12 aprile 2010

'Sulla Valutazione e sul Giudizio' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Nella vita, ai fini della nostra evoluzione, abbiamo il dovere di analizzare quel che accade, di comprenderlo e farcene un'opinione. Analizzando i fatti possiamo anche comprendere eventuali errori compiuti da noi o dagli altri, traendone una lezione, senza che ciò determini una sfiducia in noi stessi o che faccia venir meno la nostra gratitudine nei confronti degli altri. In noi stessi, così come negli altri, non vi è solo luce o sola ombra, e la nostra intelligenza va utilizzata nel discernere questi due aspetti per capire in che modo possiamo correggerci e migliorarci. L'analisi, l'indagine, la valutazione dei fatti è un dovere per tutti, se vogliamo evolvere. Ma l'analisi e la valutazione non debbono implicare il giudizio stigmatizzante o la condanna altrui. Nel Vangelo secondo Matteo (cap. 7) si legge: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati”. Da parte nostra c'è la necessità di capire, ma il giudizio spetta in ultima analisi soltanto a Dio. Infatti nell'antichità anche la giustizia terrena si amministrava in nome di Dio, perché è soltanto Lui che, colmo di compassione e benevolenza, conosce veramente i cuori e può emettere un giudizio finalizzato ad educare e a riportare le persone sulla retta via. Quando vediamo individui in conflitto tra loro, non dovremmo chiederci chi ha ragione, ma prima di tutto dovremmo impegnarci a capire che cosa è successo e qual è la cosa giusta da fare. Dobbiamo essere interessati a fare la cosa giusta, non a denunciare chi non la fa o ad acclamare chi la fa. L'anima ci sospinge verso l'alto, verso ideali nobili, verso la purezza. È la purezza la vera forza, non l'astuzia né la furbizia. Si possono leggere anche tutti gli Shastra e impararli a memoria, ma se la motivazione non è il desiderio di sempre maggiore purezza e concordia, non si salirà nessun gradino evolutivo. Impegniamoci sempre a verificare qual è il nostro livello di comprensione e di capacità di applicazione degli insegnamenti. Con i vaishnava, ad esempio, dovremmo comportarci con grande rispetto, stando vicino a loro come si sta vicino al fuoco; bisogna essere attenti a non commettere offese, altrimenti ci scottiamo. Le Scritture c’informano che stare con il maestro spirituale è un privilegio che tocca dopo numerose vite, così come poter servire le Divinità o studiare gli Shastra. Per recepire i loro insegnamenti occorre raccoglimento, offrire dei mantra, esprimere gratitudine attraverso preghiere scelte, se vogliamo entrare in contatto non solo con il libro ma con quel flusso di ispirazione divina che ci giunge quando il nostro cuore è pronto per accogliere l'infinita misericordia. Se non c'è un'attitudine umile e devota, se non ci accostiamo a queste Realtà con la consapevolezza dell'immenso privilegio che abbiamo, rischiamo di perdere il gusto per gli Shastra, per il Sat-sanga, per il Prasada e per altri incommensurabili doni divini. Abbiamo una grande fortuna ma la dilapidiamo. Impegniamoci a prendere consapevolezza della grandezza di quel che ci è stato offerto e della rarità di stare con persone che hanno dedicato la loro vita al raggiungimento dell'Amore per Creatore, creato e creature. Pratichiamo con fede e sincerità la purezza, la semplicità, l'Amore per Krishna e tutti gli esseri. Il vaishnava opera nel mondo per offrire a tutti l'opportunità di fare questo percorso; il bhakta non è colui che si rinchiude in una caverna o in un albero cavo come un misantropo, ma è attivo tra gli uomini nel sentimento della compassione per ispirare tutti ad armonizzarsi con l'universo e a fare l'esperienza della Vita prima della morte. Questa esperienza non la si può fare se non ci si risveglia spiritualmente, se si mantiene l'illusione di diventare felici nella materia con la materia. Grazie a Dio abbiamo ricevuto da Shrila Prabhupada e dagli acarya precedenti non solo insegnamenti teorici ma anche il loro esempio e modello di vita; abbiamo potuto vedere come si sono comportati di fronte agli applausi e agli insulti, nella salute e nella malattia, in momenti di abbondanza e ristrettezza. Dobbiamo essere grati al Signore perché in questa vita abbiamo tutti gli strumenti che ci servono per compiere il nostro viaggio spirituale e giungere a destinazione. Ci saranno ancora prove da superare, curve pericolose e insidie lungo il percorso? La risposta è sì, e non potrebbe essere altrimenti fintanto che viviamo in un mondo così mutevole. In questo viaggio dalla nascita alla morte abbiamo l'opportunità di apprendere tante lezioni per trasformare la nostra esistenza in senso evolutivo e raggiungere le vette della coscienza e della realizzazione nel sentimento puro dell'Amore. Gli acarya ci descrivono il traguardo parlandoci di una vita libera, d’immensa felicità, senza la costrizione del tempo e dello spazio e soprattutto senza la presenza della morte. Le loro parole e realizzazioni richiamano un'aspirazione che è nel cuore di ciascuno di noi: l'aspirazione alla piena consapevolezza, alla libertà, alla giustizia, all'immortalità e alla beatitudine. Nella misura in cui con fede ci dedichiamo alle pratiche spirituali, in proporzione a quanto ci abbandoniamo a Dio e intensamente desideriamo evolvere, potremo liberarci dalla rete di maya grazie all'intervento divino e realizzare l'Amore.

1 commento:

  1. Bellissimo questo saggio, e' una fotografia ampia e profonda dell anostra storia, tragi comica- Sperimentare le trasformazioni della coscienza e' uno spettacolo a volte penoso e sconcertante, davvero difficile, ma per certi versi semplice il percorso di purificazione- Grazie dell'aiuto offerto

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