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15 febbraio 2009

'Proteggere la pianticella della devozione' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Dopo il conseguimento di un successo spesso si verifica un fenomeno psicologico che in altre occasioni ho spiegato e definito “la crisi del giorno dopo”. Questa dinamica avviene anche a seguito del conseguimento di successi di natura spirituale, a seguito dei quali non raramente si scatenano forze titaniche oscure, dentro e fuori di noi, che ci mettono alla prova e attaccano la nostra stabilità, la maturazione avvenuta, il nostro accresciuto livello di consapevolezza. Shrila Prabhupada spiega questo fenomeno dicendo che è Maya che si ribella o che fa di tutto per mettere alla prova la nostra ascesa evolutiva. In queste occasioni, come del resto in ogni evento difficile o crisi della vita, se le forze interne sono sufficientemente salde e resistenti, niente che accade all’esterno potrà ostacolare o danneggiare il nostro sviluppo, le nostre certezze acquisite e consolidate. L’invidia, il possesso, la smania di potere, la volontà di sopraffazione, l’egoismo, la lussuria, l’avidità ed altri condizionamenti che caratterizzano l’esistenza incarnata sono cose ordinarie in questo mondo che vive sotto il dominio dei guna. Quando ci si adopera per liberarsi da queste catene si compie un’impresa sovraumana, come quella di eroi che cercano di conquistare un ordine di natura superiore. Quell’ordine etico-cosmico in cui l’anima desidera stabilmente vivere e dimorare. Chi si impegna in tale affascinante impresa attraverso la pratica della Bhakti, per riscoprire quell’Ordine supremo e anche ciò che lo trascende in quanto sua fonte od origine divina, deve fare molta attenzione a tenere ben saldo il “timone” della propria vita, perché certamente arriveranno ondate, tsunami, tempeste; ci saranno qua e là scogli contro i quali la nave si scontrerà se non si è vigili, perché chi è disattento finisce facilmente alla deriva. Questo insegnamento è particolarmente importante per coloro tra voi che hanno ricevuto da poco la sacra Diksha, ma per estensione per tutti coloro che sono iniziati o che comunque stanno impegnandosi in un percorso evolutivo. Maya ci attacca quando ci sono ancora semi negativi nell’inconscio frutto di esperienze compiute quando ancora non discernevamo tra ordine e disordine, tra sat e asat, tra realtà e illusione. Se avete riconquistato quell’Ordine divino con la sacra Diksha, adesso avete il dovere di proteggerlo con tutto il vostro essere per non ritornare nella posizione in cui eravate. I ladri non ci attaccano quando visibilmente non portiamo addosso nessun tesoro, ma quando possediamo oggetti preziosi allora diventiamo un interessante bersaglio e dobbiamo muoverci con cautela, attenzione, lungimiranza. Il tesoro che abbiamo da difendere è la pianticella della Bhakti (Bhakti-lata-bija), come spiega Shri Caitanya a Rupa Gosvami negli insegnamenti che gli elargisce a Prayag. Il seme della pianticella spirituale all’inizio è fragilissimo. Lata significa “virgulto” verde, giovane, tenero. Con la Diksha riceviamo dal Maestro spirituale il seme della pianticella della Bhakti e Shri Caitanya insegna che il devoto dovrebbe diventare un esperto giardiniere, attento a sradicare immediatamente erbacce che crescono attorno alla Bhakti-lata-bija e che – se attecchiscono - la fanno inaridire e morire. L’esperto giardiniere deve essere attento a strappare una ad una le erbacce appena nascono. Shri Caitanya spiega a Rupa Gosvami che il mostro del peccato tende continuamente a ripresentarsi nella nostra vita per insidiare e compromettere la nostra propensione alla Bhakti; in termini psicologici ciò avviene quando nell’inconscio non sono stati ancora completamente sradicati i condizionamenti, i semi delle “male piante”. Attraverso la Diksha tale processo di purificazione interiore viene attivato in maniera potente, ma affinché esso giunga a completamento occorre che sia sostenuto e continuamente alimentato da abhyasa, la pratica spirituale costante, e da vairagya, il distacco emotivo da tutto ciò che è mondano. La meditazione sui Nomi divini (Harinama japa), l’adorazione delle Divinità, il servizio devozionale, il rispetto dei principi del Dharma, lo studio delle Scritture, sono alcune delle componenti essenziali della disciplina spirituale della Sadhana Bhakti necessaria per sradicare le piante velenose che ancora persistono nel nostro cuore, per destrutturare i samskara ancora virulenti depositati nell’inconscio. Soprattutto quel che è fondamentale è ricercare rigorosamente la compagnia di devoti elevati che ci possano ispirare alla Bhakti con i loro insegnamenti, con il loro stesso comportamento e modello di vita. Diventate vaishnava accorti, attenti, responsabili, leali, onesti, fedeli, profondamente dedicati alle pratiche della Bhakti e come esperti giardinieri saprete curare la vostra pianticella della Devozione, che si svilupperà rapidamente e rapidamente diventerà capace di raggiungere la dimensione divina di Goloka Vrindavana. I frutti della vostra Bhakti-lata verranno colti direttamente da Krishna come frutti maturi e dolci: la dolcezza spirituale della Bhakti. Ora che avete ricevuto la sacra Diksha non pensate di essere arrivati, in verità siete appena partiti; evitate di fare subito un incidente e di distruggere in un attimo di disattenzione tutto quel che finora avete costruito. Diventate giardinieri esperti e non permettete alla rampicante del peccato di abbarbicarsi sul tenero virgulto della Bhakti-lata, perché la soffocherebbe fino ad ucciderla. La purezza è la forza e la purezza è possibile quando si coltivano lealtà, onestà, fedeltà, gratitudine. Senza questi principi da mettere in pratica nella nostra vita quotidiana non si può conseguire nessun tipo di successo, tantomeno nella vita spirituale. Adesso che attraverso il vostro Maestro spirituale avete ricevuto la misericordia di Shrila Prabhupada e degli Acarya precedenti sta a voi fare lo sforzo che vi compete per conseguire l’obiettivo cui aspirate. Io continuerò ad esserci, a sostenervi, a proteggervi, ma voi dovete fare la vostra parte e metterci tutto il vostro impegno.L’impresa che stiamo compiendo è miracolosa, ha valore inestimabile, non può essere valutata in termini materiali. Essa consiste nella trasformazione delle umane passioni, conduce all’elevazione della coscienza attraverso quel processo alchemico che trasforma la persona vile in persona nobile ed evoluta. I pericoli e le sfide che incontreremo lungo il cammino sono molti, ma l’impegno costante nella pratica della Bhakti ci permette di non sentirci agitati per le difficoltà incombenti: il devoto confida in Hari, Guru e Vaishnava, nella Loro speciale divina protezione. Le Scritture ci spiegano come modellare il nostro comportamento; il Maestro spirituale e i vaishnava ci aiutano e ci guidano con il loro stesso esempio e ci offrono tutti gli strumenti necessari per lavorare alla nostra rieducazione, per difenderci dai pericoli, per evitare atteggiamenti e comportamenti sbagliati che ancora la mente continuerà a proporci. Nell’inconscio covano samskara distruttivi e autodistruttivi che la Diksha può mandare in cenere ma quest’ultima rappresenta l’avvio di tale processo, non il suo completamento. Risulta perciò indispensabile l’impegno personale continuo e costante per alimentare la fiamma della passione dell’Amore per Dio che può rendere innocuo ogni ostacolo e mandare in fumo ogni condizionamento. Non illudetevi che le false concezioni che avete immagazzinato nel passato cessino di esercitare la loro influenza dal giorno dopo la Diksha: a voi il compito di resistervi, di predisporvi al 100% delle vostre possibilità per difendervi e dove voi non arrivate stiate sicuri che il contributo mancante lo forniranno Hari, Guru e Vaishnava.
Camminate con grande cautela su questo filo di rasoio che è la via iniziatica; se sbagliate un passo vi ferite: un errore, una risposta sbagliata, aprire la porta ad una pericolosa energia che prende e sovrasta. Se bevete anche solo una goccia di arsenico è finita. Siate responsabili, scegliete accuratamente desideri, pensieri, parole, compagnie, e quando vi accorgete di aver commesso un errore predisponetevi subito a correggervi, prima che sia troppo tardi e che da una piccola deviazione iniziale si perda la Via. Finalmente una vita di responsabilità! Come dice Dante nella Divina Commedia: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”. Gli animali vivono alla giornata, percepiscono il mondo ma non se stessi. Solo nella forma umana c’è la possibilità di capire chi siamo, dove siamo e dove vogliamo andare, qual è l’obiettivo del nostro vivere. Abbiamo strumenti di valutazione e orientamento per creare lo scenario che desideriamo e noi collocarci in esso. La vita iniziatica è meravigliosa, ma è anche di grande impegno e di responsabilità. Siate prudenti nella consapevolezza che in questo mondo la caduta, la deviazione dal retto sentiero è la normalità. Quando si è compreso il senso dell’esistenza come si fa ad agire incoerentemente? È l’inferno, è la lacerazione, è la schizofrenia. La Bhakti cura questa devastante malattia della coscienza, ma si deve fare sul serio, impegnandosi senza calcoli di natura egoistica per il raggiungimento del più alto fine che è il puro Amore per Dio e tutti gli esseri, e gradualmente l’anima riscoprirà il suo mondo, diventerà completamente appagata, soddisfatta con quel che ha, non cercherà più cose all’esterno perché avrà realizzato tutto in sé.

08 febbraio 2009

Memoria di Bhaktirasa devi dasi sulla dipartita di Krishnabhakti devi dasi.

Cari devoti e devote, omaggi a voi e glorie a Shriman Matsyavatara Prabhu. Jaya Shrila Prabhupada! Martedì 3 Febbraio alle ore 11.40 Krishnabhakti devi dasi ha lasciato il corpo. Ero passata all'hospice alle 10 per salutarla sapendo che quella sera non sarei poi potuta andare, come invece di consueto avveniva, a cantarle il mantra e a farle sentire la nostra presenza. Ogni giorno ho testimoniato un decadimento progressivo delle sue funzioni psicofisiche, graduale ma intenso, fino agli ultimi giorni nei quali lei non riusciva piu' a muovere neppure un braccio, aprire gli occhi e che dire a parlare. Ci eravamo abituati a comunicare con lei attraverso cenni, imparando ad osservare anche ogni minimo cambiamento del respiro. Qualche giorno prima, quando già non riusciva più a parlare, Krishnabhakti devi dasi aveva risposto con un sicuro sì, espresso muovendo il capo, quando Paramananda Prabhu e il marito le avevano chiesto se era serena. Da quando nel giugno del 2006 era venuta a conoscenza della sua malattia non l'ho mai sentita lamentarsi; si dichiarava anzi molto fortunata anche quando negli ultimi mesi era sempre più spesso costretta a letto. Accettava ogni condizione con spirito gioioso. E il suo cuore si è riempito di infinita gioia quando da Shriman Matsyavatara Prabhu ha ricevuto il dono più grande, quello della sacra Diksha, per lei il sogno che si avverava! Krishnabhakti devi dasi non voleva più mangiare da giorni, diceva che ormai non le serviva più, desiderava l'ascesi. Era un po' infastidita quando qualcuno insisteva a nutrirla con il cibo. Gustava invece molto l'ascolto della Bhagavad-gita e ripeteva con un filo di voce le parole conclusive di ogni frase udita, meditando profondamente sul loro contenuto. Apprezzava molto il canto al Signore Nrisimhadeva. Quando ieri mattina abbiamo visto che la dipartita si avvicinava, le abbiamo fatto il tilak, offerto le acque dei fiumi sacri e l'olio mahaprasada di Nrisimhadeva e le abbiamo fatto ascoltare una visualizzazione meditativa di accompagnamento all'uscita dal corpo che Shriman Matsyavatara Prabhu aveva tenuto in una sala di quell'ospedale qualche anno prima in occasione di un Seminario ECM. Dopodiché abbiamo ascoltato un bhajan di Shrila Prabhupada e infine le abbiamo messo un auricolare del mio ipod ascoltando insieme la prima lezione del seminario di Shriman Matsyavatara Prabhu "Viaggio in Paradiso", sulla Bhagavadgita e la Divina Commedia, che a lei era piaciuto molto. Mentre Shriman Matsyavatara Prabhu spiegava che Dante era potuto salire ai Regni Celesti grazie allo sviluppo di Maha-Karuna, la compassione, che va rivolta a tutti e non solo ai nostri parenti e amici, Krishnabhakti devi dasi - ascoltando quelle parole - è uscita dal corpo, con nella mano il japa che Shriman Matsyavatara Prabhu le aveva dato per la sua iniziazione. Abbiamo cantato a lungo il Maha-mantra, commossi e felici del suo successo spirituale. Krishnabhakti devi dasi ci ha offerto un esempio luminoso di onestà, dignità e amore. Oggi suo marito, davanti al suo corpo, ha voluto esprimere la sua testimonianza raccontando che lei anni fa era un po' inquieta, insoddisfatta; poi ha trovato un volantino di una Conferenza di Shriman Matsyavatara Prabhu e da quel giorno la sua vita è cambiata gradualmente; anche lui la vedeva sempre piu' serena... che bello! Il marito ha detto che è stato importante anche per lui che lei avesse potuto ricevere l'iniziazione spirituale, sapeva che dopo quel giorno lei avrebbe potuto salutarci con serenità. Mi considero molto fortunata ad aver potuto testimoniare i principali momenti dell'avvicinamento a Dio di Krishnabhakti Devi dasi; per me è stata una grande esperienza. Ero con lei quando si avvicinò alla cultura vedica partecipando ad una conferenza pubblica a Bologna e poi quando decise di iscriversi ai nostri Corsi per cominciare lo studio e la pratica della Bhakti. Mi ricordo quando diceva che, dopo aver seguito la sua precedente esperienza religiosa, era felice di aver intrapreso la Via della Bhakti che le aveva permesso di andare sempre piu' in profondità, di avvicinarsi sempre più intimamente al Signore. L'accompagnai alla visita medica nel 2006 quando per la prima volta le fu diagnosticata la sua malattia ed ero presente ieri alla conclusione del suo intenso percorso di vita che l'ha portata sempre più vicina alla Bhakti, vissuta con naturalezza e grande rispetto. Ricordo che pochi giorni fa descriveva con intensità il suo apprezzamento per la modalità di diffusione della Bhakti Vaishnava di Shriman Matsyavatara Prabhu, che rende possibile - con un linguaggio adatto ai nostri tempi - di creare l'indispensabile ponte tra la Saggezza antica e l'uomo di oggi, per permettere la comprensione della scienza di Vita della Bhakti ad ogni pellegrino sincero che percorre le vie di questo mondo.
Vostra servitrice in Guru e Krishna,
Bhaktirasa devi dasi

07 febbraio 2009

'Racconto di un'esperienza straordinaria' di Madhavipriya dasi.


Questa è la toccante testimonianza di chi ha vissuto direttamente l’iniziazione di Krishna Bhakti devi dasi nella condizione particolare di chi è consapevole di stare lasciando il corpo. Dal racconto si percepiscono l’intensità del particolare momento vissuto e la intima soddisfazione per l’ azione perfetta quale il coronamento reso possibile di una vocazione profondamente sentita.


Cari devoti e devote, i miei omaggi, glorie a Shriman Matsyavatara Prabhu e a Shrila Prabhupada. Jaya Shri Shri Radha Govinda Deva! Con il cuore commosso, vibrante di gioia per la straordinaria esperienza vissuta, ho piacere di inviarvi una memoria della visita che Shriman Matsyavatara Prabhu ha fatto a bhaktin Daniela, ora Krishnabhakti devi dasi, che sta preparandosi a lasciare questo corpo e questo mondo e che nel giorno fortunato del 26 gennaio ha ricevuto la sacra Diksha. Ho cercato di raccontare l'esperienza quanto più possibile fedelmente a quanto accaduto, con il desiderio di condividerla con i miei cari confratelli e consorelle e soprattutto con coloro che hanno conosciuto Krishnabhakti devi dasi e che, non avendo potuto partecipare alla sua sacra Diksha, erano comunque lì col cuore. Con gratitudine eterna verso il nostro amato Maestro spirituale, che permette di far trionfare la Vita anche in punto di morte, saluto con affetto ciascuno di voi.
Vostra servitrice,
Madhavipriya dasi


Bhaktin Daniela, nostra amica, corsista e devota, sta lasciando il corpo. La conosciamo dal 2005: carattere dolce, accogliente, mite, laureata in matematica, coordinatrice di un ufficio universitario. Da alcuni anni soffre di una malattia degenerativa irreversibile. Sabato 24 gennaio Shriman Matsyavatara Prabhu parla con bhaktin Daniela al telefono. Una conversazione commovente, toccante. Da cuore a cuore. Da anima ad anima. Da Guru ad aspirante discepola. Bhaktin Daniela confida: 'Mi sorprendo del livello di realizzazione che ho potuto acquisire grazie a Te; un conto è non avere paura teoricamente della morte, un conto è non averne paura quando stai per morire. Il dono più grande che ho ricevuto in questa vita è incontrare Te e i devoti e poter dedicare, dopo anni spesi per la famiglia e il lavoro, gli ultimi dieci anni della mia esistenza, dai 40 ai 50, alla spiritualità, allo studio e alla pratica della Bhakti'. Leggendo nel suo cuore, Shriman Matsyavatara Prabhu le chiede se avrebbe piacere di ricevere la sacra Diksha. Bhaktin Daniela rivela che ricevere l'iniziazione spirituale è il suo desiderio più intenso, più intimo, più profondo, che non aveva ancora osato esprimere. Il Signore rivela al Maestro spirituale ciò che è celato dalle parole. Il linguaggio dell'anima trionfa e il Guru legge i pensieri, realizza gli altrui desideri, i desideri di chi cerca il Rifugio, la Verità, l'Amore. La Salvezza si manifesta oltre le parole, scavalca le barriere dello spazio, si espande oltre i vincoli del tempo. Domenica sera Shriman Matsyavatara Prabhu ci comunica che martedì vorrà andare all'ospedale di Bologna dove bhaktin Daniela è ricoverata per svolgere il sacro rito e conferirle la Diksha. Ma il giorno dopo ci giunge notizia che il suo stato si è aggravato ulteriormente. I medici dicono che potrebbe morire tra un minuto o tra tre giorni. I dolori sono lancinanti, terribili. Il marito di bhaktin Daniela ci confida: 'Chiedete ai devoti di pregare affinché possa arrivare a martedì mattina e poter realizzare il suo sogno'. Bhaktin Daniela aspetta il Maestro, desidera intensamente la consacrazione. Il marito, che si è trasformato testimoniando l'evoluzione spirituale di lei, ha il suo stesso unico grande desiderio: che la morte la colga da iniziata, protetta e benedetta dalla sacra Diksha. Il tempo non aspetta. La morte è in agguato. La vita spirituale desidera sbocciare, trionfare, vincere la sofferenza del corpo che decade. Shriman Matsyavatara Prabhu decide di anticipare la partenza. Alle 16 di lunedì 26 gennaio inizia il viaggio verso bhaktin Daniela. Shriman Matsyavatara Prabhu va da lei per aiutarla a riconoscere la Vita, a valorizzarla, ad amarla: la vita dell'anima eterna che trascende la decadenza fisica ed è realizzata dalla persona risvegliata, che permette anche ad altri di scoprirla, sentirla, realizzarla. Shriman Matsyavatara Prabhu porta con sé foglie di Tulasi, acqua dei 108 fiumi sacri, una collanina di Tulasi, il tilaka, un japamala, una collana di fiori offerta a Shrila Prabhupada, dei libri sacri con i sacri mantra...e la Sua Bhakti che permea il cuore, ogni Suo gesto, ogni parola, movimento ed intenzione. Arriviamo all'ospedale. Sono le 18.30. Bhaktin Daniela si trova in una sala dell'Hospice che i cari devoti hanno preparato per l'occasione, per il grande Evento. Collane di fiori offerte alle Divinità sono appese vicino al letto, sopra il letto uno Shri Yantra, su di un tavolo foto di Shrimati Radharani e del Pancatattva, la Bhagavad-gita ed altri oggetti sacri. Entriamo. Assieme a Shriman Matsyavatara Prabhu ci siamo, oltre a me, Paramatmaji, Bhaktirasa e il marito di bhaktin Daniela. Bhaktin Daniela è miracolosamente lucida, cosciente. Stava in attesa del Suo Maestro ed il cuore piange di gioia quando Lo vede. Shriman Matsyavatara Prabhu le chiede: 'Qual è l'immagine divina a te più cara, che più conservi nella tua memoria?'. 'La Misericordia di Dio', risponde lei. 'Concentrati su questa immagine e visualizzala: Dio è Amore, Misericordia, Compassione. Il Nome di Dio ti mette in contatto con Dio, ti fa sentire Dio dentro di te. Krishna si manifesta nel Suo nome. Impara a memorizzarne anche il suono. Prova a pronunciare: Krishna... Rama... riesci?'. 'Sì', risponde bhaktin Daniela e pronuncia i Santi nomi: Krishna... Rama...Shriman Matsyavatara Prabhu mostra a bhaktin Daniela un'immagine di Shri Krishna con il flauto. Insieme pronunciano il Mahamantra. 'Hai piacere di ricevere la sacra Diksha?'. 'Sì!', risponde bhaktin Daniela, con la gioia nel cuore che irrompe. E' costretta sdraiata a letto, il corpo non si muove, il dolore è acuto, la morte si avvicina, ma la gioia dell'anima irrompe. 'Che tu possa scoprire Dio dentro di te. E' ciò che di più prezioso esiste. La salute che veramente ha valore è quella spirituale. Quella del corpo prima o poi tutti noi la perdiamo. Nessuno può conservarla per sempre. Adesso ti faccio il tilak sulla fronte, che purifica tutto il tuo corpo'. Shriman Matsyavatara Prabhu pronuncia i sacri mantra:

Om Keshavaya namah
Om Narayanayah namah
Om Madhavaya namah...

Poi le mette al collo la collanina di Tulasi che le ha portato: 'Questa collanina di Tulasi ti accompagnerà nel tuo viaggio in maniera splendida, ti proteggerà in eterno'. Poi le cosparge la testa con l'acqua sacra: 'In questo modo è come se tu ti fossi recata in tutti i sacri luoghi di pellegrinaggio e bagnata nelle loro sacre acque'. Bhaktin Daniela sussurra: 'Sono troppo felice'. 'Ti ho portato delle foglie di Tulasi. Ti ricordi Shrimati Tulasi Devi?'. 'Sì, mi ricordo', risponde bhaktin Daniela e prende le foglie di Tulasi. 'Senti il sapore? Quel sapore è Krishna. Tulasi Devi rappresenta per eccellenza la dedizione e la devozione a Dio'. Shriman Matsyavatara Prabhu continua: 'Questi riti preparatori che abbiamo svolto, in questa situazione di apatsu dharma sostituiscono il fuoco sacro. Shri Vishnu è arrivato, è qui; è come se qui ci fosse il fuoco sacro'. Shriman Matsyavatara Prabhu mostra ancora una volta a bhaktin Daniela l'immagine di Shri Krishna con il flauto:'Krishna Krishna! Krishna, proteggimi!'. Bhaktin Daniela ripete. 'Krishna Krishna! Krishna, rivelati a me!'. E bhaktin Daniela ripete. 'Poiché hai desiderio che io ti inizi alla vita spirituale, ti offro le mie benedizioni per questo percorso evolutivo, per questo viaggio verso la Gioia e l'Amore. Il tuo nome sarà: KRISHNABHAKTI devi dasi, la servitrice dell'Amore divino. Pensa all'Amore divino che è l'immagine più nitida che hai!'. Bhaktin Daniela con un dolce sorriso sul volto esclama: 'E' bellissimo!'. 'Tu diventi il tuo nome. Questa è la tua nityasvarupa, la tua forma spirituale eterna. Le cose del mondo hanno un termine per tutti e non possono mai essere veramente possedute. Per quanto brillino restano sempre fuori di noi, estranei alla nostra natura, ma la Bhakti è interna a noi, siamo noi! Krishnabhakti devi dasi è un nome di Shrimati Radharani. Shri Krishna esprime la Bhakti attraverso Shrimati Radharani. Ripeti il tuo nome'. E Krishnabhakti devi dasi, con amore, ripete il suo nome. I sacri mantra risuonano nell'etere, nei cuori, riempiono ogni spazio visibile e invisibile. 'Adesso hai intrapreso la via iniziatica. Ora sei collegata a Dio. Ripeti costantemente il tuo nome: Krishnabhakti devi dasi! Fallo risuonare dentro di te. Magari le parole escono a stento, ma dentro devi sentire la tua voce meravigliosa che canta questo nome. A te non sta succedendo niente di temibile. La malattia riguarda il tuo corpo. Tu non sei il corpo. Sei anima. Ora pensa a te, vivi la tua serenità interiore. Sei la servitrice dell'Amore per Dio. Questa è la ragione per la quale sei venuta in questo mondo. Tutti noi veniamo per giocare un certo ruolo e per imparare una grande lezione: l'Amore per Dio. Vorrei che tu ringraziassi tuo marito per quanto ti è stato vicino, per quanto ti ha amato. Ti ha favorito molto in questo viaggio, ti ha lasciato fare le tue scelte perché le ha riconosciute di valore. Prova ad esprimere un pensiero per lui'. Il marito ai piedi del letto si avvicina a Krishnabhakti devi dasi, prende la sua mano e lei gli dice: 'Ti ringrazio tantissimo'. Shriman Matsyavatara Prabhu prosegue: 'Vuoi confessarmi qualcosa? Vuoi alleggerirti di qualche peso? Io sono qui per aiutarti a superare l'esame più importante di tutta la tua vita. La vita è meravigliosa quando la si capisce sul piano spirituale'. Krishnabhakti devi dasi: 'Sì, ma a volte si può anche cadere'. E' vero, ma non è il tuo caso. Tu sei fortunata'. Shriman Matsyavatara Prabhu chiede uno specchio affinché Krishnabhakti devi dasi possa vedere il suo bel tilaka. 'Tutto è espressione di Krishna. Krishna ha tutto e ti dona tutto. Se cerchi tutto tranne Dio, puoi trovare tutto ma non Dio. Se cerchi Dio e Lo trovi, assieme a Lui troverai tutto, diceva Meister Eckart. Dio è tutto. Il mantra che sto per cantare significa: 'Krishna rivelati a Me, Krishna proteggimi'. 'Krishna pahimam Krishna rakshamam'. Shriman Matsyavatara Prabhu intona il canto e Krishnabhakti devi dasi canta con Lui. Bhaktirasa ed io teniamo di fronte a Krishnabhakti devi dasi due immagini: quella di Shri Krishna che suona il flauto e una che raffigura il misericordioso volto di loto di Shrimati Radharani. Krishnabhakti devi dasi guarda le immagini divine, le cerca con gli occhi, le tiene con le mani. Poi cerca la mano di Shriman Matsyavatara Prabhu. Il canto si diffonde, si radica nei cuori, penetra nell'anima. Shriman Matsyavatara Prabhu le dice: 'Hai ricevuto il più importante dei sacramenti che ti libera da ogni pericolo, da ogni errore commesso nel passato. Ora puoi sentire leggerezza nel tuo cuore'. I cari devoti venuti ad assistere Krishnabhakti devi dasi vengono invitati ad entrare. Shriman Matsyavatara Prabhu pronuncia a voce alta il suo nome: Krishnabhakti devi dasi ki, jay! E tutti i devoti ripetono quel nome benedetto. 'Shri Krishna è Manifestazione di Amore, Compassione, Accoglienza. Krishnabhakti devi dasi, sei molto fortunata: hai tante persone che ti vogliono bene e che ti sono vicine. Ricordati che tu non stai correndo nessun pericolo. La parte più intima e vera di te è collegata a Krishna. Tieni con te questo japamala, sentine il contatto. L'ho portato per te: anche solo toccandolo puoi ricordarti di me, di Shri Krishna e del tuo nome. Quando pensi al tuo nome sei connessa direttamente al Signore'. Krishnabhakti devi dasi prende in mano il japamala e assieme a Shrila Gurudeva canta i Santi Nomi. Ha dolori fortissimi in tutto il corpo. Ciononostante è verità sotto i nostri occhi che il dolore non intacca la sua coscienza. Entra l'infermiere che le somministra un farmaco per alleviare il dolore. Mentre l'ago entra nella carne, tra un gemito di dolore e l'altro, Krishnabhakti dasi ripete il nome spirituale che ha appena ricevuto. Shriman Matsyavatara Prabhu scrive il suo nome su di un foglio di carta e glielo consegna. 'Questo nome ti farà luce nel tuo viaggio. Sarai protetta dalla memoria di questo nome, dalla memoria delle esperienze che hai vissuto con noi. Krishna Krishna! Hari Hari! Jaya Govinda! Jaya Gopala!' Krishnabhakti devi dasi ripete questi Nomi sacri, canta le glorie divine. 'Stai serena, non stai correndo nessun pericolo', le dice Shriman Matsyavatara Prabhu, e lei ripete: 'No, nessun pericolo'. 'Stai recandoti in un posto meraviglioso, pieno di luce, di verde, di persone felici. Il tuo sogno diventa realtà. Sentirai che ogni pena del corpo è terminata e sentirai forte la tua dimensione spirituale. Adesso pensa solo alla tua natura d'Amore, pensa solo a Dio'. Shriman Matsyavatara Prabhu comincia a cantare il Mahamantra in una tonalità dolcissima e Krishnabhakti devi dasi canta con Lui. Tutti i devoti cominciano a cantare. Krishnabhakti devi dasi canta con loro! La mano di Shriman Matsyavatara Prabhu sulla sua. L’altra mano sulla sua testa. Krishnabhakti devi dasi canta! Con la ghirlanda al collo, con un bellissimo tilaka sulla fronte, con le foglie di Tulasi dentro la bocca e con l’Amore che pervade la mente, profondo dentro l’anima. Dentro di me prego: 'Che abbia anch’io questa stessa immensa fortuna, la più grande. Lasciare il corpo alla presenza del mio Guru Maharaja, che mi ricorda anche in questo momento cruciale quel che mi ha ricordato per tutta la vita: che solo lo Spirito è vero, che è Tutto. Che è la sola Realtà. È l’unica Realtà da ricercare, da amare, da desiderare, da realizzare'. Shriman Matsyavatara Prabhu è commosso. I devoti piangono. Sono lacrime d’Amore. Shri Shri Radha Govinda Deva, ki jay! Shri Shri Krishna Balarama, ki jay! Shri Shri Radha Vrajasundara, ki jay! Shri Bala Gopala, ki jay! Shrila Prabhupada, ki jay! Krishnabhakti devi dasi, ki jay! Shriman Matsyavatara Prabhu chiede a turno a ciascun devoto di avvicinarsi a Krishnabhakti devi dasi. Sono presenti, oltre ai devoti già menzionati, anche Paramakaruna, sua figlia Stefania, Jaya Govinda, bhaktin Lucia, bhaktin Angela, Bhadrarupini, Kaliyakrishna, bhakta Francesco e Paramananda. Krishnabhakti devi dasi cerca il suo japamala, lo tiene tra le mani: è il segno del suo legame eterno con Shri Shri Guru e Krishna. Shriman Matsyavatara Prabhu le dice: 'Adesso noi partiamo e ti lasciamo con la memoria del tuo nome. Senti che sei perfettamente protetta. Tutti noi siamo con te nel viaggio, diretti verso la stessa meta suprema: l’Amore divino'.
Con il massimo della voce che il suo corpo le permette, Krishnabhakti devi dasi esclama felice: 'E’ stato così bello!'. Bhaktirasa intona la preghiera al Signore Nrsimhadeva. Con quel filo di forza che le rimane nel corpo, Krishnabhakti devi dasi muove lievemente le labbra. La vediamo: nel cuore canta le glorie di Dio! '…keshava dhrita narahari rupa, jaya jagadisha hare, jaya jagadisha hare, jaya jagadisha hare...'. Il Nome divino: la Salvezza, la Vita, la Felicità spirituale che sconfigge la sofferenza, l'Eternità che vince la morte. Krishnabhakti devi dasi sussurra: 'Grazie di tutto questo'. Shriman Matsyavatara Prabhu: 'Sono sicuro che Shri Krishna provvederà meravigliosamente a te. Di qualsiasi cosa hai bisogno, chiedi a Krishna e Krishna ti soddisfa. Krishna è Kamadeva: realizza ogni desiderio. Krishna è infinita Misericordia, ed è questo il significato del nome spirituale che hai ricevuto. Fanne tesoro dentro di te ed esso ti condurrà al pieno successo. La vita è un viaggio e questo viaggio è stato per te molto fortunato'. 'Sì, è stato molto fortunato'. Krishnabhakti dasi dice ciò scandendo bene le parole, così come la sua consapevolezza è ben nitida, lucida, distinta. 'Mi hai detto che la forma divina che più ti è cara è quella della Misericordia e della Compassione. Pensa a Shri Krishna che nella Sua manifestazione di Misericordia facilita il tuo percorso. Guarda quest’immagine [Krishna che accarezza con il volto i piedi di loto di Shrimati Radharani]'. 'Bellissima!' dice Krishnabhakti dasi. 'Vuoi tenerla?', le chiede Shriman Matsyavatara Prabhu. 'Sì!' 'E’ una delle immagini più belle, alle quali sono più affezionato'. 'Ma allora no...tienila Tu', dice Krishnabhakti devi dasi con premura e sensibilità, ma Shriman Matsyavatara Prabhu risponde: “Io l’ho portata per te, prendila!'. Shrila Gurudeva le chiede di ripetere: 'Krishna è il nostro Amico eterno. Krishna è il nostro Amante eterno. È la nostra Gioia e Salvezza. E’ in tutte le creature e tutte le creature traggono da Lui sostegno'. Egli prosegue: 'Se ti senti attratta da questa immagine di Krishna, la tua vita ha raggiunto il successo. Le immagini del mondo, anche quelle più belle, non durano, ma quelle spirituali non ce le può mai sottrarre nessuno. Memorizza questa immagine divina e vivi con questa forma del Signore. Nella Bhagavad-gita Krishna dice: 'Chi pensa a Me, viene a Me'. Ricordi quando cantavamo i santi Nomi assieme durante i nostri Seminari? Adesso siamo tutti con te, ti auguriamo un viaggio bellissimo, nella gioia, nella luce, nell’Amore divino. L’Amor divino che move il sole e le altre stelle... ricordi che ti è piaciuto tanto quel Seminario su Dante e la Bhagavad-gita?'. Krishnabhakti dasi risponde con entusiasmo: 'Ah sì!' Chi è lì ad osservare, ad ascoltare, vede con chiarezza la Vita che trionfa sulla morte! 'Per l'anima non c'è né la nascita né la morte. Esiste e non cessa mai di esistere. Non muore quando il corpo muore'. 'Stiamo tutti facendo lo stesso viaggio, sulla stessa barca: siamo partiti dalla sponda dell’infelicità per approdare a quella della felicità'. 'Sì, ci dobbiamo credere', dice con tutta la sua forza Krishnabhakti devi dasi. 'Se pronunci il nome di Krishna, Krishna diventa la tua Realtà. Canta il tuo nome spirituale dentro di te e Krishna ti concede infinita Misericordia. Canta i Santi Nomi del Signore e trarrai pieno successo dall’esperienza di questa vita.... A presto!'. E Krishnabhakti dasi risponde: 'A presto!'. Lo ripete per due volte. I devoti escono ad uno ad uno dalla sala e prima di andarsene ciascuno si reca da Krishnabhakti devi dasi per salutarla. Quando io la saluto chiamandola per nome, mi dice: 'E’ bellissimo questo nome, pieno di dolcezza!' Poi io aggiungo: 'Sono così felice che ora sei nostra consorella!'. E lei mi risponde con gioia: 'Anch’io, tanto!'. Poi dice a Shriman Matsyavatara Prabhu: 'Grazie per il Bene che mi vuoi'. E Lui: 'Che il Signore ti illumini e ti protegga sempre'. Usciti da quella sala in cui trionfa sulla morte la Vita, Shrila Gurudeva ci dice: 'Quel che conta nella nostra esistenza è quanto abbiamo realizzato l’Amore divino. Questi momenti speciali strutturano, rafforzano la nostra consapevolezza spirituale: testimoniare la realtà della morte e lo stato di serenità con cui la si può affrontare'. Mentre usciamo passiamo davanti ad altre stanze con altri malati terminali, altre coscienze, altre vite: la tv rimbomba in quelle stanze dove chi deve affrontare la morte, dentro è già morto. Il vuoto impera e dispera. Passiamo di fronte ad una sala dove sono riuniti gli infermieri del reparto; Shriman Matsyavatara Prabhu saluta unendo le mani e chinando la testa, in segno di preghiera, e loro fanno altrettanto. Il loro gesto e i loro sguardi lasciano intuire che in una qualche misura hanno capito l'importanza di quel che è stato fatto. Sembra che un po' di speranza sia entrata anche dentro di loro, che assistono sofferenti altri sofferenti, senza strumenti per comprendere il significato della morte e la preziosa lezione della vita. La caposala del reparto ha partecipato ad un Seminario ECM di Shriman Matsyavatara Prabhu e l’infermiere che sta assistendo Krishnabhakti devi dasi desidera approfondire gli insegnamenti spirituali che pratichiamo. La Vita porta la Vita. Mentre usciamo dall’ospedale Shriman Matsyavatara Prabhu ci dice: 'Il momento della morte è quello più cruciale di tutta l’esistenza. E’ lì che si gioca il nostro futuro: di sofferenza, avvolto nelle tenebre, o di gioia, rifulgente di luce divina'. Sono quasi le nove di sera. Saliamo in auto per ripartire. I devoti commossi, felici, profondamente toccati dala straordinaria esperienza vissuta, salutano Shriman Matsyavatara Prabhu e offrono i loro omaggi intonando un kirtana. Sono state ore indimenticabili: un'esperienza fuori dallo spazio, fuori dal tempo, che rimarrà per sempre nella nostra memoria. Nel cuore grido: 'Krishnabhakti devi dasi, siamo uniti a te! Al centro c'è il nostro amato Maestro: se sempre Lo seguiremo, Egli ci guiderà fino a Krishna, poiché ci insegna con la vita, con l'esempio, con l'Amore vero'. Poco prima che il suo stato di salute si aggravasse, Krishnabhakti devi dasi stava preparando l'esame sulla filosofia della Bhagavad-gita, all'interno del Corso di approfondimento in Teologia. Il capitolo cui era arrivata: 'Raggiungere il Supremo'. E noi abbiamo visto: il nostro Maestro l'ha accompagnata sul sentiero che conduce a Dio! Che questa lezione di Vita sia per ciascuno di noi! Non perdiamo tempo, dedichiamo la vita alla Vita! Rifletto profondamente su quanto accaduto e ringrazio Shri Shri Guru e Krishna per questa meravigliosa e importantissima esperienza. Gli Shastra dicono che il contatto con un puro devoto del Signore può trasformare in breve la vita di ogni essere, da condizionato a liberato, a fervente innamorato di Dio. L'opera di Misericordia di un puro devoto penetra l'esistenza quotidiana, le azioni, i pensieri, i desideri, le emozioni, i sentimenti di chi si predispone ad accoglierla, fino a permearne l'intera coscienza. Gli studi svolti da Krishnabhakti devi dasi, la compagnia dei devoti, la partecipazione ai Seminari di Shriman Matsyavatara Prabhu (l'ultimo al quale ha partecipato è stato il 30 novembre del 2008), l'ascolto delle innumerevoli lezioni, i ripassi di gruppo e individuali con Bhaktirasa, il canto dei Nomi divini... così la Vita si è risvegliata progressivamente. L'Amore che si riaccende, la Saggezza che illumina, Dio che si manifesta nell'uomo e l'uomo che si ricollega a Dio, scoprendoLo nell'intimo di sè. Grazie infinite, Shriman Matsyavatara Prabhu, per gli strumenti di salvezza che ci hai donato e che continui a donarci per permetterci di realizzare la Bhakti, l'unico vero scopo della vita. GRAZIE! Grazie da parte mia, di Krishnabhakti devi dasi e di tutti coloro che hanno beneficiato dei Tuoi insegnamenti e che ne beneficeranno in futuro! Buon Viaggio, Krishnabhakti devi dasi! A presto!

28 gennaio 2009

'L'iniziazione alla vita spirituale' di Shrila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura.

La cerimonia di diksha o iniziazione è quella con la quale il Maestro Spirituale fa accedere una persona allo stadio iniziale sul sentiero della ricerca spirituale. La cerimonia ha lo scopo di conferire illuminazione spirituale attraverso l’eliminazione della tendenza al peccato. La sua efficacia dipende dal grado di volontaria cooperazione da parte del discepolo, e perciò non è la stessa in tutti i casi. Non preclude la possibilità di una regressione del novizio alla condizione non spirituale, se egli lesina gli sforzi o si comporta male. L’iniziazione pone la persona sul sentiero della verità e conferisce un impulso iniziale a progredire. Non può però bastare a far avanzare una persona illimitatamente, a meno che questa non scelga di sua volontà di contribuirvi con i propri sforzi. La natura dell’impulso iniziale varia anche a seconda della condizione del recipiente, ma nonostante la misericordia del buon Maestro ci consenta di avere una visione dell’Assoluto e del sentiero per raggiungerLo, il seme così piantato richiede cure molto attente sotto le diretive del Maestro per poter germogliare e diventare un albero che dona frutti e ombra. A meno che la nostra anima scelga di sua spontanea volontà di servire Krishna, dopo aver ottenuto un’idea sommaria della Sua natura reale, non può mantenere a lungo la visione spirituale. L’anima non è mai costretta da Krishna a servirLo. Ma l’iniziazione non è mai completamente inutile: cambia l’atteggiamento del discepolo nei confronti della vita. Se egli pecca dopo l’iniziazione può cadere in condizioni di degradazione più basse del non iniziato. Ma anche se dopo l’iniziazione possono esserci temporanei regressi, questi di norma non impediscono la liberazione finale. Il più fioco bagliore della vera conoscenza dell’Assoluto ha sufficiente potere per cambiare radicalmente e per sempre la nostra intera costituzione mentale e fisica, e questo bagliore non può essere totalmente offuscato, eccetto in casi straordinariamente sfortunati. E’ senza dubbio possibile per l’iniziato, se solo egli lo desidera, seguire le indicazioni del Guru, che conducono gradualmente all’Assoluto. Il vero Maestro è davvero il salvatore delle anime cadute; è però molto raro che una persona di cultura moderna senta l’inclinazione a sottometersi alla guida di un’altra persona, soprattutto in questioni spirituali. Ma la stessa persona si sottomette senza problemi alle indicazioni di un medico per essere alleviata nelle sue sofferenze fisiche. Questo perché queste ultime non possono essere ignorate senza conseguenze evidenti a tutti. Il male che scaturisce dalla nostra negligenza nei confronti delle sofferenze dell’anima, è di natura tale da paralizzare e confondere la nostra conprensione, impedendone così il suo riconoscimento. La sua gravità non viene riconosciuta perché apparentemente non si frappone in maniera così diretta tra noi e le nostre attività mondane. La persona di cultura media è perciò totalmente libera di porre domande senza realizzare la pressante necessità di sottomettersi alla cura di un medico veramente competente per guarire le infermità spirituali. Le domande più frequentemente poste sono di questo tipo: perché mai dovrebbe essere necessario sottomettersi ad una persona specifica o patecipare ad una specifica cerimonia allo scopo di realizzare l’Assoluto, che per Sua propria natura è non condizionato? Perché dovrebbe Krishna richiedere la nostra dichiarazione formale di sottomissione a Lui? Non sarebbe più generoso e logico permetterci di vivere la nostra vita in libertà, secondo i principi della nostra natura distorta, che è sempre Sua creazione? Ammettendo anche che sia nostro dovere servire Krishna, perché una terza persona dovrebbe presentarci a Lui? Perché è impossibile servirLo direttamente? Sarebbe senza dubbio altamente conveniente e di grande aiuto essere istruiti da un buon Maestro che conosca e comprenda le Scritture. Ma non ci si dovrebbe mai sottomettere a qualcun altro fino al punto da permettere ad una persona disonesta di fare realmente del male. Il cattivo maestro è un personaggio conosciuto. E’ inconcepibile come quei guru che vivono apertamente nel peccato riescano in ogni modo a mantenere il cieco apprezzamento della parte acculturata dei loro discepoli. Se è così possiamo criticare una persona che esita a sottomettersi incondizionatamente ad un maestro, sia questi buono o cattivo? E’ certamente necessario essere sicuri dell’autenticità di una persona, prima di accettarla anche vagamente come nostra guida spirituale. Un Maestro dovrebbe essere una persona che sembra possedere quelle qualità che ci permetteranno di migliorare la nostra condizione spirituale. Questi e simili pensieri potrebbero sorgere nelle menti della maggior parte di coloro che hanno ricevuto un’educazione moderna, quando viene chiesto loro di accettare l’aiuto di una persona specifica come loro maestro spirituale. La letteratura, la scienza e l’arte dell’Occidente promuovono il principio della libertà dell’individuo e condannano la mentalità che conduce all’abbandono ad una persona per quanto superiore. Queste inculcano la necessità e l’alto valore della fiducia in sé stessi e il diritto di scegliere il proprio cammino. Ma il lbuon Maestro richiede la nostra sincera e completa sottomissione. Il buon discepolo si abbandona completamente ai piedi del Maestro. Ma la sottomissione del discepolo non è né irrazionale né cieca. E’ completa a condizione che il Maestro stesso continui ad essere un buon Maestro. Il discepolo conserva il diritto di rinunciare al suo abbandono al Maestro nel momento in cui considera che questi è una creatura fallibile come lui. Né un buon Maestro può accettare qualcuno come discepolo a meno che quest’ultimo sia pronto a sottometterglisi volontariamente. Un buon Guru ha il dovere di rinunciare ad un discepolo che non desidera seguire in maniera completa le sue istruzioni. Se un Maestro accetta come discepolo una persona che rifiuta di essere totalmente guidata da lui, o se un discepolo si sottomette ad un Guru non totalmente buono, questo Maestro e questo discepolo sono entrambi destinati a cadere dalla loro condizione spirituale. Non si può essere un buon Maestro senza aver realizzato l’Assoluto.

Colui che ha realizzato l’Assoluto è salvo dalla necessità di camminare su sentieri mondani. Il buon Guru che vive la vita spirituale è perciò necessariamente e conpletamente buono. Dovrebbe essere totalmente libero da qualsivoglia desiderio di qualsiasi cosa di questo mondo, buona o cattiva. Le categorie di buono o cattivo non esistono nell’Assoluto. Nell’Assoluto ogni cosa è buona. Al nostro stato attuale non possiamo avere idea di questa assoluta bontà. La sottomissione all’Assoluto non è reale, a meno che non sia anch’essa assoluta. E’ sul piano dell’Assoluto che al discepolo è richiesto di sottomettersi completamente al buon Maestro. Sul piano materiale non ci può essere completa sottomissione. La simulazione di sottomissione completa al cattivo maestro è responsabile delle corruzioni he si riscontrano nella relazione tra l’ordinario guru mondano e i suoi egualmente mondani discepoli. Tutti coloro che pensano in modo onesto realizzeranno la logicità della posizione sopra descritta. Ma la maggior parte delle persone sarà incline a credere che un buon Maestro come sopra descritto non si possa trovare in questo mndo. Ciò è vero: sia il buon Guru che il suo discepolo appatengono al regno spirituale. Ma la sottomissione spirituale può comunque essere realizzata da persone di questo mondo, altrimenti nel mondo non ci sarebbe in nessun modo religione, ma il fatto che la vita spirituale possa essere realizzata in questo mondo non significa che l’esistenza mondana venga migliorata nella spirituale. A dire la verità l’una è completamente incompatibile con l’altra. Sono categoricamente differenti l’una dall’altra. Il buon Maestro, sebbene sembri appartenere a questo mondo, non è di questo mondo. Nessuno che appartenga a questo mondo può liberarci dalla mondanità. Il buon Guru è un abitante del regno spirituale che per volontà divina appare in questo mondo per permetterci di realizzare l’esistenza spirituale. La tanto decantata libertà individuale è il barlume di un’immaginazione distorta. Volenti o nolenti siamo costretti a sottometterci alle leggi di Dio, sia nel mondo materiale che in quello spirituale. La bramosia di libertà contraria alle Sue leggi è la causa di tutte le nostre disgrazie. La completa rinnegazione di ogni tipo di bramosia per questa libertà è la condizione per essere ammessi nel regno spirituale. In questo mondo desideriamo questa libertà ma siamo costretti, contro la nostra volontà, a sottometterci alle leggi della natura fisica. Questo è uno stato innaturale. La repulsione nei confronti di una sottomissione forzata non ci concede l’ingresso nel regno spirituale. In questo mondo il principio morale richiede proprio la nostra sottomissione volontaria, ma anche la moralità è una riduzione della libertà causata dalle peculiari circostanze di questo mondo. L’anima che non appartiene a questo mondo è in una condizione di esplicita o implicita ribellione contro la sottomissione ad una dominazione estranea. E’ per sua propria costituzione capace di sottomettersi spontaneamente all’Assoluto. Il buon Maestro chiede all’anima in lotta di sottomettersi non alle leggi di questo mondo, che la incateneranno sempre più alla sua condizione, ma alle supreme leggi del mondo spirituale. La simulazione di sottomissione alle leggi del regno spirituale senza l’intenzione di applicarle realmente nella pratica viene spesso presa per genuina sottomissione a causa dell’assenza di pienezza di convinzione. In questo mondo lo stato pienamente convinto è inesistente. Siamo perciò costretti in ogni caso ad agire sulla base di verosimiglianze, le cosiddette ipotesi vaghe. Il buon Maestro ci dice di cambiare il metoodo di azione che abiamo appreso dall’esperienza in questo mondo. Ci invita per prima cosa ad essere completamente e pienamente informati sulla natura e sulle leggi dell’altro mondo, che è eternamente e categoricamente differente da quello fenomenico. Se non ci sottomettiamo sinceramente per apprendere l’alfabeto della vita eterna, ma continuiamo ad asserire perversamente, per quanto inconsciamente, i nostri meccanismi e convinzioni contro le istruzioni del Maestro nel perido del noviziato, rimarremo dove ci troviamo. [omissis]. Ma a dire la verità quando ci riserviamo il diritto di scelta seguiamo noi stessi perché anche quando ci sembra di seguire il Maestro, è perché Egli sembra essere d’accordo con noi. Ma poiché i due mondi non hanno assolutamente niente in comune, stiamo solo vivendo un’illusione quando supponiamo di comprendere realmente il metodo o l’oggetto del Maestro, o in altre parole riserviamo il diritto di asserzione al sé apparente. Solo la fede nelle Scritture può aiutarci in questo tentativo altrimenti impraticabile. Crediamo al Guru con l’aiuto delle Scritture anche se non possiamo comprendere pienamente nessuno dei due. Non appena siamo pienamente convinti della necessità di sottometterci semza ambiguità al buon Maestro, è allora e solo allora che Egli può mostrarci la via verso il mondo spirituale, in accordo col metodo che gli Shastra descrivono a tale scopo e che Egli sa applicare in maniera propria senza commettere un fatale errore, appartenendo Egli stesso al regno dello Spirito. Il centro della questione non risiede nella natura esteriore della cerimonia dell’iniziazione così come ci appare, poiché è per noi incomprensibile, essendo un atto dell’altro mondo, bensì nella convinzione della necessità e della scelta di successo di un Maestro davvero buono. Possiamo pervenire alla convinzione della necessità dell’aiuto di un bravo Maestro attraverso l’esercizio della nostra ragione imparziale, alla luce dell’esperienza ordinaria. Quando questa convinzione si è pienemente formata Shri Krishna Stesso ci aiuta a trovare il Maestro davvero bravo in due modi. Per prima cosa Egli ci istruisce sul carattere e le funzioni di un buon Maestro attraverso le Scritture rivelate. In secondo luogo Egli Stesso ci invia il buon Maestro nel momento in cui possiamo pienamente benefiaciare delle Sue istruzioni. Il buon Maestro viene a noi anche quando lo rifiutiamo. Krishna ha rivelato dall’eternità informazioni sul mondo spirituale nella forma di suoni trascendenti che sono stati tramandati nelle scritture spirituali di tutto il mondo. Le scritture spirituali aiutano tutti coloro che sono preparati a fare esercizio della loro ragione allo scopo di trovare non il relativo ma la verità assoluta, per trovare il Maestro adatto in accordo alle loro direttive. L’unico buon Maestro è colui che ci può far realmente comprendere le scritture spirituali e queste ci permettono di realizzare la necessità e la natura della sottomissione ai processi in esse descritti. Ma c’è sempre la possibilità dell’inganno. Un uomo molto intelligente o un mago possono farsi credere persone che possono spiegare adeguatamente le Scritture per mezzo della loro conoscenza o arte illusoria. E’molto importante perciò guardarsi da tali trappole. Lo studioso, come il mago, pretende di spiegare le scritture soltanto nei termini degli eventi di questo mondo. Ma le Scritture stesse dichiarano che non ci rivelano affatto cose di questo mondo. Coloro che sono soggetti ad essere illusi dall’arte di yogi perversi si persuadono a credere che lo spirituale è identico alla perversione, distorsione o sfida delle leggi della natura fisica. Le leggi della natura fisica non sono irreali. Esse governano la relazione di tutte le esistenze relative. Nel nostro stato attuale è perciò sempre possibile per un’altra persona che possiede potere o conoscenza dimostrare la natura meramente speculativa di ciò che noi scegliamo di considerare come nostra convinzione più profonda, esponendo la sua insufficienza o inapplicabilità. Ma queste sorprese, poiché appartengono al regno del fenomenico, non hanno niente a che vedere col mondo dell’Assoluto. Coloro che provano attrazione non spirituale per l’erudizione o per la magia cadono nella trappola degli pseudo religiosi. La grave condizione di queste vittime della loro propria perversione si realizza nel fatto che nessuno può essere liberato dallo stato d’ignoranza per mezzo della forza. Non è possibile salvare l’uomo che rifiuta a priori di ascoltare la voce della ragione. Il pedante empirista non fa eccezione a questa regola. Il puro significato degli Shastra dovrebbe perciò essere la nostra unica guida nella ricerca del buon Maestro, quando sentiamo davvero la necessità della sua guida. Le Scritture hanno definito il buon Guru come colui che in prima persona conduce vita spirituale. Non sono le qualifiche mondane a fare il buon Maestro; è solo per mezzo di una completa sottomissione ad un tale Maestro che possiamo essere aiutati a tornare nel regno, nostra reale casa che sfortunatamente è veritiera terra incognita per quasi tutti noi al momento, e anche d’impossibile accesso per una mente e un corpo simili, risultato dell’abuso della nostra facoltà di libero arbitrio e del conseguente accumulo di un letale carico di esperienze mondane che abbiamo imparato a considerare vera sostanza della nostra esistenza.