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14 novembre 2010
10 novembre 2010
Appunti di Viaggio: Celebrazione della scomparsa di Shrila Prabhupada.
Bhaktivedanta Ashrama, 9 Novembre 2010.
Siamo raccolti nel tempio di Bhaktivedanta ashrama per celebrare l'eccezionale dipartita di Shrila Prabhupada, eterna fonte d'ispirazione spirituale.
Shrila Gurudeva ci offre una sentita e profonda riflessione.
“Nel momento della dipartita si giocano tutte le comprensioni ed esperienze che nella vita abbiamo sviluppato. E' il momento della verità. In quella circostanza le maschere cadono e la nuova realtà si apre per lo più inaspettata. Se la vita è una sorpresa, immaginatevi cosa sia la morte. La gente nella propria esistenza pensa ingenuamente di poter programmare tutto, di avere la certezza che il domani sia prevedibile rispetto all'oggi, ma in effetti non è così, per cui è indispensabile essere pronti a qualsiasi esperienza sempre, e che dire al momento della morte. A migliaia persone dipartono da questo mondo e ogni dipartita è un atto unico, in cui l'essere si distacca dall'involucro fisico in modo peculiare e comincia il suo viaggio in un altrove difficilmente prevedibile. Da qui l'importanza immensa e l'incalcolabile utilità e convenienza di imparare da chi nella vita si è preparato a questo passaggio. Cosa possiamo imparare da coloro che per paura e terrore hanno evitato di parlare della morte e dunque di prepararsi in vita a questo passaggio cruciale? Possiamo imparare solo da coloro che si sono predisposti a fare questa esperienza con massima consapevolezza e devozione per Dio. Possiamo realizzare un tesoro di Saggezza e d'Amore imparando da come Shrila Prabhupada, un puro devoto del Signore, ha lasciato questo mondo, dallo stato di coscienza e dai sentimenti con i quali si è preparato al Viaggio".
Leggiamo dalla Shrila Prabhupada Lilamrita, il capitolo intitolato 'La lezione finale'.
“L'Amore vince la morte. L'eterno servizio d'Amore non può essere portato via dalla morte”. Questa è la grande lezione che ci ha lasciato Shrila Prabhupada. “La più preziosa gemma di Shrila Prabhupada che più delle altre ha brillato al momento della sua dipartita: la sua attitudine di completa umiltà e l'affetto intenso per i suoi discepoli e tutte le creature”. Il 14 novembre del 1977 alle ore 19.30, nella sua stanza al Krishna Balarama Mandir a Vrindavana, Shrila Prabhupada lasciò questo mondo mortale tornando a Dio e offrendoci il più prezioso degli insegnamenti. Ci ha insegnato a morire, ci ha insegnato a vivere. Ci ha insegnato che la vita è Amore puro per Dio ed ogni essere. “Shrila Prabhupada ci ha insegnato con i suoi libri, con le sue opere, con la sua vita e infine con la sua morte”. “Il Maestro spirituale resta sempre in compagnia del suo discepolo fintanto che questi segue i suoi insegnamenti con fedeltà e purezza. Il dono più grande è il servizio in separazione, che è la realizzazione più grande ed estatica”.
Siamo raccolti nel tempio di Bhaktivedanta ashrama per celebrare l'eccezionale dipartita di Shrila Prabhupada, eterna fonte d'ispirazione spirituale.
Shrila Gurudeva ci offre una sentita e profonda riflessione.
“Nel momento della dipartita si giocano tutte le comprensioni ed esperienze che nella vita abbiamo sviluppato. E' il momento della verità. In quella circostanza le maschere cadono e la nuova realtà si apre per lo più inaspettata. Se la vita è una sorpresa, immaginatevi cosa sia la morte. La gente nella propria esistenza pensa ingenuamente di poter programmare tutto, di avere la certezza che il domani sia prevedibile rispetto all'oggi, ma in effetti non è così, per cui è indispensabile essere pronti a qualsiasi esperienza sempre, e che dire al momento della morte. A migliaia persone dipartono da questo mondo e ogni dipartita è un atto unico, in cui l'essere si distacca dall'involucro fisico in modo peculiare e comincia il suo viaggio in un altrove difficilmente prevedibile. Da qui l'importanza immensa e l'incalcolabile utilità e convenienza di imparare da chi nella vita si è preparato a questo passaggio. Cosa possiamo imparare da coloro che per paura e terrore hanno evitato di parlare della morte e dunque di prepararsi in vita a questo passaggio cruciale? Possiamo imparare solo da coloro che si sono predisposti a fare questa esperienza con massima consapevolezza e devozione per Dio. Possiamo realizzare un tesoro di Saggezza e d'Amore imparando da come Shrila Prabhupada, un puro devoto del Signore, ha lasciato questo mondo, dallo stato di coscienza e dai sentimenti con i quali si è preparato al Viaggio".
Leggiamo dalla Shrila Prabhupada Lilamrita, il capitolo intitolato 'La lezione finale'.
“L'Amore vince la morte. L'eterno servizio d'Amore non può essere portato via dalla morte”. Questa è la grande lezione che ci ha lasciato Shrila Prabhupada. “La più preziosa gemma di Shrila Prabhupada che più delle altre ha brillato al momento della sua dipartita: la sua attitudine di completa umiltà e l'affetto intenso per i suoi discepoli e tutte le creature”. Il 14 novembre del 1977 alle ore 19.30, nella sua stanza al Krishna Balarama Mandir a Vrindavana, Shrila Prabhupada lasciò questo mondo mortale tornando a Dio e offrendoci il più prezioso degli insegnamenti. Ci ha insegnato a morire, ci ha insegnato a vivere. Ci ha insegnato che la vita è Amore puro per Dio ed ogni essere. “Shrila Prabhupada ci ha insegnato con i suoi libri, con le sue opere, con la sua vita e infine con la sua morte”. “Il Maestro spirituale resta sempre in compagnia del suo discepolo fintanto che questi segue i suoi insegnamenti con fedeltà e purezza. Il dono più grande è il servizio in separazione, che è la realizzazione più grande ed estatica”.
14 dicembre 2009
Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.
Napoli, 11 Dicembre 2009.
Andiamo a visitare con Shrila Gurudeva il museo nazionale di Capodimonte, all'interno dell'omonima Reggia costruita verso la metà del diciottesimo secolo per Carlo di Borbone, re di Napoli.All'interno sono ospitate le Gallerie Nazionali di Capodimonte, una delle più importanti pinacoteche d'Italia. Vi sono custodite opere straordinarie di Raffaello, Caravaggio, Simone Martini, Masaccio, Tiziano e altri grandi che hanno scritto alcune pagine tra le più importanti della storia dell'arte. Con Shrila Gurudeva anche l'arte e la storia diventano strumento di riflessione sul senso della vita, per rafforzare il desiderio di ricollegare l'umano al Divino. In alcuni dipinti di Jackes De Backer (1570) vediamo raffigurate l'invidia, la superbia, l'accidia e la lussuria. Una donna che ha serpenti al posto dei capelli e che mangia alla gente il cuore: è l'invidia. La superbia schiaccia, fagocita, calpesta oggetti e persone. Il degrado impera nell'accidia: una rete che avvolge, chiude, paralizza. Nella lussuria trionfa il vizio che travolge ogni virtù: qui l'illusione esplode, s'impone, fa perdere il senso, la ragione. I commenti di Shrila Gurudeva illuminano la nostra comprensione, ci insegnano ad utilizzare il dizionario del mondo spirituale per leggere e capire questo mondo, le opere degli uomini, i fatti della storia. Nella “Parabola dei Ciechi” di Peter Bruegel vediamo raffigurato un concetto che Shrila Prabhupada esprime nei suoi libri: uomini che seguono false guide sono come ciechi che si lasciano guidare da altri ciechi; la loro fine è cadere a terra, piegati, i volti lacerati dal dolore. Nei grandi dipinti di Luca Giordano vediamo scene buie di degradazione e visioni illuminate di saggezza, speranza, liberazione. L'eterno dilemma dell'essere umano è raffigurato nel dipinto del Carraccio: “Ercole al Bivio”. La virtù esorta Ercole ad andare verso l'alto e gli offre come guida i testi sacri, mentre la lussuria lo chiama verso il basso e gli propone inganni, maschere da indossare. Originariamente anche l'arte, come la religione, la filosofia e la scienza, era considerata una via per realizzare la verità oltre l'illusione, l'essenza oltre le forme, la bellezza che è celata nel cuore. Shrila Gurudeva ci rivela la vera Arte, ci insegna a rendere ogni esperienza strumento di evoluzione.
Napoli, 12 Dicembre 2009.
Inizia il Seminario “Yoga come Arte di Vivere”. E' una ricchezza portare questo tema tra la gente che soffre, che si ammala, che si sforza per mantenere buone relazioni, che si sente disorientata e, non sapendo, rincorre illusioni. L'arte dello Yoga è l'arte di vivere, è la via per giungere alla meta, per realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissi: la libertà, la felicità, l'amore. Quante persone arrancano nel cammino della vita. L'esistenza incarnata è costellata di imprevisti e crisi. Queste crisi non sono disgrazie: sono occasioni di crescita se solo le sappiamo affrontare con attitudine costruttiva. Shrila Gurudeva offre insegnamenti pratici su come far luce nel nostro archivio segreto: l'inconscio, il karmashaya, dove viene registrata ogni nostra esperienza: azione, parola, pensiero, desiderio, emozione. Qui si determina il nostro presente, si forgia il nostro futuro. Come entrare in profondità nell'inconscio? Attivando una diversa modalità di pensiero rispetto a quella propria del pensiero automatico. C'è gente che nasce e muore senza aver mai sperimentato il pensiero non automatico, libero da condizionamenti. Nasce e muore schiava di automatismi. Lo Yoga della Bhakti insegna ad osservare con distacco la propria mente, aiuta a destrutturare condizionamenti inconsci, ci permette di comprendere i bisogni della psiche e del corpo e di armonizzarli con quelli dell'anima. Dopo il prasada piacevolmente condiviso con i partecipanti al Seminario, ci dedichiamo nel pomeriggio ad un'esperienza di visualizzazione meditativa. Come vorrei essere. Come vorrei vivere. Shrila Gurudeva evoca immagini che ci ristorano, che ci permettono di vedere soluzioni finora mai viste. Prima che scivolino nell'inconscio, fissiamo queste immagini nel giardino della memoria, affinché possiamo rievocarle nel momento del bisogno. Seduti in cerchio, impariamo a percepirci diversi dal corpo, diversi dai pensieri angoscianti che ci assillano. Abbiamo un corpo ma non siamo il corpo. Abbiamo una mente ma non siamo la mente. Siamo davanti al mare, su di una scogliera, e visualizziamo come vorremmo vivere, come desideriamo essere. Il sole, le onde, le immagini più care che ci pervadono e arrivano fino al cuore. Leggerezza, pace, liberazione, solidarietà, equilibrio, calore, benessere, liberazione: scrive una ragazza seduta accanto a me che ho conosciuto sofferente per la morte del padre avvenuta qualche anno fa e che per la prima volta partecipa ad un Seminario di Shrila Gurudeva. Testimoniamo un altro dei piccoli grandi miracoli che accompagnano la diffusione del potente e meraviglioso messaggio della Bhakti.
Napoli, 13 Dicembre 2009.
Andiamo a fare una passejapa nella Villa Floridiana. Il panorama che vediamo è bellissimo: la costa amalfitana, Posillipo, Capri, il vulcano Vesuvio che impera su Napoli, riflessi d'oro e d'argento sull'acqua. Vediamo una barca che solca il mare. La scia che apre nell'acqua è illuminata dai tiepidi riflessi di un sole invernale. Il pensiero va alla scia luminosa che il Maestro ci apre nell'oceano del samsara: seguirla ci permette di raggiungere la sponda della consapevolezza, dell'immortalità, della beatitudine. Noi vogliamo seguire quella scia. Il tempo scorre. Alle 10.30 abbiamo dato appuntamento ai partecipanti al Seminario di ieri per proseguire con un programma di domande e risposte. Dobbiamo andare. “Il tempo non si ferma, e i nostri corpi non smettono di consumarsi”, dice Shrila Gurudeva a bassa voce mentre riprendiamo la via del ritorno. Poche parole che ci riportano alla realtà dell'esistenza incarnata. Realizziamo ancora di più la sacralità, l'unicità, la preziosità indicibile dei momenti vissuti alla presenza del Maestro, che ci indica la luminosa via dell'Amore. Ce la mostra, la spiega, la percorre lui stesso e ci avvolge di luce e di ispirazione con il suo comportamento. La gratitudine e l'affetto riempiono il cuore e dal cuore dilagano, dentro e fuori di noi. Nella sala della cara devota che ci ospita ci raccogliamo in un bhajan. Sono arrivate le persone che ieri abbiamo invitato. “Questo mondo non è scollegato dal sovrammondo. La famiglia, il lavoro, la salute, le relazioni, persino la politica: niente è sconnesso dalla dimensione spirituale. Non c'è niente in questo mondo che non possa essere utilizzato per la realizzazione spirituale. Lo spirito dobbiamo calarlo sulla terra e la terra dobbiamo ricongiungerla al cielo”. Così Shrila Gurudeva inizia a parlare e prosegue descrivendo i quattro principali obiettivi dell'essere umano: i catur purushartha, che culminano nell'Amore. L'Amore, la Bhakti, è la quintessenza, è l'unico vero obiettivo da raggiungersi nella vita. É il param gati: la meta suprema (Bhagavad-gita XVIII.54). Come si pratica e a cosa serve la disciplina della Bhakti? La pratica della Bhakti produce anartha nivritti, la destrutturazione dei condizionamenti, sviluppa attrazione per la Realtà, gusto per la vita spirituale, affetto intenso e infine Amore per Dio e per tutti gli esseri. Un Amore che si irradia. Tante domande e tante risposte si susseguono: il perdono, la genetica, la voce interiore, il distacco emotivo, la compassione. Una madre chiede a proposito del figlio che soffre. Lei non riesce a gestire questa sofferenza, ma le parole che ascolta le permettono di intravedere una soluzione. Affiora la speranza, scintilla una luce oltre il tunnel. Sono le 13.30. Anche se le domande sarebbero ancora molte, dobbiamo prendere prasada e poi partire per tornare in Toscana. Finita la lezione una signora che ci ha conosciuto oggi per la prima volta si avvicina a Shrila Gurudeva: “La ringrazio: mi ha fatto vivere momenti come non li vivevo da lungo tempo. Sono finalmente riuscita a rilassarmi, a sentire un'armonia interiore. Ho sentito enorme giovamento”. Espressioni di soddisfazione che giungono con naturalezza e portano luce nel cuore. Dopo il prasada salutiamo i cari devoti che ci hanno ospitato e ci rimettiamo in viaggio. Shri Sankirtana yajna, ki jay! Shrila Gurudeva, ki jay!
Andiamo a visitare con Shrila Gurudeva il museo nazionale di Capodimonte, all'interno dell'omonima Reggia costruita verso la metà del diciottesimo secolo per Carlo di Borbone, re di Napoli.All'interno sono ospitate le Gallerie Nazionali di Capodimonte, una delle più importanti pinacoteche d'Italia. Vi sono custodite opere straordinarie di Raffaello, Caravaggio, Simone Martini, Masaccio, Tiziano e altri grandi che hanno scritto alcune pagine tra le più importanti della storia dell'arte. Con Shrila Gurudeva anche l'arte e la storia diventano strumento di riflessione sul senso della vita, per rafforzare il desiderio di ricollegare l'umano al Divino. In alcuni dipinti di Jackes De Backer (1570) vediamo raffigurate l'invidia, la superbia, l'accidia e la lussuria. Una donna che ha serpenti al posto dei capelli e che mangia alla gente il cuore: è l'invidia. La superbia schiaccia, fagocita, calpesta oggetti e persone. Il degrado impera nell'accidia: una rete che avvolge, chiude, paralizza. Nella lussuria trionfa il vizio che travolge ogni virtù: qui l'illusione esplode, s'impone, fa perdere il senso, la ragione. I commenti di Shrila Gurudeva illuminano la nostra comprensione, ci insegnano ad utilizzare il dizionario del mondo spirituale per leggere e capire questo mondo, le opere degli uomini, i fatti della storia. Nella “Parabola dei Ciechi” di Peter Bruegel vediamo raffigurato un concetto che Shrila Prabhupada esprime nei suoi libri: uomini che seguono false guide sono come ciechi che si lasciano guidare da altri ciechi; la loro fine è cadere a terra, piegati, i volti lacerati dal dolore. Nei grandi dipinti di Luca Giordano vediamo scene buie di degradazione e visioni illuminate di saggezza, speranza, liberazione. L'eterno dilemma dell'essere umano è raffigurato nel dipinto del Carraccio: “Ercole al Bivio”. La virtù esorta Ercole ad andare verso l'alto e gli offre come guida i testi sacri, mentre la lussuria lo chiama verso il basso e gli propone inganni, maschere da indossare. Originariamente anche l'arte, come la religione, la filosofia e la scienza, era considerata una via per realizzare la verità oltre l'illusione, l'essenza oltre le forme, la bellezza che è celata nel cuore. Shrila Gurudeva ci rivela la vera Arte, ci insegna a rendere ogni esperienza strumento di evoluzione.
Napoli, 12 Dicembre 2009.
Inizia il Seminario “Yoga come Arte di Vivere”. E' una ricchezza portare questo tema tra la gente che soffre, che si ammala, che si sforza per mantenere buone relazioni, che si sente disorientata e, non sapendo, rincorre illusioni. L'arte dello Yoga è l'arte di vivere, è la via per giungere alla meta, per realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissi: la libertà, la felicità, l'amore. Quante persone arrancano nel cammino della vita. L'esistenza incarnata è costellata di imprevisti e crisi. Queste crisi non sono disgrazie: sono occasioni di crescita se solo le sappiamo affrontare con attitudine costruttiva. Shrila Gurudeva offre insegnamenti pratici su come far luce nel nostro archivio segreto: l'inconscio, il karmashaya, dove viene registrata ogni nostra esperienza: azione, parola, pensiero, desiderio, emozione. Qui si determina il nostro presente, si forgia il nostro futuro. Come entrare in profondità nell'inconscio? Attivando una diversa modalità di pensiero rispetto a quella propria del pensiero automatico. C'è gente che nasce e muore senza aver mai sperimentato il pensiero non automatico, libero da condizionamenti. Nasce e muore schiava di automatismi. Lo Yoga della Bhakti insegna ad osservare con distacco la propria mente, aiuta a destrutturare condizionamenti inconsci, ci permette di comprendere i bisogni della psiche e del corpo e di armonizzarli con quelli dell'anima. Dopo il prasada piacevolmente condiviso con i partecipanti al Seminario, ci dedichiamo nel pomeriggio ad un'esperienza di visualizzazione meditativa. Come vorrei essere. Come vorrei vivere. Shrila Gurudeva evoca immagini che ci ristorano, che ci permettono di vedere soluzioni finora mai viste. Prima che scivolino nell'inconscio, fissiamo queste immagini nel giardino della memoria, affinché possiamo rievocarle nel momento del bisogno. Seduti in cerchio, impariamo a percepirci diversi dal corpo, diversi dai pensieri angoscianti che ci assillano. Abbiamo un corpo ma non siamo il corpo. Abbiamo una mente ma non siamo la mente. Siamo davanti al mare, su di una scogliera, e visualizziamo come vorremmo vivere, come desideriamo essere. Il sole, le onde, le immagini più care che ci pervadono e arrivano fino al cuore. Leggerezza, pace, liberazione, solidarietà, equilibrio, calore, benessere, liberazione: scrive una ragazza seduta accanto a me che ho conosciuto sofferente per la morte del padre avvenuta qualche anno fa e che per la prima volta partecipa ad un Seminario di Shrila Gurudeva. Testimoniamo un altro dei piccoli grandi miracoli che accompagnano la diffusione del potente e meraviglioso messaggio della Bhakti.
Napoli, 13 Dicembre 2009.
Andiamo a fare una passejapa nella Villa Floridiana. Il panorama che vediamo è bellissimo: la costa amalfitana, Posillipo, Capri, il vulcano Vesuvio che impera su Napoli, riflessi d'oro e d'argento sull'acqua. Vediamo una barca che solca il mare. La scia che apre nell'acqua è illuminata dai tiepidi riflessi di un sole invernale. Il pensiero va alla scia luminosa che il Maestro ci apre nell'oceano del samsara: seguirla ci permette di raggiungere la sponda della consapevolezza, dell'immortalità, della beatitudine. Noi vogliamo seguire quella scia. Il tempo scorre. Alle 10.30 abbiamo dato appuntamento ai partecipanti al Seminario di ieri per proseguire con un programma di domande e risposte. Dobbiamo andare. “Il tempo non si ferma, e i nostri corpi non smettono di consumarsi”, dice Shrila Gurudeva a bassa voce mentre riprendiamo la via del ritorno. Poche parole che ci riportano alla realtà dell'esistenza incarnata. Realizziamo ancora di più la sacralità, l'unicità, la preziosità indicibile dei momenti vissuti alla presenza del Maestro, che ci indica la luminosa via dell'Amore. Ce la mostra, la spiega, la percorre lui stesso e ci avvolge di luce e di ispirazione con il suo comportamento. La gratitudine e l'affetto riempiono il cuore e dal cuore dilagano, dentro e fuori di noi. Nella sala della cara devota che ci ospita ci raccogliamo in un bhajan. Sono arrivate le persone che ieri abbiamo invitato. “Questo mondo non è scollegato dal sovrammondo. La famiglia, il lavoro, la salute, le relazioni, persino la politica: niente è sconnesso dalla dimensione spirituale. Non c'è niente in questo mondo che non possa essere utilizzato per la realizzazione spirituale. Lo spirito dobbiamo calarlo sulla terra e la terra dobbiamo ricongiungerla al cielo”. Così Shrila Gurudeva inizia a parlare e prosegue descrivendo i quattro principali obiettivi dell'essere umano: i catur purushartha, che culminano nell'Amore. L'Amore, la Bhakti, è la quintessenza, è l'unico vero obiettivo da raggiungersi nella vita. É il param gati: la meta suprema (Bhagavad-gita XVIII.54). Come si pratica e a cosa serve la disciplina della Bhakti? La pratica della Bhakti produce anartha nivritti, la destrutturazione dei condizionamenti, sviluppa attrazione per la Realtà, gusto per la vita spirituale, affetto intenso e infine Amore per Dio e per tutti gli esseri. Un Amore che si irradia. Tante domande e tante risposte si susseguono: il perdono, la genetica, la voce interiore, il distacco emotivo, la compassione. Una madre chiede a proposito del figlio che soffre. Lei non riesce a gestire questa sofferenza, ma le parole che ascolta le permettono di intravedere una soluzione. Affiora la speranza, scintilla una luce oltre il tunnel. Sono le 13.30. Anche se le domande sarebbero ancora molte, dobbiamo prendere prasada e poi partire per tornare in Toscana. Finita la lezione una signora che ci ha conosciuto oggi per la prima volta si avvicina a Shrila Gurudeva: “La ringrazio: mi ha fatto vivere momenti come non li vivevo da lungo tempo. Sono finalmente riuscita a rilassarmi, a sentire un'armonia interiore. Ho sentito enorme giovamento”. Espressioni di soddisfazione che giungono con naturalezza e portano luce nel cuore. Dopo il prasada salutiamo i cari devoti che ci hanno ospitato e ci rimettiamo in viaggio. Shri Sankirtana yajna, ki jay! Shrila Gurudeva, ki jay!
11 dicembre 2009
Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.
Lecce, 8 Dicembre 2009.Al mattino ci raccogliamo in meditazione. Il Maha-mantra Hare Krishna risuona per la prima volta nelle orecchie dei partecipanti al Seminario. Alcuni di loro stanno continuando a seguirci nei nostri programmi. Si stanno affezionando. Il Seminario prosegue...Cantiamo la laude di Bhaktivinoda Thakur rivolta al devoto del Signore: “Ohe Vaishnava Thakur”. Shriman Matsyavatara Prabhu ci spiega il suo significato. “L'abbandono a Shri Shri Guru e Krishna è una pratica basilare, indispensabile per poter avanzare spiritualmente. Per l'essere umano sembra che ciò sia la cosa più difficile da fare. Sembra che si preferisca morire piuttosto che abbandonarsi, come se l'ego fosse più importante della vita stessa. Ma cosa ha di tanto importante l'ego? Se lo analizziamo con lucidità, scopriamo che esso non è altro che un insieme di scelte arbitrarie con le quali la persona si identifica. Come se voi vedeste un nucleo luminoso che è la vera persona, attorno al quale ci sono oggetti fluttuanti (nella psiche) e l'io si identifica non con il nucleo ma con questi contenuti effimeri. Il soggetto non ha a che vedere con essi, se non nella misura in cui il sole ha a che vedere con il suo riflesso nell'acqua. Noi siamo e rimaniamo, mentre quel riflesso non è e non resta. Una bolla che prima o poi scoppia: così è l'ego. Dunque cosa vuol dire abbandonarsi? Significa abbandonare un'illusione ed entrare in contatto con la nostra reale natura. Siamo esseri spirituali fatti per amare ed essere amati, e il nostro partner privilegiato è Dio, attraverso il Quale si può amare chiunque nell'universo e l'universo stesso. Quando voltiamo le spalle a Dio e al Suo amore, usciamo dalla realtà ed entriamo nel vortice delle apparenze. Se vogliamo tornare in contatto con la Realtà, la via regia è ristabilire la nostra relazione con Dio. E tra tutte le vie di ricongiunzione o comunione con il Supremo l'amore è la privilegiata, quella che eccelle su tutte le altre. Lo scopo della nostra vita è ricongiungersi al Signore e diventare recipienti dell'Amore divino. Gli innamorati di Dio ci trasmettono e ci insegnano questo Amore, come in primis fa il Guru: colui che amorevolmente ci guida, ci corregge, ci illumina, ci perdona quando sbagliamo. La sua caratteristica principale è la compassione, karuna. Attraverso il Guru e i devoti del Signore possiamo ricevere la Grazia divina per poter avere la forza di ricongiungerci al Supremo. Coloro la cui buddhi è sempre collegata a Dio sperimentano un flusso costante di ispirazione di cui diventano tramiti: prendono l'ispirazione dall'alto e la portano in basso. Si costituisce così un ponte tra terra e cielo. La terra può diventare bella come il cielo se noi viviamo in terra con la coscienza di cielo. E ciò è possibile se non perdiamo l'ispirazione. Il segreto del successo è diventare capaci di ricevere la Misericordia, trattenerla e donarla agli altri”. Shrila Gurudeva ci dona bellissimi insegnamenti sulla Misericordia divina. Ci porta luce e speranza nel cuore.
Lecce, 9 Dicembre 2009.
Siamo nel tempio. Cantiamo la preghiera “Gurudeva” di Bhaktivinoda Thakur: qui troviamo la corretta disposizione d'animo per iniziare ogni giornata e per vivere l'intera vita. É una disposizione d'animo che va rinnovata ogni giorno. Shriman Matsyavatara Prabhu ci offre insegnamenti importanti sui presupposti della vita iniziatica. “Coloro che desiderano intraprendere la vita iniziatica, dovrebbero capire l'importanza del programma spirituale del mattino: mangala aratika è la centralità della nostra vita spirituale, è ciò che ci permette di mantenere vivo il nostro desiderio di realizzazione spirituale, è uno degli strumenti principali per far crescere la pianticella della Bhakti: bhakti lata bija, come spiega Shri Caitanya Deva nei Suoi insegnamenti a Rupa Gosvami. Se il bhakta non è esperto, la giovane pianticella della Bhakti viene soffocata dalla erbe infestanti dei condizionamenti: se non vengono estirpate giorno per giorno, esse uccidono la nostra Bhakti. Come curarla e come proteggerla? Mangala aratika è indispensabile. Alzarsi presto al mattino, lavarsi accuratamente, mettersi vesti pulite dedicate alle funzioni religiose, offrire preghiere al Signore, offrirGli adorazione, invocare i Santi Nomi, leggere le sacre Scritture e ascoltare i commenti del Maestro spirituale e di devoti avanzati spiritualmente. L'avanzamento spirituale si misura in termini di coerenza, continuità della pratica, devozione e dedizione. La Bhakti è una tendenza spontanea dell'anima, ma per farla emergere, per farla fiorire, occorre seguire una sadhana rigorosa, altrimenti non riusciremo a rompere le catene della coazione karmica. La consapevolezza di ciò è fondamentale per coloro che sono discepoli e per coloro che desiderano diventarlo. Si può servire Shri Krishna in tanti modi diversi, ma il comune denominatore di tutte le varie forme di sacra seva è un'ottima sadhana personale. La pratica della Bhakti è il nostro “legno che varca cantando”. É un'impresa affascinante, bellissima, ma occorre tutto il nostro impegno. L'iniziazione spirituale non è un punto di arrivo, è il varo della nostra nave, del nostro vascello della Bhakti. La fede in Dio è una componente dell'anima, ma può illuminarsi e diventare potente fino a muovere le montagne oppure, se uno commette offese, può sgretolarsi, andare in frantumi fino a ridursi quasi a zero. La fede cresce o diminuisce a seconda di come noi ci comportiamo. Se non siamo sostenuti da una sadhana continua e rigorosa, i condizionamenti e la sofferenza ci sommergono”. Durante la giornata Shrila Gurudeva incontra varie persone. Tra queste mi colpisce in particolar modo una signora che con spontaneo entusiasmo dice a Shrila Gurudeva: “In quanti posti sono entrata per sentire anche solo una parola di quelle che tu hai detto in questi giorni, ma sono sempre rimasta delusa. Da te finalmente ho sentito dire quello che desideravo ascoltare da tanto tempo”. Sono parole che scorrono da anima ad anima.
Lecce - Napoli, 10 Dicembre 2009.
Al mattino presto partiamo da Lecce per Napoli. Si è conclusa la prima parte del viaggio. Commossi salutiamo i devoti e li ringraziamo per la loro ospitalità, per il loro calore, per la loro devozione, per il servizio che hanno reso a Shrila Gurudeva. Il viaggio prosegue. Mentre corriamo sulla strada vediamo nel cielo un grande stormo di uccelli: volano tutti assieme, uniti si librano nell'aria. L'un l'altro si fanno forza, volano verso una comune meta. Anche noi desideriamo librarci in alto, salire sulle nuvole, scavalcare la volta del cielo e raggiungere il sole. E' questo il nostro viaggio. Il sole fa capolino da una nuvola, il mare ci accompagna. La Natura ci parla del Suo Creatore. Nel pomeriggio Shrila Gurudeva tiene una Conferenza nella Sala neorinascimentale dedicata allo scultore Vincenzo Gemito, che si trova di fronte al Museo archeologico nazionale di Napoli, uno dei più importanti d'Europa. “Yoga come Arte di Vivere”. “Lo Yoga serve a curare sbalzi di umore, a sanare ferite psicologiche, ma anche a molto di più. Il fine dell'uomo è la felicità, e lo Yoga aiuta a raggiungere questo scopo. Lo Yoga ci permette di sperimentare quella gioia che non dipende da cose esteriori, che è ben diversa dall'euforia effimera dei sensi. Per poter realizzare ciò occorre ritrovare il nostro fulcro, la nostra centratura, e ciò è possibile solo ricollegandoci al Divino. Nella Bhagavad-gita, uno dei testi più autorevoli della tradizione indovedica, lo Yoga è spiegato nel suo significato di "ricongiunzione". Si ricongiunge l'io individuale soggettivo al Sè cosmico, a Dio. La suprema ricongiunzione è nella forma dell'Amore: Bhakti-Yoga.” Shrila Gurudeva prosegue spiegando la differenza tra il sé e l'ego, tra l'essere spirituale e l'io storico. “Quando la distanza tra l'io e il sé aumenta, l'essere diventa sempre più alienato. Anche se conquistasse un impero economico sarebbe sempre più povero. Anche conseguisse tutto il sapere, sarebbe il più ignorante e il più infelice. Anche se avesse tutto il potere, si sentirebbe comunque un miserabile”. Vengono spiegate le conseguenze dell'allontanamento tra l'io reale e l'io immaginario, ed anche cosa succede quando l'io e il sé si riavvicinano fino ad integrarsi ed armonizzarsi. Ci viene rivelata la bellezza della ricongiunzione attraverso l'Amore, in cui tutto ritrova senso, unità, scopo, valore. Le persone sono assorte in un ascolto che ravviva, vivifica, dà speranza e direzione alla nostra vita nel mondo.
10 dicembre 2009
Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.
Siamo a Lecce, ospiti di alcuni cari devoti che hanno organizzato per Shriman Matsyavatara Prabhu alcune conferenze pubbliche, incontri devozionali e un seminario sul tema “Pensiero, Azione, Destino”. Oggi è il giorno dedicato al Seminario, che è iniziato ieri pomeriggio. E' il primo Seminario che il nostro Maestro tiene a Lecce. Siamo a Palazzo Turrisi, un palazzo storico del XVII secolo nel centro storico della città, per approfondire la scienza del pensare ed altri insegnamenti finalizzati al risveglio della Bhakti, l'amore puro per Dio e per ogni creatura. É una giornata limpida, con un tiepido sole invernale che riscalda i corpi e illumina le menti. Vi offro con gioia alcuni degli insegnamenti che ascolto e che più mi colpiscono. “Con il nostro campo psico-emotivo pervadiamo l'ambiente attorno a noi e lo influenziamo. La nostra mente dà forma, suono, colore a tutto quel che percepiamo: cose, luoghi, persone, esperienze. La realtà che si rivela ai nostri occhi è solo quella che la mente e i sensi ci permettono di percepire. I limiti che percepiamo sono quelli imposti dalla nostra mente. L'antica saggezza dei rishi vedici e lo Yoga della Bhakti insegnano conoscenze e metodi per la purificazione dei contenuti psichici consci e inconsci, descrivendo le componenti bio-psico-spirituali dell'essere ed aprendo ad una visione cosmica e teleoscopica della vita e del progetto universo. L'essere umano è fatto per conseguire uno scopo. Se si rinnegasse questo scopo o se si sbagliasse nell'identificare lo scopo di valore da raggiungere, l'insoddisfazione e la sindrome depressiva diventerebbero così forti e insostenibili che si attiverebbe immediatamente una pulsione di morte, con la conseguente tendenza inconscia a costruire piani suicidari. È dunque quanto mai fondamentale riuscire a ben definire lo scopo esistenziale che vogliamo conseguire affinché sia veramente corrispondente alle nostre più profonde e ideali aspirazioni: quelle dell'anima. Se impariamo a raccoglierci in noi stessi, nell'essenza, attraverso la preghiera, la meditazione, l'ispirazione e l'intuizione spirituale, potremo fare scelte che saranno veramente le nostre e delle quali non ci pentiremo mai. Perché saremo entrati in contatto con il nostro nucleo, con la cifra essenziale di noi stessi che è la coscienza, il sé spirituale, l'atman, ritrovando la nostra capacità di contestualizzarci nell'universo. Potremo così percorrere la via celeste dell'evoluzione che ci porta in cieli virginali, in prati di smeraldo, avvolti da quella gioia profonda che non dipende da ciò che è esterno ma che sgorga direttamente dal cuore. E' la gioia dell'anima di cui parlano i mistici di tutte le grandi tradizioni spirituali”. Shrila Gurudeva spiega ai partecipanti al Seminario la composizione dell'essere umano: il corpo grossolano (sthula sharira), il corpo sottile (linga sharira), i cinque involucri della personalità (panca kosha), i sette livelli di percezione o bhumi. “Quando la buddhi o intelletto è collegato al purusha, al sé spirituale (Bhagavad-gita II.50), si attiva la funzione trascendente e si realizza la nostra natura più intima di atman. Abbiate coscienza che nessuna forza nell'universo lavora contro di noi. Tutto l'universo tende alla nostra evoluzione, opera per la nostra liberazione, affinché si possa superare ogni ostacolo che ci trattiene a terra, in pensieri automatici, in gabbie psichiche che generano sofferenza, chiusura, buio della coscienza. Abbiamo immense potenzialità di realizzazione, ma per renderle effettive è importante agire in armonia con le forze dell'universo”. Il Seminario prosegue evidenziando la forza terapeutica della meditazione e della parola sacra (vac), il mantra che “libera la mente” dai contenuti involuti, contaminati, e illumina la coscienza. Shrila Gurudeva collega gli insegnamenti antichi dello Yoga della Bhakti alle moderne scoperte scientifiche, ad esempio quella dell'Accademia di Scienze Russe sulla capacità della parola di modificare il DNA. “Gli insegnamenti spirituali, come quelli trasmessi dalle antiche narrazioni puraniche, veicolano immagini, emozioni, pensieri, valori che possono correggere alla radice tendenze inconsce patologiche che rovinano la vita, non solo a noi ma anche alle persone che ci stanno accanto. Le tecniche utilizzate non sono psicoterapeutiche: esse traggono forza e ispirazione dalle dimensioni più elevate della coscienza, quelle che sono oltre i limiti della psiche, che costituiscono la nostra vera natura e alle quali si può attingere attraverso il raccoglimento, la meditazione e un'azione gioiosamente offerta a Dio per l'evoluzione di ogni essere. Il fine della nostra vita è la realizzazione spirituale. Più ci realizziamo più diventiamo gioiosi, perché la nostra natura è la felicità (ananda). Non potremo mai essere felici se non realizziamo noi stessi”. Le persone sono sempre più ispirate. Già rispetto a ieri possiamo vedere quanto si siano aperte, quanto maggiormente siano ricettive, partecipi, desiderose di far propri gli insegnamenti che ricevono. Le loro domande permettono di approfondire la connessione tra pensieri ed emozioni, l'atman come sorgente energetica di tutte le funzioni psicofisiche, le principali tecniche di visualizzazione meditativa. Il tempo scorre velocemente. É già ora di pranzo. Offriamo ai partecipanti Bhagavata Prasada e rispettiamo tutti assieme, seduti in cerchio. Si hanno scambi vivaci, genuini, ispiranti. Il pomeriggio prosegue con una bellissima esperienza di Visualizzazione meditativa. Questa pratica svela nei cuori alcuni segreti dell'immaginazione attiva e di quella speciale modalità del pensiero tradizionalmente definita dhyana, che è ben al di sopra del pensiero ordinario. Ne possiamo sperimentare i frutti in termini di intuizioni, emozioni, visioni, sogni, realizzazioni. Emergono alla coscienza immagini e sentimenti che offrono ai nostri problemi soluzioni che prima d'ora mai avevamo intravisto. Questo nostro stare assieme è dolce, costruttivo, illuminante. Alla fine del Seminario concordiamo con i partecipanti di proseguire l'esperienza l'indomani, nel pomeriggio, a casa del devoto che ci ospita. Vedremo assieme il video appena uscito dell'evento che si è svolto in Palazzo Vecchio a Firenze su “Il Viaggio di Dante e la Bhagavad-gita” e poi proseguiremo con l'analizzare e dare risposte alle riflessioni che i partecipanti al Seminario hanno scritto durante il laboratorio di gruppo sui seguenti temi: come vorrei essere; qual è l'ostacolo principale alla mia realizzazione. Concludiamo l'intensa e bella giornata con un gioioso bhajan offerto alle Divinità di Shri Shri Radha Gopinath. I colori dei loro abiti, oro e bianco, evocano la maestosità e la purezza del Divino che orienta le nostre vite.
Lecce, 7 Dicembre 2009.
La mattina, dopo il programma spirituale e il canto dei Santi Nomi, andiamo in visita al Castello Carlo V del sec. XVI, maestoso e possente, una fortezza nel cuore della città leccese. Shriman Matsyavatara Prabhu ci ricorda che qui si sono svolti atti turpi, tragedie umane, cospirazioni, soprusi. Visitare questi luoghi ci dà occasione di riflettere su quanto possa degradarsi l'essere umano fino a diventare strumento di violenza persino contro i propri simili. La storia è maestra di vita, come dicevano i latini (historia magister vitae): conoscerla è importante per prevenire errori del passato, per rinnovare il nostro desiderio di purezza, di elevazione, di liberazione. Usciti dal castello, mentre camminiamo tra le vie della città, ci fermiamo ad osservare uno spettacolo bellissimo: un albero con radici possenti, così grandi che assomigliano a quelle di un baniano e che rappresenta un panorama davvero insolito nel pullulare di case, strade, palazzi, insegne di negozi. Mentre osserviamo le possenti radici che affondano nel terreno, esprimiamo nel cuore desideri e preghiere al Signore: "Rendici forti, stabili, irremovibili nell'Amore". Se non si mettono radici non si vola. Il pomeriggio ci incontriamo alle ore 16 con i partecipanti del Seminario per guardare assieme il video dell'evento in Palazzo Vecchio a Firenze su: "Il Viaggio di Dante e la Bhagavad-gita". In seguito proseguiamo con la parte finale del Seminario, quella fuori programma che è stata proposta per permettere ulteriori approfondimenti e che le persone hanno accolto con gioia. Siamo una trentina nella casa del devoto che ci ospita. Esaminiamo una ad una le riflessioni dei partecipanti al Seminario sui seguenti temi: come vorrei essere; qual è il mio ostacolo. Shrila Gurudeva ci offre riflessioni preziose, in un'atmosfera calda, familiare, coinciliante ad un'apertura del cuore. "Se non inseriamo valori assoluti nella nostra vita, nessuna relazione che stabiliamo potrà mantenersi e durare a lungo. Se i principi di vita cui facciamo riferimento sono soggetti a spazio e a tempo, le relazioni che intratteniamo saranno ugualmente soggette a spazio e a tempo e dunque destinate ad un'inesorabile consunzione. Lo scopo della vita è introdursi in quella dimensione nella quale possiamo vedere, capire, sentire, realizzare la differenza tra ciò che è nel divenire e ciò che è nell'essere". "Il mio ostacolo", dice uno dei partecipanti, "è la fede intermittente, l'insicurezza, l'incapacità di contestualizzarmi, la difficoltà ad individuare la direzione nella quale voglio andare". Shrila Gurudeva risponde con insegnamenti che vanno dritti al cuore, mentre le persone sono sempre più immerse nell'ascolto. "Nella Bhagavad-gita Shri Krishna spiega che ogni essere è nel suo percorso e ogni percorso è diverso da tutti gli altri: ognuno ha il proprio viaggio da compiere, a seconda delle sue tendenze e delle esperienze che ha fatto nella propria vita. Dice un antico proverbio cinese: chi non conosce il proprio luogo di provenienza non può arrivare al luogo dove desidera andare. Se non riusciamo a contestualizzarci, non saremo capaci di giungere alla nostra destinazione. Talvolta sembra che ci siano forze che lavorano contro di noi, che contrastano con gli obiettivi che ci siamo prefissi, in questo caso l'aspirazione ad una fede stabile. Per risolvere il problema dobbiamo andare innanzitutto alla ricerca delle cause. La causa di una fede discontinua è l'incoerenza nell'agire. La fede è una qualità dell'anima. Non esiste una persona senza fede. Se il soggetto che ha una fede intermittente in Dio e nella realtà spirituale imparasse ad osservarsi, vedrebbe che nel suo caso la fede si è trasferita su qualcos'altro. Neanche per un attimo una persona può vivere senza fede, così come neppure per un attimo una persona può vivere senza amore; però la fede e l'amore si contaminano. Occorre una disciplina, un impegno costante, una scienza da applicare nella nostra vita per purificare la nostra naturale tendenza verso la fede e l'amore. La disciplina della Sadhana-Bhakti permette lo sviluppo di un amore gradualmente sempre più puro, restituendo integrità e armonia alle varie funzioni psichiche affinché non ci sia dispersione di energie verso obiettivi effimeri. Che bellezza quando tutto il nostro essere, quando tutta la nostra vita converge armonicamente verso la nostra evoluzione, verso quell'Uno che dà senso e gioia al nostro percorso nel mondo". Si è creata un'atmosfera speciale. La murti di Shrila Prabhupada risplende vicino a Shrila Gurudeva. Gradualmente le persone vengono introdotte nel cuore della Bhakti. Continua l'apertura del cuore e Shrila Gurudeva offre insegnamenti in risposta alle varie problematiche sollevate dalle persone: "vorrei essere più attenta ai bisogni degli altri; il mio ostacolo è la pigrizia"; "vorrei acquisire più fiducia e stima in me stesso; il mio ostacolo è l'impazienza". Shrila Gurudeva ci racconta una storia del Mahabharata per spiegarci i danni dell'impulsività. Poi prosegue offrendoci strumenti per superare la paura di amare e la paura della solitudine. "Si deve imparare ad amare senza pretese, senza aspettative. Il vero amore non ha un oggetto esclusivo. Per natura l'amore è energia in espansione, che va rivolta verso tutti gli esseri". Una signora dice in pubblico: "Maestro, oggi dopo averlo ascoltato, per la prima volta ringrazio il Signore per la crisi cui mi ha posto di fronte. Perchè capisco che ciò mi sta aiutando a superare i miei limiti." Questa signora, che è un medico, ha trovato per strada una locandina del Seminario qualche ora prima che iniziasse e ha deciso di partecipare. "Ieri ho focalizzato durante la visualizzazione meditativa una bellissima immagine. Ora questa immagine mi ritorna in mente quando penso al problema che sto vivendo e mi fa stare tranquilla, quando prima ero invece colta dall'angoscia". Testimoniamo sul campo che si è messa in moto una nuova prospettiva, più ampia, che sta aiutando la persona a guardare al suo problema da un altro punto di vista, che permette di scorgere la soluzione. Come sempre tutto dipende dalla nostra attitudine interiore. Stasera per alcuni dei presenti è stata una rinascita: come se si fosse spento un motore che produceva un rumore assordante a cui ci si era assuefatti con sofferenza continua. Sono le 21.30. Secondo il programma l'incontro doveva terminare alle ore 20. Le persone presenti continuano a fare domande, a portare all'attenzione loro casi personali. La loro sete di conoscenza trova soddisfazione. E' bello vivere così: illuminandosi l'un l'altro per poi fare ognuno esperienze di crescita nel laboratorio della propria vita.
08 dicembre 2009
Racconti in diretta: Realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali.
Da oggi è attivo questo nuovo spazio dove pubblicheremo insegnamenti di Shrila Gurudeva e diari dei viaggi di Sankirtana!
Il titolo di questa rubrica è: "Racconti in diretta: realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali". Sarà un ulteriore utile strumento per rimanere in contatto con l'opera del nostro Maestro anche quando non si ha la possibilità di una partecipazione in prima persona.
Il titolo di questa rubrica è: "Racconti in diretta: realizzazioni, esperienze, riflessioni spirituali". Sarà un ulteriore utile strumento per rimanere in contatto con l'opera del nostro Maestro anche quando non si ha la possibilità di una partecipazione in prima persona.
22 marzo 2009
'La via iniziatica' di Shriman Matsyavatara Prabhu.
Tutti albergano nel cuore l’intima aspirazione ad ampliare ed espandere progressivamente la propria coscienza della realtà fino ad abbracciare l’intera manifestazione cosmica, per carpirne infine i segreti più riposti e inaccessibili, ma, per quanto tale desiderio costituisca di per sé un potente stimolo alla ricerca, si rivela tuttavia tanto insufficiente quanto invece è necessario condurre tale ricerca in modo protetto, incamminandosi cioè su una via già tracciata e percorsa con successo da innumerevoli individui nel passato(1), non certo inventandone una nuova di sana pianta(2). L'essere spirituale, che vaga nel mondo fenomenico dimentico del proprio vero Sè, della propria vera natura, tenta affannosamente di comprendere, vita dopo vita, quali siano la propria collocazione e funzione nel contesto dell'universo. Ignorando quali siano la propria identità, la propria origine e la propria destinazione, in questo viaggio periglioso, non riesce a dare un senso alla vita. Gioie e dolori si palesano ai suoi occhi come manifestazioni caduche, impermanenti(3); pur essendosi messo alla ricerca della felicità, incontra piaceri effimeri, che si trasformano sempre e soltanto in dolori. Sente un anelito indomabile alla felicità, ma è incapace di accedere a questo stato dell'essere e si scontra continuamente con ciò che gli è opposto, l'infelicità. Ha sperimentato che tutto ciò che è caro prima o poi sfugge di mano e che il possesso, pur presentandosi come uno strumento di gioia, risulta impossibile a detenersi; quindi si trasforma inevitabilmente in dolore anche quella gioia iniziale verso la quale il possesso tendeva. L’essere infine giunge ad una considerazione inevitabile: la vita è sofferenza. La giostra di gioie e dolori continua a girare senza sosta finchè quest'anima peregrina non incontra una persona risvegliata, che vive nel Sè, che ha esperienza del Sè, che vede la Realtà e vive nella Realtà, che non solo ha sperimentato ma vive continuamente quell'esperienza che è al di là degli opposti dualismi che provocano eternamente gioie e dolori. Questa persona rivela un grande segreto all'anima “in pena”: le dice che la sua essenza è spirituale e che esiste un sentiero, lo Yoga, percorrendo il quale è possibile stabilirsi fermamente in quella dimensione dell'essere in cui ci si percepisce come sac-cid-ananda, ossia dotati di esistenza, intelligenza e beatitudine. Esistenza (sat) potrebbe sembrare solo una parola, ma in realtà indica la continuità della percezione della propria individualità, dell'Io vero, che non conosce né morte né interruzione alcuna. Intelligenza (cit) indica l’esser sempre coscienti e beatitudine (ananda) indica l’insorgere di un sentimento di intensa felicità, di cui l’essere per natura è colmo. Per coloro che aspirano, dunque, non solo a soddisfare i bisogni che rientrano nella sfera antropologica, ma anche a superarli per raggiungere passo dopo passo quello stato di coscienza divina in cui l’essere vede sciogliersi per sempre gli asfissianti legami che lo tenevano aggiogato alle sempre mutevoli forme della materia, non sono sufficienti né il pensare né l’agire. Una caratteristica del sentiero della perfezione indicato dai Veda, infatti, è l’aspetto iniziatico; non si può procedere da soli(4): è necessaria la guida di un Guru, una persona realizzata in quella scienza all’interno di una successione di maestri (Parampara)(5). Lo studio e la pratica della scienza sacra, quindi il percorso che parte da dharma per giungere a moksa e successivamente a prema, sono sempre precedute dai rispettosi omaggi all'insegnante, al Maestro, al Guru(6), colui che insegna la scienza della realizzazione spirituale, l'arte della vita, che permette di approdare dalla morte all’immortalità. Chi desidera penetrare i concetti propri della conoscenza che trascende i limiti e le risorse di cui solitamente sono dotati gli umani, deve trovare il modo di accedere ad un livello superiore di coscienza(7): ciò è possibile grazie all'intercessione di persone che vivono ad un livello tale.om ajnana-timirandhasya jnananjana-salakaya
caksur unmilitam yena tasmai sri-gurave namah(8).
caksur unmilitam yena tasmai sri-gurave namah(8).
"Offro i miei rispettosi omaggi al mio maestro spirituale, che ha aperto i miei occhi, accecati dalle tenebre dell’ignoranza, con la torcia della conoscenza trascendente."
Colui che, dopo aver superato la densa foresta dell’illusione, si sente ormai giunto al termine dell'esperienza umana, può intraprendere la via iniziatica. In alcuni passi della letteratura vedica viene persino affermato che una persona che non abbia un maestro spirituale non dev'essere nemmeno considerata civile. Diksha (l’iniziazione) non è facoltativa, ma è una tappa inevitabile dell'esistenza, necessaria per giungere alla piena maturità. Per compiere l'evoluzione umana, per trasferirsi dal piano umano a quello divino, diksa è indispensabile. L’iniziazione equivale ad una simbolica morte nella vita profana e ad una reale rinascita nella vita spirituale. L'iniziazione spirituale (Diksha) di fatto è un ricollegamento alla Realtà superiore(9). Ben triste è il destino di colui che lascia il corpo senza aver ricevuto dik.sa; così dice il Garuda Purana, così dice il Rig-veda, così dicono il Mahabharata e lo Shrimad Bhagavatam. Nel Garuda Purana si arriva persino a distinguere le persone in due categorie: coloro che hanno ricevuto diksha e coloro che non l’hanno ricevuta. Quella tracciata dalle Upanishad e dalla B.G è una via iniziatica; Krishna in più occasioni parla di raja-guhyam (segreto regale) e raja-vidyam (conoscenza regale). Una delle accezioni più forti della parola Upanishad è "insegnamento segreto", ovvero che si può dare solo a persone iniziate. Che senso può avere dunque - ci si chiederà - pubblicare scritti che verranno letti da innumerevoli persone che non sono iniziate? La risposta è che intendiamo offrire al grande pubblico un panorama dell'insegnamento vedico-vaishnava, restando tuttavia pienamente coscienti del fatto che soltanto coloro che sono autenticamente ricollegati alla Realtà superiore otterranno effettivo beneficio dalla lettura, mentre coloro che non lo sono avranno come una pre-visione, una visione vaga di ciò che in essi viene esposto; la capitalizzazione del patrimonio più concreto, l’effettiva realizzazione spirituale, non avverrà per questi ultimi, perchè la loro comprensione si limita al piano psichico, che è completamente inadeguato ed insufficiente per accedere alla realizzazione spirituale, allo stato in cui l’essere si risveglia in senso spirituale. Come abbiamo accennato, esistono diversi piani di comprensione della Realtà: adhibautika, adhidaivika e adhiatmika; solo chi vede dal piano adhiatmika riuscirà a comprendere veramente ciò che è propriamente divino, spirituale. Per questa ragione alcuni, che sembra abbiano capito tutto, all’atto pratico commettono un errore dopo l’altro; di fatto non hanno capito niente, perchè la loro comprensione è a livello superficiale, a livello psichico, intellettuale, non spirituale. Per chi è situato a livello spirituale non c'è più nessuna discrepanza fra quello che si è compreso, quello che si pensa, quello che si dice e quello che si fa. Il sapere iniziatico, dunque, può essere trasmesso avvertendo in anticipo che ognuno comprenderà in proporzione al proprio livello di coscienza. Come ciascun uccello in volo raggiunge l’altezza che gli permettono le proprie ali, così chi legge raggiungerà il livello di comprensione che gli permette la propria coscienza. Di fatto è per questo che i Veda insistono così fortemente sulla necessità delle pratiche di purificazione, o di decontaminazione del carattere. Per questa stessa ragione è richiesta una vita di purezza; non perché la purezza abbia valore di per sè, ma perché permette di raggiungere livelli di comprensione che sarebbero irraggiungibili senza di essa. Ciò non avviene per la forza di un volere superiore, perché non c'è niente di dogmatico o di artificialmente imposto in tutto questo. Con grande rispetto, dunque, dovremmo introdurci in questo dominio che spesso non è padroneggiato neanche dagli esseri celesti, gli dei, le grandi personalità che vivono nei pianeti Svarga o in genere in Svargaloka(10) La via iniziatica è aperta a tutti, ma come sempre ci saranno coloro che nutriranno un sano, intenso desiderio di immortalità (icchami Brahman o icchami amritam) e coloro che parteciperanno in maniera passiva. Così è fatto il mondo. Per la legge del karman, le comprensioni delle due categorie di persone non potranno essere identiche.
(1) Nella Civiltà dei Veda sono tre le vie (traya mårga) per il raggiungimento della liberazione (moksha): il karma-marga (via dell’azione), il jnana-marga (via della conoscenza e della meditazione) e il bhakti marga (via della devozione amorosa a Dio). Ne parleremo più diffusamente nella Terza Parte, in cui illustreremo in particolare il bhakti-marga.
(2) Oggigiorno, al contrario, è frequente inventare teorie che andranno poi a costituire una “nuova” religione, assolutamente inventata e senza nessuna reale radice nella Tradizione (vedi l’intero, o quasi, filone New Age).
(3) Anitya, "ciò che non è permanente".
(4) L’individuo, se non viene educato, guidato, aiutato, corretto e costantemente incoraggiato, si trova ben presto in una situazione difficile, perché il sentiero si presenta irto di ostacoli di vario genere.
(5) Gli acarya, come A.C. Bhaktivedanta Svaami Prabhupada, sono grandi maestri e pensatori che, attinto il sapere a un livello sovrumano, lo trasmettono poi ai propri discepoli, i quali, una volta acquisite le qualità necessarie, lo trasmetteranno a loro volta ai propri discepoli. Ciò costituisce il sistema di conservazione e trasmissione della Rivelazione denominato parampara, che letteralmente significa “dall’uno all’altro”; poi vuol dire molto di più, naturalmente: un sistema di conoscenza, un sistema, un insieme di valori, tramandati di maestro in discepolo, ma il significato più immediato è ‘dall’uno all’altro’. Perciò, quando incontriamo persone che, anziché andare al mare o in montagna o dietro la gratificazione dei sensi in qualche forma, si riuniscono per cercare il sé, come nelle Upanishad (‘Tutti seduti ai piedi del maestro’ è la traduzione letterale di Upanishad), per ricevere gli insegnamenti più esoterici che permettono di proseguire sulla strada della realizzazione spirituale, dovremmo esser capaci di cogliere quell’occasione benedetta, sacra, per trasmettere un messaggio così prezioso, che non è solo patrimonio degli indiani, ma di tutta l’umanità. Ecco il significato di sacrificio: rendere sacro tutto quel che facciamo.
(6) Guru è una parola sanscrita che significa ‘insegnante’; qui ne ripudiamo gli abusi e gli usi a sproposito da parte di persone che non sono consapevoli della sua reale portata, pronunciando tale termine in relazione a personaggi e situazioni che con la scienza sacra e con la Tradizione non hanno niente a che fare.
(7) Nella letteratura vedica sono indicati i tre livelli di comprensione della Realtà: 1. adhibhautika: il piano terrestre, quello degli elementi fisici primari, più facilmente accessibile agli esseri incarnati. 2. adhidaivika: riguarda i deva, il cosmo e la cosmogonia, l'influenza dell'atmosfera, i pianeti e la creazione dell'universo. 3. adhyatmika: attiene al piano più elevato, quello spirituale, alla nitya-svarupa dell'åtman e all’ontologia dell’Essere Supremo.
(8) Questo è un mantra del (Gautamiya-tantra).
(9) Affinchè un individuo possa ricollegare altri alla coscienza del Divino, adempiendo così al sommo dovere del Guru, deve essere egli stesso di fatto ricollegato, avendo a sua volta ricevuto l’iniziazione da un altro individuo autenticamente risvegliato in senso spirituale. Chi non è collegato a quella coscienza non può collegare nessuno, a prescindere dai timbri rotondi, dalle carte bollate, dalle autorizzazioni rilasciate dalle gerarchie. Solo una persona risvegliata può risvegliare. Quindi, in essenza, iniziazione vuol dire essere ricollegati. E quando una persona è ricollegata lo sente. Certo, per rendere visibile questo ricollegamento si usa una cerimonia, ma non è la cerimonia che ricollega: è il ricollegamento in sè. La cerimonia è la celebrazione di questo collegamento, che però deve essere esistente.
(10) Uno dei pianeti della cosmogonia puranica.
12 marzo 2009
'La Condivisione' di Shriman Matsyavatara Prabhu.
Non c'è condivisione superiore a quella che avviene sul piano spirituale. Non possiamo immaginare condivisione più appagante, completa e perfetta di questa. Altri tipi di condivisione sono in realtà solo illusioni, senza scambi profondi né reale comunione. Se purifichiamo il nostro cuore dagli anartha, attraverso la pratica costante di shravana e kirtana, riusciremo a percepire, vivere ed apprezzare sempre più la condivisione sul piano spirituale. Ciechi e stolti sono coloro che non comprendono la grandezza, la fortuna, il valore immenso della compagnia del Maestro Spirituale che possiamo assaporare e sperimentare se seguiamo con completo assorbimento e pura devozione il Suo esempio e i Suoi insegnamenti. Le Murti sono la presenza stessa del Signore, ma chi è assediato dagli anartha, ad esempio dalla bramosia egoica o dall'invidia, non può vedere che statue e non riesce a percepire quel flusso intenso, sempre crescente, traboccante di Affetto e Amore che scorre tra il devoto e la Divinità. Anche gli insegnamenti degli Shastra o le parole del Maestro spirituale, che sono rare perle in questo mondo, di unico ed inestimabile valore, rimangono oggetti muti e aridi, quasi scontati o banali, per chi non si impegna con serietà, entusiasmo e vigore nel processo essenziale della Sadhana Bhakti. Ho purtroppo visto tante persone cadere, proprio perchè la contaminazione del cuore le aveva private di gusto per la vita spirituale, le aveva fatte cedere ad una familiarità malsana verso il Guru, il Prasadam, le Murti, il Servizio devozionale, l'eccelsa meditazione sui Nomi divini, che purtroppo non riuscivano più ad essere da loro apprezzati e valorizzati per la loro grandezza unica. Questo tipo di familiarità malata uccide la comprensione e la devozione. Nei momenti di crisi provate a pensare a quali potrebbero essere le alternative alla vita che state conducendo e capirete, se sarete in grado di accogliere la Misericordia di Guru e Krishna, che in realtà non vi sono alternative, perché sarebbe come privarsi della vita per andare incontro alla morte. Il piacere e i desideri spirituali sono per loro natura in continua, infinita espansione, ma ciò che li contraddistingue dalle passioni mondane che mai si placano è la natura di beatitudine che sempre accompagna ogni stato dell'essere che vibra di una coscienza elevata. Anche la sofferenza delle Gopi quando piangevano per la separazione da Krishna era comunque intrisa di piacere e felicità indicibili, anzi la separazione accresceva d'intensità questi sentimenti, perché la loro devozione e il loro amore puro le teneva in costante comunione con il loro Amato, oltre i limiti di spazio e tempo. Non c'era in loro reale separazione da Dio. E' sempre dunque l'elevazione e la purificazione della nostra coscienza e del nostro cuore che dobbiamo ricercare per riuscire ad apprezzare la Realtà spirituale che in noi è sempre presente e che riusciremo a cogliere in proporzione al nostro livello di realizzazione. 24 febbraio 2009
'Il primo incontro con il mio guru, Shrila Prabhupada' di Shriman Matsyavatara Prabhu.
Nell’estate del 1976 mi trovavo in India, nella zona dell’Himalaya. Ero seriamente interessato alla Scuola filosofica e psicologica del saggio Patanjali (rajayoga-sutra) e vivevo in un ashrama, dove studiavo dall’alba al tramonto. Là nessuno sapeva chi io fossi: avevo 31 anni, ero celibe e godevo di ottima salute. In Europa stavo vivendo un periodo di grande successo, in Italia venivo considerato come uno fra i maggiori designers internazionali nel campo dell’architettura d’interni. Tuttavia denaro, fama, vita di società e compagnie altolocate non mi procuravano più nessuna gioia, anzi, mi rattristavo nel sentirmi sempre più solo in mezzo ad una folla di “amici” anonimi. Percepivo di stare inutilmente consumando il mio tempo migliore poiché mi muovevo in direzione diametralmente opposta alle mie vere aspirazioni. Così, nel ‘74, con grande sorpresa di tutti, iniziai a dare una svolta alla mia vita: con grande cautela selezionai le amicizie, cancellai gran parte degli impegni mondani e indirizzai i miei interessi sempre più verso l’introspezione. Mi si era ingenerata, infatti, una specie di nausea per tutta la letteratura mondana, anche per quella degli autori più famosi, psicologi inclusi. Pur avendo partecipato ai movimenti studenteschi del ‘68, avevo perso ogni interesse per le loro istanze, ormai tradite, volgarizzate e banalmente politicizzate. La violenza verbale e politica, la droga e il sesso, avevano fagocitato quei deboli valori di libertà e di giustizia iniziali, facendoli degenerare in maniera definitiva e per me inaccettabile. Con questo stato d’animo, stavo perdendo interesse verso l’Occidente edonista-materialista e, grazie ad alcune nuove letture, stavo gradualmente guardando ad Oriente. Anche la rotta dei miei viaggi era cambiata e, anziché recarmi a Parigi e a New York, come prima facevo spesso, cominciai a visitare la Cina e l’India, finché finii per individuare il baricentro della mia ricerca: i miei interessi si concentravano sempre più attorno alla spiritualità. L’immenso corpus della letteratura vedica mi aveva attratto e, tra i vari testi che avevo potuto trovare e leggere, il testo sugli Yoga Sutra di Patanjali era stato quello che, per i suoi contenuti psicologici, più di ogni altro mi aveva stimolato, riaccendendo in me vivo interesse per quella scienza. Nel ‘76 mi recai in India per la terza volta, deciso a trovare una risposta soddisfacente alle mie domande esistenziali. Nel viaggio precedente avevo visitato molti ashrama e incontrato diversi yogi e guru, ma nessuno di loro mi aveva ispirato né era risultato convincente fino al punto da me desiderato. Allora cominciai a pensare di non essere ancora pronto, di non avere la “giusta visione” e che avrei dovuto purificarmi con lo studio e con una vita ascetica. Ero convinto che, così facendo, Dio mi avrebbe rivelato in maniera chiara il sentiero da percorrere. Così decisi di andare in un ashrama anonimo, per prepararmi a questa ricerca spirituale. A fine Agosto ‘76, in questo ashrama feci amicizia con un asceta errante, un brahmachari della mia età, dall’aria intelligente e onesta. Assieme seguivamo le lezioni, studiavamo e parlavamo delle nostre aspirazioni. Un giorno, presto al mattino, questi mi disse con aria grave: “Se vuoi essere felice devi dedicare la tua vita a Krishna e per fare questo devi incontrare personalmente un puro devoto del Signore. Devi incontrare Shrila Prabhupada, lui ti può presentare a Krishna. Lascia questo posto, vai a Vrindavan e parla con Prabhupada”. Io non avevo mai sentito parlare né di questo posto né di quello svami, e anche la figura di Krishna, per quel che avevo letto qualche tempo prima nella Bhagavad-Gita, non mi aveva particolarmente ispirato. Fui colpito dal modo di fare del mio compagno di studi e gli chiesi molte spiegazioni. Per tutta risposta lui mi spiegò di essere un Vaishnava (un devoto, dedicato a Dio) e di essere venuto lì per predicare. Cominciammo a parlare di Krishna e di Prabhupada e una delle prime cose che mi disse fu che la Bhagavad-Gita da me letta non aveva un commentario adeguato, che Krishna può essere rivelato solo da un Suo puro devoto e che, proprio per questo, io avrei dovuto andare subito ad incontrarlo a Vrindavan. Smettemmo di seguire le lezioni di Vedanta nell’ashrama e prendemmo ad incontrarci sulle rive del Gange. Cantavamo il Maha-Mantra Hare Krishna ed io ascoltavo da lui le narrazioni di Prabhupada e di Krishna. Il 27 agosto, dopo esserci salutati affettuosamente e scambiati dei regali, partii per Vrindavan alla ricerca di Prabhupada. Non sapevo dove fosse esattamente Vrindavan, né quanto fosse distante da dove mi trovavo. Sapevo solo di dover conoscere Prabhupada perché lui mi avrebbe presentato a Krishna. Così, pensando intensamente a Prabhupada, cominciò il mio viaggio da quell’ashrama a Hrishikesh fino ad Haridwara; da qui presi il treno per Delhi e poi un altro per Mathura, da dove proseguii in tanga (carro trainato da un cavallo) fino a Vrindavan. Arrivai a Vrindavan nelle prime ore del pomeriggio e, sotto un sole implacabile, cominciai subito la ricerca di Shrila Prabhupada. Sapevo solo che lui doveva essere a Vrindavan, in un tempio di Krishna, così chiesi candidamente al conducente di portarmi al tempio di Krishna. Costui ovviamente mi portò in un gran numero di templi dove io entravo e chiedevo di Prabhupada, però dalla prima impressione che ricevevo, ancora prima delle risposte, mi rendevo conto che non si trattava del posto giusto. Dopo ore passate entrando ed uscendo da vari templi l’uomo del tanga perse la proverbiale pazienza indiana, forse temendo di essere preso in giro e di non venir pagato così, dopo alcune minacce, scaricò i miei bagagli a terra nel mezzo della strada...Mi trovavo a Vrindavan: ora sapevo che esistevano migliaia di templi dedicati a Krishna e più di una persona che diceva di chiamarsi Prabhupada (titolo onorifico che significa: colui che si è affidato al Signore), ma non sapevo ancora in quale tempio si trovasse il “mio” Prabhupada. Ero in viaggio da tanto tempo, con un compagno ammalato, ero stanco, affamato, seduto sulle valige nel mezzo di una strada polverosa, con i passanti che si fermavano a guardarci incuriositi e muti; la mia non conoscenza della lingua locale (Hindi) non aiutava certo a rendere più allegra la situazione. Poiché mi trovavo a ridosso di un alto muro di cinta, dopo un po’ mi decisi a bussare ad un grande cancello di lamiera che subito si spalancò. Si presentò un devoto pulito e raggiante, al quale chiesi la stessa informazione già chiesta tante volte quel pomeriggio: “Cerco Prabhupada...”. Dal cancello aperto si intravedeva un tempio colorato ed un giardino ben curato. Prima ancora che il devoto mi rispondesse, avevo percepito di essere nel posto giusto. Il devoto era un italiano (Dvijavaradas) e mi invitò ad entrare. Mi assicurò che ero arrivato a destinazione ma, viste le mie condizioni, mi preparò una stanza perché mi potessi lavare e riposare; mi disse che una volta pronto avrei potuto mangiare e poi organizzarmi per incontrare Prabhupada. Ero estremamente felice, mi sentivo salvo e stava nascendo la mia fede nella protezione di Prabhupada e di Krishna. Una volta lavato e ristorato, alcuni devoti mi dissero che Prabhupada era partito per Delhi il giorno prima, così decisi di raggiungerlo là. Un responsabile del tempio di Vrindavan, su mia richiesta, scrisse una lettera di presentazione a Shrila Prabhupada da consegnare alle autorità del centro di Delhi. Quando vi giunsi era notte. Intravidi Srila Prabhupada in cima alla scala, i devoti presenti mi assicurarono che il mattino seguente avrei potuto parlarci. Erano le dieci del 30 agosto 1976 quando, per misericordia di Krishna, tutto fu pronto perché incontrassi Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada. Un devoto italo-australiano di nome Sajanashrayadas, cogliendo l’occasione di stare qualche minuto vicino a Prabhupada, si offrì di farmi da interprete nell’imminente incontro. Mi accompagnò nella stanza di Prabhupada, che si trovava al primo piano. Entrammo: l’interno era illuminato dalla luce del sole che entrava da un’ampia finestra e Shrila Prabhupada, attorniato da alcuni discepoli, sedeva sopra un grande cuscino, di fronte ad un piccolo scrittoio di poco rialzato da terra. Il pavimento era coperto da un lenzuolo bianco. Mi avvicinai, chinandomi di fronte a Prabhupada. Negli ashrama che avevo visitato mi era capitato molte volte di assistere a questo gesto rituale di rispetto, ma prima di allora non l’avevo mai fatto. Quella volta offrire gli omaggi mi venne spontaneo e gradito. Prabhupada era grave, ma luminoso; ci guardammo per qualche secondo negli occhi; poi Lui sorrise e mi domandò: “Ci siamo già incontrati?”. Io risposi: “No, non ci siamo mai visti in precedenza, ma negli ultimi giorni io ti ho pensato intensamente”. Prabhupada per tutta risposta mi chiese: “Credi in Dio?”. Gli risposi affermativamente e pensai in quel momento che per la prima volta ne ero veramente convinto. Prabhupada tornò serio e mi disse: “Sfortunatamente la società moderna non sta dalla parte di Dio; per questo non può essere vincente, anzi, è già sconfitta! Il falso progresso che la caratterizza la rende disgustosa; si tratta di una società di ignoranti, traboccante di bisogni artificiosi. La prima conquista di ogni uomo o donna è quella di realizzare che non siamo il caduco corpo materiale, ma anime spirituali immortali. Avere un corpo materiale significa soffrire, ma la maggior parte della gente oggi crede, per ignoranza, che le miserie della vita siano normali o addirittura piacevoli. La forma umana è però estremamente rara da ottenere e noi siamo molto fortunati ad avere questo corpo, perché la specie umana è l’unica, fra innumerevoli altre, che può permettere di ristabilire la relazione eterna che ci lega a Dio. Noi siamo eterni servitori di Krishna perciò, senza questa coscienza, non possiamo parlare di progresso o di felicità. Possiamo conoscere Krishna anche conducendo una vita semplice, basata sulla coltivazione della terra e sulla protezione della mucca. La coscienza di Krishna è vita semplice e pensiero elevato, in armonia con la natura. Molti, ritenendosi indipendenti dalla natura, cercano di sfruttarla come se ne fossero i padroni assoluti, ma poi finiscono per venire inevitabilmente sopraffatti dalle sue leggi. La tendenza a voler dominare la natura e gli esseri viventi produce una società permanentemente rissosa. Shrila Prabhupada mi invitò ad esprimere ciò che pensavo. Gli risposi che condividevo il Suo punto di vista. Mentre Lui parlava io pensavo che quella era l’occasione della mia vita e che se me la fossi lasciata sfuggire, per me non avrebbe più avuto nessun senso andare in giro per il mondo alla ricerca di Dio. Percepivo che Prabhupada era completamente affidabile e, per la prima volta nella mia vita, sentivo di potermi abbandonare con fiducia a qualcuno. Tutte le preoccupazioni che tanto mi avevano turbato stavano disperdendosi, spazzate via dalle Sue parole. Mi chiese sorridendo: “Allora, qual è il problema?” Gli risposi: “Se potessi vivere sempre insieme a Te, ai devoti, vestire con questi abiti, ci sarebbero pochi problemi. Mi preoccupa il pensiero di tornare a casa, dove ho dei doveri da compiere. Sono fidanzato e presto mi sposerò; ho la direzione progettistica di diverse aziende; ho soci e aziende. Come farò a condurre una vita spirituale con tutti questi impegni sociali?”. Prabhupada mi disse: “Non preoccuparti, diventa un devoto, canta Hare Krishna, leggi la Bhagavad-Gita e Krishna Si rivelerà. Nella Gita puoi trovare la soluzione a tutti i problemi materiali. Per interrompere una volta per tutte il samsara, questo penoso trasmigrare di corpo in corpo, di specie in specie: animale, vegetale, umana, dobbiamo conoscere Krishna. Non perdere tempo. Tu sei dotato di talenti, ma sai da dove provengono? Conosci la loro fonte? A chi appartengono? Sono proprietà di Dio, come tutto ciò che esiste, incluso il frutto del nostro lavoro. Perciò tu hai un solo compito da svolgere: mettere al servizio di Krishna tutti i tuoi talenti, poiché lo scopo della vita è conoscere Krishna e Lui è raggiungibile solo se Lo si serve con amore e devozione. Torna a casa, canta Hare Krishna, parla di Krishna alla gente che incontri, Lui si prenderà cura di te, non temere. Hare Krishna!”Il giorno dopo l’incontro con Sua Divina Grazia Shrila Prabhupada, lasciai Nuova Delhi per ritornare in Italia. Ero determinato a seguire i Suoi insegnamenti; poi, pensavo, tra un po’ di tempo, sarei tornato a trovarLo per metterLo al corrente di come stesse procedendo la mia vita. Durante il viaggio ero preoccupato dell’impatto che avrei avuto sul mio ambiente e sulla mia famiglia: come avrebbero reagito amici, fidanzata, genitori e soci a questa mia conversione? Le parole di Prabhupada però mi echeggiavano ancora nella mente, infondendomi speranza: “Non ti preoccupare, canta Hare Krishna, studia la Bhagavad-Gita e Krishna Si prenderà cura di te”. Fu in questo stato d’animo che, durante il viaggio di ritorno, cominciai a leggere “La Bhagavad-Gita così com’è”, edita dalla Macmillan Company (la prima edizione integrale, stampata da Shrila Prabhupada in America), che avevo appena acquistato a Delhi, uscendo dall’incontro con Shrila Prabhupada. Avvenne qualcosa di straordinario. La mia conoscenza dell’inglese scritto allora era davvero scarsa e io mi aspettavo di non capire gran che dalla lettura di quel testo tradizionale, ciononostante non appena applicatomi ebbi la netta sensazione di comprenderne il significato! Dopo l’atterraggio a Fiumicino presi il treno per Livorno. Sul treno cominciai a pensare che avrei dovuto preparare un discorso per spiegare ai miei familiari, nel modo più chiaro e delicato possibile, come avevo deciso di organizzare la mia vita, ma Krishna e Prabhupada avevano un altro piano! Un controllore, forse incuriosito dagli strani abiti indiani che ancora indossavo, si avvicinò e cominciò a farmi domande. Io gli parlai di Krishna, di Prabhupada e di tematiche esistenziali per tutto il viaggio. Ero così felice di aver glorificato il Signore Supremo e il Suo puro devoto, che mi resi conto di essere a Livorno solo nell’attimo in cui entravamo in stazione. Non avevo avuto neanche un istante per pensare a come impostare il discorso da rivolgere a chi, di lì a poco, avrei incontrato! In stazione mi aspettavano mio padre e la mia fidanzata, Marisa. Salimmo in auto, diretti alla nostra casa di Perignano di Lari in provincia di Pisa. Alla guida c’era mio padre, io sedevo al suo fianco mentre Marisa occupava il sedile posteriore. Cominciai subito a parlare della coscienza di Krishna, dell’incontro con Shrila Prabhupada e della mia volontà di accettarLo come maestro spirituale. Dopo avermi ascoltato attentamente Marisa mi disse che quelli che avevo esposto erano i valori che lei aveva sempre apprezzato di più nella vita e che era sua ferma intenzione percorrere la via della coscienza di Krishna insieme a me. Mio padre invece ascoltò tutta la mia esposizione senza dire una parola. Nel frattempo giungemmo a casa, dove mia madre aveva preparato un ricco pranzo per festeggiare il mio ritorno. Come purtroppo accade nella maggior parte delle famiglie, anche quella tavola era imbandita con cibi inadatti alla vita spirituale. Chiamai mia madre in disparte e gentilmente le spiegai che ero determinato a cambiare vita perché volevo diventare un devoto del Signore, Shri Krishna. Per lei, che era sempre stata profondamente religiosa, ascoltare il messaggio di Krishna fu come riscoprire qualcosa che aveva solo temporaneamente dimenticato. Con le mani nei capelli, quasi disperata, esclamò: “Cosa abbiamo mai fatto in tutti questi anni? Abbiamo perso tanto tempo, abbiamo sprecato gran parte della nostra vita. Dobbiamo rimetterci sulla retta via e servire il Signore con amore e devozione, come dice Prabhupada”. Voglio seguirti! Mio padre non accettò immediatamente, come avevano fatto Marisa e mia madre; era una persona dal carattere forte, solida, concreta, non poteva pensare di cambiare vita così, dall’oggi al domani. Comunque, dopo qualche settimana di osservazioni, riflessioni e scambi tra di noi, su vari aspetti pratici e filosofici, anche lui intraprese il cammino indicato da Shrila Prabhupada, diventando gradualmente un ottimo devoto, generoso, leale e dinamico. Da allora, per il resto della sua vita, si è dedicato alacremente alla missione di Shrila Prabhupada. Tra i vari servizi, l’ultimo prima della sua dipartita è stato la realizzazione del bel tempio in marmi policromi per l’adorazione di Shri Shri Radha Vrajasundara, a Villa Vrindavana (Firenze). Shrila Prabhupada ancora una volta era stato profetico: la mia famiglia si era trasformata. Ora, per Sua grazia, tutti eravamo devoti e la mia casa era diventata un tempio. Nella primavera del ‘77 Shrila Prabhupada accettò me e mia moglie come discepoli, sposati e iniziati, con i nomi di Matsyavatara dasa e Manupatni devi dasi. L’estate successiva tornai a Vrindavan per stare tre settimane con Sua Divina Grazia e ringraziarLo dell’inestimabile dono che aveva elargito a me e alla mia famiglia.
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