il cielo se noi viviamo in terra con la coscienza di cielo. E ciò è possibile se non perdiamo l'ispirazione. Il segreto del successo è diventare capaci di ricevere la Misericordia, trattenerla e donarla agli altri”. Shrila Gurudeva ci dona bellissimi insegnamenti sulla Misericordia divina. Ci porta luce e speranza nel cuore.

Lecce, 9 Dicembre 2009.

Siamo nel tempio. Cantiamo la preghiera “Gurudeva” di Bhaktivinoda Thakur: qui troviamo la corretta disposizione d'animo per iniziare ogni giornata e per vivere l'intera vita. É una disposizione d'animo che va rinnovata ogni giorno. Shriman Matsyavatara Prabhu ci offre insegnamenti importanti sui presupposti della vita iniziatica. “Coloro che desiderano intraprendere la vita iniziatica, dovrebbero capire l'importanza del programma spirituale del mattino: mangala aratika è la centralità della nostra vita spirituale, è ciò che ci permette di mantenere vivo il nostro desiderio di realizzazione spirituale, è uno degli strumenti principali per far crescere la pianticella della Bhakti: bhakti lata bija, come spiega Shri Caitanya Deva nei Suoi insegnamenti a Rupa Gosvami. Se il bhakta non è esperto, la giovane pianticella della Bhakti viene soffocata dalla erbe infestanti dei condizionamenti: se non vengono estirpate giorno per giorno, esse uccidono la nostra Bhakti. Come curarla e come proteggerla? Mangala aratika è indispensabile. Alzarsi presto al mattino, lavarsi accuratamente, mettersi vesti pulite dedicate alle funzioni religiose, offrire preghiere al Signore, offrirGli adorazione, invocare i Santi Nomi, leggere le sacre Scritture e ascoltare i commenti del Maestro spirituale e di devoti avanzati spiritualmente. L'avanzamento spirituale si misura in termini di coerenza, continuità della pratica, devozione e dedizione. La Bhakti è una tendenza spontanea dell'anima, ma per farla emergere, per farla fiorire, occorre seguire una sadhana rigorosa, altrimenti non riusciremo a rompere le catene della coazione karmica. La consapevolezza di ciò è fondamentale per coloro che sono discepoli e per coloro che desiderano diventarlo. Si può servire Shri Krishna in tanti modi diversi, ma il comune denominatore di tutte le varie forme di sacra seva è un'ottima sadhana personale. La pratica della Bhakti è il nostro “legno che varca cantando”. É un'impresa affascinante, bellissima, ma occorre tutto il nostro impegno. L'iniziazione spirituale non è un punto di arrivo, è il varo della nostra nave, del nostro vascello della Bhakti. La fede in Dio è una componente dell'anima, ma può illuminarsi e diventare potente fino a muovere le montagne oppure, se uno commette offese, può sgretolarsi, andare in frantumi fino a ridursi quasi a zero. La fede cresce o diminuisce a seconda di come noi ci comportiamo. Se non siamo sostenuti da una sadhana continua e rigorosa, i condizionamenti e la sofferenza ci sommergono”. Durante la giornata Shrila Gurudeva incontra varie persone. Tra queste mi colpisce in particolar modo una signora che con spontaneo entusiasmo dice a Shrila Gurudeva: “In quanti posti sono entrata per sentire anche solo una parola di quelle che tu hai detto in questi giorni, ma sono sempre rimasta delusa. Da te finalmente ho sentito dire quello che desideravo ascoltare da tanto tempo”. Sono parole che scorrono da anima ad anima.

Lecce - Napoli, 10 Dicembre 2009.

Al mattino presto partiamo da Lecce per Napoli. Si è conclusa la prima parte del viaggio. Commossi salutiamo i devoti e li ringraziamo per la loro ospitalità, per il loro calore, per la loro devozione, per il servizio che hanno reso a Shrila Gurudeva. Il viaggio prosegue. Mentre corriamo sulla strada vediamo nel cielo un grande stormo di uccelli: volano tutti assieme, uniti si librano nell'aria. L'un l'altro si fanno forza, volano verso una comune meta. Anche noi desideriamo librarci in alto, salire sulle nuvole, scavalcare la volta del cielo e raggiungere il sole. E' questo il nostro viaggio. Il sole fa capolino da una nuvola, il mare ci accompagna. La Natura ci parla del Suo Creatore. Nel pomeriggio Shrila Gurudeva tiene una Conferenza nella Sala neorinascimentale dedicata allo scultore Vincenzo Gemito, che si trova di fronte al Museo archeologico nazionale di Napoli, uno dei più importanti d'Europa. “Yoga come Arte di Vivere”. “Lo Yoga serve a curare sbalzi di umore, a sanare ferite psicologiche, ma anche a molto di più. Il fine dell'uomo è la felicità, e lo Yoga aiuta a raggiungere questo scopo. Lo Yoga ci permette di sperimentare quella gioia che non dipende da cose esteriori, che è ben diversa dall'euforia effimera dei sensi. Per poter realizzare ciò occorre ritrovare il nostro fulcro, la nostra centratura, e ciò è possibile solo ricollegandoci al Divino. Nella Bhagavad-gita, uno dei testi più autorevoli della tradizione indovedica, lo Yoga è spiegato nel suo significato di "ricongiunzione". Si ricongiunge l'io individuale soggettivo al Sè cosmico, a Dio. La suprema ricongiunzione è nella forma dell'Amore: Bhakti-Yoga.” Shrila Gurudeva prosegue spiegando la differenza tra il sé e l'ego, tra l'essere spirituale e l'io storico. “Quando la distanza tra l'io e il sé aumenta, l'essere diventa sempre più alienato. Anche se conquistasse un impero economico sarebbe sempre più povero. Anche conseguisse tutto il sapere, sarebbe il più ignorante e il più infelice. Anche se avesse tutto il potere, si sentirebbe comunque un miserabile”. Vengono spiegate le conseguenze dell'allontanamento tra l'io reale e l'io immaginario, ed anche cosa succede quando l'io e il sé si riavvicinano fino ad integrarsi ed armonizzarsi. Ci viene rivelata la bellezza della ricongiunzione attraverso l'Amore, in cui tutto ritrova senso, unità, scopo, valore. Le persone sono assorte in un ascolto che ravviva, vivifica, dà speranza e direzione alla nostra vita nel mondo.

10 dicembre 2009

Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.

Lecce, 6 Dicembre 2009.
Siamo a Lecce, ospiti di alcuni cari devoti che hanno organizzato per Shriman Matsyavatara Prabhu alcune conferenze pubbliche, incontri devozionali e un seminario sul tema “Pensiero, Azione, Destino”. Oggi è il giorno dedicato al Seminario, che è iniziato ieri pomeriggio. E' il primo Seminario che il nostro Maestro tiene a Lecce. Siamo a Palazzo Turrisi, un palazzo storico del XVII secolo nel centro storico della città, per approfondire la scienza del pensare ed altri insegnamenti finalizzati al risveglio della Bhakti, l'amore puro per Dio e per ogni creatura. É una giornata limpida, con un tiepido sole invernale che riscalda i corpi e illumina le menti. Vi offro con gioia alcuni degli insegnamenti che ascolto e che più mi colpiscono. “Con il nostro campo psico-emotivo pervadiamo l'ambiente attorno a noi e lo influenziamo. La nostra mente dà forma, suono, colore a tutto quel che percepiamo: cose, luoghi, persone, esperienze. La realtà che si rivela ai nostri occhi è solo quella che la mente e i sensi ci permettono di percepire. I limiti che percepiamo sono quelli imposti dalla nostra mente. L'antica saggezza dei rishi vedici e lo Yoga della Bhakti insegnano conoscenze e metodi per la purificazione dei contenuti psichici consci e inconsci, descrivendo le componenti bio-psico-spirituali dell'essere ed aprendo ad una visione cosmica e teleoscopica della vita e del progetto universo. L'essere umano è fatto per conseguire uno scopo. Se si rinnegasse questo scopo o se si sbagliasse nell'identificare lo scopo di valore da raggiungere, l'insoddisfazione e la sindrome depressiva diventerebbero così forti e insostenibili che si attiverebbe immediatamente una pulsione di morte, con la conseguente tendenza inconscia a costruire piani suicidari. È dunque quanto mai fondamentale riuscire a ben definire lo scopo esistenziale che vogliamo conseguire affinché sia veramente corrispondente alle nostre più profonde e ideali aspirazioni: quelle dell'anima. Se impariamo a raccoglierci in noi stessi, nell'essenza, attraverso la preghiera, la meditazione, l'ispirazione e l'intuizione spirituale, potremo fare scelte che saranno veramente le nostre e delle quali non ci pentiremo mai. Perché saremo entrati in contatto con il nostro nucleo, con la cifra essenziale di noi stessi che è la coscienza, il sé spirituale, l'atman, ritrovando la nostra capacità di contestualizzarci nell'universo. Potremo così percorrere la via celeste dell'evoluzione che ci porta in cieli virginali, in prati di smeraldo, avvolti da quella gioia profonda che non dipende da ciò che è esterno ma che sgorga direttamente dal cuore. E' la gioia dell'anima di cui parlano i mistici di tutte le grandi tradizioni spirituali”. Shrila Gurudeva spiega ai partecipanti al Seminario la composizione dell'essere umano: il corpo grossolano (sthula sharira), il corpo sottile (linga sharira), i cinque involucri della personalità (panca kosha), i sette livelli di percezione o bhumi. “Quando la buddhi o intelletto è collegato al purusha, al sé spirituale (Bhagavad-gita II.50), si attiva la funzione trascendente e si realizza la nostra natura più intima di atman. Abbiate coscienza che nessuna forza nell'universo lavora contro di noi. Tutto l'universo tende alla nostra evoluzione, opera per la nostra liberazione, affinché si possa superare ogni ostacolo che ci trattiene a terra, in pensieri automatici, in gabbie psichiche che generano sofferenza, chiusura, buio della coscienza. Abbiamo immense potenzialità di realizzazione, ma per renderle effettive è importante agire in armonia con le forze dell'universo”. Il Seminario prosegue evidenziando la forza terapeutica della meditazione e della parola sacra (vac), il mantra che “libera la mente” dai contenuti involuti, contaminati, e illumina la coscienza. Shrila Gurudeva collega gli insegnamenti antichi dello Yoga della Bhakti alle moderne scoperte scientifiche, ad esempio quella dell'Accademia di Scienze Russe sulla capacità della parola di modificare il DNA. “Gli insegnamenti spirituali, come quelli trasmessi dalle antiche narrazioni puraniche, veicolano immagini, emozioni, pensieri, valori che possono correggere alla radice tendenze inconsce patologiche che rovinano la vita, non solo a noi ma anche alle persone che ci stanno accanto. Le tecniche utilizzate non sono psicoterapeutiche: esse traggono forza e ispirazione dalle dimensioni più elevate della coscienza, quelle che sono oltre i limiti della psiche, che costituiscono la nostra vera natura e alle quali si può attingere attraverso il raccoglimento, la meditazione e un'azione gioiosamente offerta a Dio per l'evoluzione di ogni essere. Il fine della nostra vita è la realizzazione spirituale. Più ci realizziamo più diventiamo gioiosi, perché la nostra natura è la felicità (ananda). Non potremo mai essere felici se non realizziamo noi stessi”. Le persone sono sempre più ispirate. Già rispetto a ieri possiamo vedere quanto si siano aperte, quanto maggiormente siano ricettive, partecipi, desiderose di far propri gli insegnamenti che ricevono. Le loro domande permettono di approfondire la connessione tra pensieri ed emozioni, l'atman come sorgente energetica di tutte le funzioni psicofisiche, le principali tecniche di visualizzazione meditativa. Il tempo scorre velocemente. É già ora di pranzo. Offriamo ai partecipanti Bhagavata Prasada e rispettiamo tutti assieme, seduti in cerchio. Si hanno scambi vivaci, genuini, ispiranti. Il pomeriggio prosegue con una bellissima esperienza di Visualizzazione meditativa. Questa pratica svela nei cuori alcuni segreti dell'immaginazione attiva e di quella speciale modalità del pensiero tradizionalmente definita dhyana, che è ben al di sopra del pensiero ordinario. Ne possiamo sperimentare i frutti in termini di intuizioni, emozioni, visioni, sogni, realizzazioni. Emergono alla coscienza immagini e sentimenti che offrono ai nostri problemi soluzioni che prima d'ora mai avevamo intravisto. Questo nostro stare assieme è dolce, costruttivo, illuminante. Alla fine del Seminario concordiamo con i partecipanti di proseguire l'esperienza l'indomani, nel pomeriggio, a casa del devoto che ci ospita. Vedremo assieme il video appena uscito dell'evento che si è svolto in Palazzo Vecchio a Firenze su “Il Viaggio di Dante e la Bhagavad-gita” e poi proseguiremo con l'analizzare e dare risposte alle riflessioni che i partecipanti al Seminario hanno scritto durante il laboratorio di gruppo sui seguenti temi: come vorrei essere; qual è l'ostacolo principale alla mia realizzazione. Concludiamo l'intensa e bella giornata con un gioioso bhajan offerto alle Divinità di Shri Shri Radha Gopinath. I colori dei loro abiti, oro e bianco, evocano la maestosità e la purezza del Divino che orienta le nostre vite.

Lecce, 7 Dicembre 2009.

La mattina, dopo il programma spirituale e il canto dei Santi Nomi, andiamo in visita al Castello Carlo V del sec. XVI, maestoso e possente, una fortezza nel cuore della città leccese. Shriman Matsyavatara Prabhu ci ricorda che qui si sono svolti atti turpi, tragedie umane, cospirazioni, soprusi. Visitare questi luoghi ci dà occasione di riflettere su quanto possa degradarsi l'essere umano fino a diventare strumento di violenza persino contro i propri simili. La storia è maestra di vita, come dicevano i latini (historia magister vitae): conoscerla è importante per prevenire errori del passato, per rinnovare il nostro desiderio di purezza, di elevazione, di liberazione. Usciti dal castello, mentre camminiamo tra le vie della città, ci fermiamo ad osservare uno spettacolo bellissimo: un albero con radici possenti, così grandi che assomigliano a quelle di un baniano e che rappresenta un panorama davvero insolito nel pullulare di case, strade, palazzi, insegne di negozi. Mentre osserviamo le possenti radici che affondano nel terreno, esprimiamo nel cuore desideri e preghiere al Signore: "Rendici forti, stabili, irremovibili nell'Amore". Se non si mettono radici non si vola. Il pomeriggio ci incontriamo alle ore 16 con i partecipanti del Seminario per guardare assieme il video dell'evento in Palazzo Vecchio a Firenze su: "Il Viaggio di Dante e la Bhagavad-gita". In seguito proseguiamo con la parte finale del Seminario, quella fuori programma che è stata proposta per permettere ulteriori approfondimenti e che le persone hanno accolto con gioia. Siamo una trentina nella casa del devoto che ci ospita. Esaminiamo una ad una le riflessioni dei partecipanti al Seminario sui seguenti temi: come vorrei essere; qual è il mio ostacolo. Shrila Gurudeva ci offre riflessioni preziose, in un'atmosfera calda, familiare, coinciliante ad un'apertura del cuore. "Se non inseriamo valori assoluti nella nostra vita, nessuna relazione che stabiliamo potrà mantenersi e durare a lungo. Se i principi di vita cui facciamo riferimento sono soggetti a spazio e a tempo, le relazioni che intratteniamo saranno ugualmente soggette a spazio e a tempo e dunque destinate ad un'inesorabile consunzione. Lo scopo della vita è introdursi in quella dimensione nella quale possiamo vedere, capire, sentire, realizzare la differenza tra ciò che è nel divenire e ciò che è nell'essere". "Il mio ostacolo", dice uno dei partecipanti, "è la fede intermittente, l'insicurezza, l'incapacità di contestualizzarmi, la difficoltà ad individuare la direzione nella quale voglio andare". Shrila Gurudeva risponde con insegnamenti che vanno dritti al cuore, mentre le persone sono sempre più immerse nell'ascolto. "Nella Bhagavad-gita Shri Krishna spiega che ogni essere è nel suo percorso e ogni percorso è diverso da tutti gli altri: ognuno ha il proprio viaggio da compiere, a seconda delle sue tendenze e delle esperienze che ha fatto nella propria vita. Dice un antico proverbio cinese: chi non conosce il proprio luogo di provenienza non può arrivare al luogo dove desidera andare. Se non riusciamo a contestualizzarci, non saremo capaci di giungere alla nostra destinazione. Talvolta sembra che ci siano forze che lavorano contro di noi, che contrastano con gli obiettivi che ci siamo prefissi, in questo caso l'aspirazione ad una fede stabile. Per risolvere il problema dobbiamo andare innanzitutto alla ricerca delle cause. La causa di una fede discontinua è l'incoerenza nell'agire. La fede è una qualità dell'anima. Non esiste una persona senza fede. Se il soggetto che ha una fede intermittente in Dio e nella realtà spirituale imparasse ad osservarsi, vedrebbe che nel suo caso la fede si è trasferita su qualcos'altro. Neanche per un attimo una persona può vivere senza fede, così come neppure per un attimo una persona può vivere senza amore; però la fede e l'amore si contaminano. Occorre una disciplina, un impegno costante, una scienza da applicare nella nostra vita per purificare la nostra naturale tendenza verso la fede e l'amore. La disciplina della Sadhana-Bhakti permette lo sviluppo di un amore gradualmente sempre più puro, restituendo integrità e armonia alle varie funzioni psichiche affinché non ci sia dispersione di energie verso obiettivi effimeri. Che bellezza quando tutto il nostro essere, quando tutta la nostra vita converge armonicamente verso la nostra evoluzione, verso quell'Uno che dà senso e gioia al nostro percorso nel mondo". Si è creata un'atmosfera speciale. La murti di Shrila Prabhupada risplende vicino a Shrila Gurudeva. Gradualmente le persone vengono introdotte nel cuore della Bhakti. Continua l'apertura del cuore e Shrila Gurudeva offre insegnamenti in risposta alle varie problematiche sollevate dalle persone: "vorrei essere più attenta ai bisogni degli altri; il mio ostacolo è la pigrizia"; "vorrei acquisire più fiducia e stima in me stesso; il mio ostacolo è l'impazienza". Shrila Gurudeva ci racconta una storia del Mahabharata per spiegarci i danni dell'impulsività. Poi prosegue offrendoci strumenti per superare la paura di amare e la paura della solitudine. "Si deve imparare ad amare senza pretese, senza aspettative. Il vero amore non ha un oggetto esclusivo. Per natura l'amore è energia in espansione, che va rivolta verso tutti gli esseri". Una signora dice in pubblico: "Maestro, oggi dopo averlo ascoltato, per la prima volta ringrazio il Signore per la crisi cui mi ha posto di fronte. Perchè capisco che ciò mi sta aiutando a superare i miei limiti." Questa signora, che è un medico, ha trovato per strada una locandina del Seminario qualche ora prima che iniziasse e ha deciso di partecipare. "Ieri ho focalizzato durante la visualizzazione meditativa una bellissima immagine. Ora questa immagine mi ritorna in mente quando penso al problema che sto vivendo e mi fa stare tranquilla, quando prima ero invece colta dall'angoscia". Testimoniamo sul campo che si è messa in moto una nuova prospettiva, più ampia, che sta aiutando la persona a guardare al suo problema da un altro punto di vista, che permette di scorgere la soluzione. Come sempre tutto dipende dalla nostra attitudine interiore. Stasera per alcuni dei presenti è stata una rinascita: come se si fosse spento un motore che produceva un rumore assordante a cui ci si era assuefatti con sofferenza continua. Sono le 21.30. Secondo il programma l'incontro doveva terminare alle ore 20. Le persone presenti continuano a fare domande, a portare all'attenzione loro casi personali. La loro sete di conoscenza trova soddisfazione. E' bello vivere così: illuminandosi l'un l'altro per poi fare ognuno esperienze di crescita nel laboratorio della propria vita.

08 dicembre 2009

Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.

Da oggi è attivo questo nuovo spazio dove pubblicheremo insegnamenti di Shrila Gurudeva e diari dei viaggi di Sankirtana!

Il titolo di questa rubrica è: "Racconti in diretta: realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali". Sarà un ulteriore utile strumento per rimanere in contatto con l'opera del nostro Maestro anche quando non si ha la possibilità di una partecipazione in prima persona.