11 febbraio 2009

'I Veda e la salute olistica' di Shriman Matsyavatara Prabhu.


Etica nel lavoro e nel tempo libero

Lo stato di benessere è lo stato naturale cui tutti nell’intimo aspirano, anche se poi, quando si dà ascolto alla sola mente razionale, si tende a giudicare “normali” o “inesorabili” la sofferenza, la malattia ed altri mali che disseminano il cammino dell’esistenza umana. Questi mali sono menomazioni che risultano insopportabili ed inaccettabili per l’individuo, ma che vengono nella maggior parte dei casi considerate inevitabili. Questa contrapposizione che si erge tra il desiderio e il pensiero, tra il volere e lo sperimentare, determina una lacerazione interiore, una disarmonia grave che si ripercuote anche sul piano fisico. Il conflitto interiore tra le proprie aspirazioni più intime e la realtà contingente affatica, logora la persona, anche se quest’ultima generalmente soltanto in parte ne è cosciente. Il soggetto non ha infatti percezione di tutta l’energia che, a causa di conflittualità irrisolte, viene dispersa e dissipata a livello inconscio. Sul piano superficiale la persona ne percepisce e sperimenta i sintomi che però non riesce compiutamente a decifrare: si sente stanca, spossata, insoddisfatta, incapace di attingere alle proprie risorse interiori e quindi anche nervosa, agitata, vittima di stress e ansia, ma non è in grado di individuare effettivamente qual è la causa profonda di questo malessere. Il più delle volte l’individuo, non trovando adeguata assistenza o sostegno, finisce per operare una rimozione e le proprie problematiche, lasciate irrisolte, acquisiscono uno spessore ancora maggiore ed una sempre maggiore carica psichica negativa che non di rado dà origine a complessi e ad altri più o meno gravi disturbi della personalità. Lavorare su di sé non è facile: indagarsi nel profondo richiede esperienza e competenza e soprattutto l’aiuto di una guida che ci accompagni nella ricerca e nell’esplorazione di noi. Nella letteratura psicologica indovedica viene tracciata un’elaborata metodologia per l’analisi e il riequilibrio dei contenuti psichici e per una presa di consapevolezza della parte più profonda e vera di sé, oltre gli strumenti “corpo” e “mente”. E’ la persona che deve diventare protagonista e creare lei stessa i presupposti per avviare il processo di guarigione, senza affidarsi passivamente all’intervento di altri. La collaborazione partecipativa tra paziente e medico, come tra discepolo e Maestro, è infatti essenziale affinché la cura sia effettiva ed efficace. La sofferenza e la malattia non sono mali inevitabili: esistono stati di coscienza elevati in cui il soggetto può riuscire a vivere ogni esperienza distaccandosi emotivamente dagli eventi che colpiscono corpo e psiche ma che non scalfiscono in nessun modo l’essenza spirituale (atman) che costituisce l’originaria natura di ogni essere. Nella Bhagavad Gita (VI. 19) si dice che la mente del saggio è stabile come una fiamma al riparo dal vento, poiché continuamente ricondotta sotto il controllo del sé. Chi invece non esercita il dominio sulla mente viene scaraventato dai suoi flutti psichici come una pagliuzza tra le onde. Nella società attuale sono in molti a lamentarsi per lo stress cui sono continuamente sottoposti. In una certa misura lo stress è quasi inevitabile ed è anche positivo se saputo gestire come stimolo alla crescita e all’evoluzione. E’ invece patologico quando diventa eccessivo e va fuori controllo, quando sfocia cioè in ansietà ed emozioni negative che, invece di stimolare ad un progresso, inibiscono ed esauriscono le risorse energetiche dell’individuo. La Bhagavad Gita ed altri testi indovedici insegnano la via dell’equilibrio in ogni azione ed ambito dell’esistenza umana: nella vita relazionale ed affettiva, sul lavoro, nella famiglia, nelle attività più semplici e quotidiane come il mangiare e il dormire. La pratica dell’equilibrio tempra la mente, la rafforza, la educa, la sostiene e rende capace di affrontare ogni evento con ponderatezza, con una visione che trascende la contingenza e che tiene l’orientamento saldo verso lo scopo e il senso profondo di noi e del nostro esistere. I problemi in verità non esistono, se soltanto noi stiamo attenti a non crearceli. I problemi non sono determinati da cose o situazioni oggettive: indipendentemente dalla loro natura, queste ultime possono rivelarsi per noi positive o negative a seconda di come le viviamo. L’ambiente di lavoro, la famiglia, gli ambiti religiosi possono essere generatori di nevrosi ma non perché siano nocivi di per sé, ma perché sono spesso affrontati e vissuti con un’attitudine scorretta. La conoscenza di sé acquisita attraverso i testi sacri tradizionali, con la guida di chi ha già sperimentato con successo un percorso di ricerca interiore, ci aiuta a comprendere dov’è che sbagliamo e come possiamo correggerci e migliorarci. La spiritualità non è un qualcosa di astratto: è un viaggio per un ritorno a noi stessi, per ritrovarci e per imparare a pensare, ad agire, a vivere. Da bambini ci abituiamo a camminare, a mangiare, ad articolare parole, ma l’avventura non si ferma qui: vivere è apprendere l’arte dell’agire, del parlare, del mangiare, del relazionare con gli altri, per compiere ogni cosa con consapevolezza nitida, con il desiderio di fare il bene non solo per noi ma per tutti gli esseri e questo è possibile quando la persona si ricollega in armonia con l’ordine divino che regola e sostiene tutto ciò che esiste. I Veda descrivono tre dimensioni di esistenza: adhibhautika, il livello degli elementi psicofisici, adhidaivika, il piano delle energie cosmiche e adhyatmika, la dimensione spirituale che inerisce all’atman, il sé individuale, e a Paramatman, il Sé cosmico origine di tutto, Dio. La scopo della vita è sviluppare armonicamente questi tre piani: pensarli o viverli come dicotomici o separati l’uno dagli altri genera conflittualità e sofferenze e non permette di conseguire la piena realizzazione personale.

Come deve impostare le proprie relazioni il ricercatore spiritualista?
Uno spiritualista può intrattenere ogni tipo di relazione purché sappia come gestirla e come viverla rimanendo coerente ai propri principi etici e spirituali, non diventando mai complice di comportamenti impropri o scorretti. Come insegna la Bhagavad Gita, lo spiritualista non deve rinunciare all’azione ma trasformare ogni azione in qualcosa di sacro, di altamente benefico per sé e per gli altri, vivendo e trasmettendo quei nobili valori in cui crede e che ha fatto propri.

Che rapporto esiste tra i Veda e il Buddhismo?
Nel Buddhismo troviamo numerosi concetti, come quelli di manas e di prakriti, che sono stati attinti dalla tradizione vedica e che sono stati poi sviluppati dal Buddhismo in modo peculiare. Il sistema filosofico Samkhya presenta ad esempio similitudini molto strette con la tradizione buddhista. Nel 2500 a.C. Sakhyamuni (Buddha) iniziò la sua predicazione a Benares, nell’India nord-orientale. Egli prese le distanze dalla tradizione vedica intendendo denunciare il sistema sclerotizzato delle caste, deformazione dell’originario varna-ashrama dharma, organizzazione sociale tradizionale vedica. Il Buddha inoltre condannò il sacrificio vedico degli animali, perché in quel periodo storico veniva celebrato senza le originarie motivazioni di puro atto sacrificale ed era invece divenuto strumento dì sfruttamento e di guadagno economico. Sakhyamuni negò poi i Veda stessi, poiché la classe sacerdotale che ne deteneva il controllo era corrotta e manipolava a proprio vantaggio le affermazioni in essi contenute.

Come è possibile che si sviluppino nevrosi anche in ambito religioso?

Non sempre chi intraprende un percorso religioso lo fa adottando il giusto atteggiamento; in questi casi la religiosità, che di per sé non è affatto causa di nevrosi ma è anzi strumento per il loro superamento, perde il proprio effetto benefico a seguito delle distorsioni con le quali viene vissuta dal soggetto. Errori gravi possono venir compiuti da cosiddetti religiosi che mantengono atteggiamenti squilibrati. Non è indossando un abito che si compie il perfezionamento interiore: quest’ultimo è effettivo quando il processo di rimodellamento del comportamento e di riorientamento delle tendenze viene applicato in modo corretto, sotto la guida di un Maestro qualificato. Testi indovedici fondamentali quali il Vedanta, le Upanishad e la Bhagavadgita, spiegano come sviluppare in modo positivo le dinamiche intrapsichiche, come superare i condizionamenti, come resistere alle forze negative inconsce che dettano comportamenti non armonici con l’ordine cosmico. La pratica della disciplina spirituale, in particolar modo la meditazione sul mantra, svolta secondo gli insegnamenti e sotto la verifica attenta e competente del Guru, consente al discepolo di decontaminare l’ambiente mentale, arrivando anche a neutralizzare quei complessi che si sono strutturati a livello inconscio e che tanta influenza esercitano sul carattere e sulla vita della persona. L’individuo vive come combattuto tra diversi “centri di potere”, tra contrastanti componenti psichiche ed emotive, consce o inconsce, che lavorano l’una contro l’altra generando stati di tensione e di conflitto. La realizzazione del sé sul piano spirituale consente di risolvere anche questi squilibri, elevando la visione della persona oltre gli automatismi mentali e conducendola verso un superiore livello di armonia e di benessere.

Come situarsi sulla via della guarigione?
Tutti abbiamo potenzialmente la capacità di curare i nostri disturbi, ma non tutti sono in grado di trovare da soli la soluzione. Talvolta può succedere che si capisca cosa fare per guarire ma non si riesca a mettere in pratica quel che si sa essere giusto e corretto. L’essere umano è molto fragile e gli ostacoli che deve affrontare non si trovano soltanto nell’ambiente esterno ma anche e soprattutto a1l’interno di sé: “la personalità ombra” è un nemico pericolosissimo che costringe ad agire contro il proprio stesso bene; è quel nemico crudele che obbliga ad esempio il tabagista a fumare, anche quando questi sa già di avere un tumore ai polmoni. L’io cosciente rappresenta soltanto una piccola parte della personalità ed è ben poca cosa rispetto alle tendenze inconsce, simili a forze titaniche. Vincere questi mostri sommersi è possibile, ma occorre richiedere l’aiuto di un Maestro competente che ci aiuti a praticare con costanza, fede e coerenza una disciplina etica di vita fondata sull’amore e sull’abbandono a Dio, per riuscire a riprendere coscienza della no essenza spirituale e delle sue inesauribili e potenti risorse. Predisporsi con affetto e amore verso tutte le creature e il creato è parte essenziale della cura ed. è l’arte della vita; un’arte che culmina nel pieno sviluppo della bhakti o pura devozione per Dio.

Qualunque cosa tu faccia, qualunque cosa tu mangi,
sacrifichi od offra in carità, come pure le ascesi che compi,
offri tutto a Me, o figli di Kunti.
In questo modo sarai libero dai legami dell’azione
e dai suoi risultati, propizi e non propizi.
Con la mente fissa in Me, e in questo spirito di rinuncia
sarai liberato e verrai a Me.
(Bhagavad Gita: IX.27-28)

10 febbraio 2009

'Come Eliminare i Pensieri Disturbanti' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Trasformazione dei contenuti psichici tossici in sana energia psico-ecologica.

Il fenomeno della Percezione può così descriversi: un oggetto esterno, costituito dai cinque fondamentali elementi o bhuta (terra, acqua, fuoco, aria, etere) stimola il sensorio (indriya) che reagisce attivandosi. In questo modo, segmenti d'informazione prima esterni al soggetto penetrano nella coscienza sotto forma di vritti: in particolare di nomi (nama) e forme (rupa). Tali dati sensoriali entrati dalla coscienza, scivolano in breve tempo nell'inconscio andando a costituire un nuovo samskara o a rafforzarne uno precedente. La nuova esperienza sensoriale infatti andrà ad aggregarsi con tutte le altre esperienze simili precedenti, costituendo in tal modo costellazioni di samskara carichi di una potenza direttamente proporzionale al numero di esperienze agglomeranti. Subordinatamente, sul piano fisiologico, possiamo vedere questo processo come il rafforzamento di sinapsi relative a date esperienze sensoriali: le sinapsi sono le sedi di trasmissione dei segnali nervosi, messaggi attraverso cui le diverse parti del corpo rappresentate dalle singole cellule nervose comunicano tra loro. Una sinapsi è una congiunzione che avviene, negli esseri umani più frequentemente, tra un dendrite di un neurone (fascio di fibre riceventi informazioni) e l'assone (fascio di fibre che emette informazioni) di un altro neurone. Esistono tuttavia sinapsi fra dendrite e soma di neuroni diversi o fra dendrite e assone del medesimo neurone, ma sono casi più rari, in particolare l'ultimo. La stimolazione sensoriale avviene tramite trasmissione di impulsi elettrici, ovvero come trasduzione in energia elettrochimica di uno stimolo sensoriale, a livello delle sinapsi appunto; la natura dell'impulso veicolato tramite sinapsi può essere elettrica o chimica, eccitatoria o inibitoria. Il numero di neuroni presenti al momento della nascita tenderà a rimanere più o meno costante per il resto della vita, mentre il numero di connessioni si moltiplicherà vertiginosamente durante i primi anni di vita: basti pensare che a tre anni il numero di sinapsi per ogni neurone è pari a circa 10.000. Alcune di queste, attraverso l'esperienza vengono rafforzate, altre vengono rese inattive e quelle in eccesso eliminate, altre ancora rimarranno silenti perché meno utilizzate, pronte a riemergere nel caso di mancato funzionamento delle prime a causa di una patologia o disturbo cerebrale. Nell'uomo sono presenti circa 1014 o 1015 sinapsi, con possibilità di riorganizzazione fino a tarda età, come dimostrato da recenti ricerche sulla plasticità cerebrale. Le esperienze precedenti, che rappresentano schemi e visioni del mondo, griglie di preconcetti e pregiudizi, muovono coattivamente desideri, pensieri, azioni del soggetto dall'inconscio, sempre più denso e popolato di samskara, man mano che se ne formano di nuovi durante il ciclo esistenziale della personalità condizionata. I samskara, strutturandosi internamente e interagendo tra loro danno origine a risposte automatiche (vasana), che il soggetto si trova passivamente a subire, credendo illusoriamente di essere l'autore cosciente delle proprie scelte. La persona non è infatti libera, ma è schiava di un processo di pensiero automatico causato da nuovi samskara che, interagendo con quelli passati, dall'inconscio producono vritti di ritorno le quali, emergendo alla soglia della coscienza, determinano pensieri, scelte e decisioni per il “burattino” inconsapevole che è l’io condizionato. In tal modo è anche possibile spiegare le differenze interindividuali nella personalità come dotazione alla nascita, per guna e karma, di un differente apparato sinaptico, che poi viene man mano strutturandosi per effetto delle esperienze individuali come spiegato sopra. Il processo sopra descritto produce circuiti neurali patologici chiusi, in cui il soggetto si trova intrappolato come un topolino in gabbia, in cui scenari e protagonisti si alternano, ma le reazioni e i meccanismi di pensiero automatico permangono gli stessi: coatti, coercitivi e reiterati, in quanto i samskara producono sempre i medesimi risultati. Se si volesse fare un paragone in senso lato è come se avvenisse sul piano mentale, sottile, ciò che è stato ampiamente descritto sul piano del comportamento osservabile, grossolano, dalla Scuola Comportamentista, in particolar modo dalla Teoria del Condizionamento Operante di impronta Skinneriana. Infatti è possibile sostenere che un dato comportamento tende a ripetersi anche in maniera generalizzata rispetto al contesto e agli stimoli iniziali che l'hanno innescato se adeguatamente rinforzato; allo stesso modo vritti sensoriali che si accorpano a vecchi samskara o ne formano di nuovi, tendono ad auto alimentarsi tramite i comportamenti coercitivi stessi che producono, proprio come una trappola circolare. E' tuttavia possibile liberarsi da tale circuito neurale patologico secondo una modalità suggerita da Patanjali, ovvero tramite la meditazione sul pensiero opposto. Meditare sul pensiero opposto non significa limitarsi a pensare razionalmente e superficialmente ai soli livelli di nama e rupa, ma significa risiedere, situarsi, dimorare nel pensiero (bhavana) opposto, andando in profondità nella coscienza e giungendo almeno fino al livello di bioenergia (vibhuti). Solo sviluppando un sentimento, un'emozione forte connessa al pensiero opposto, si potrà contrastare il samskara latente, l'idea fissa patologica e schiavizzante, depotenziando le sinapsi che la costituivano e alimentandone altre più positive. Questo processo di rappresentazioni interiori, in apparenza difficile, è in realtà frutto esclusivamente di educazione e di pratica, poiché è possibile imparare a visualizzare evocando emozioni costruttive, evolutive, che permettono di ascendere a piani superiori di coscienza e che magari sono state sporadicamente sperimentate nel corso dell'esistenza del soggetto ma, proprio per tale carattere di rarità, non hanno avuto modo di rinforzarsi adeguatamente, come più frequenti esperienze negative o in generale sensoriali. Infatti i samskara non necessariamente hanno veste negativa, il carattere morale di bene-male (shuba-ashuba) o di piacevole-doloroso (sukha-duhkha) di tali esperienze non ne alterano l'effetto condizionante, poiché in ogni caso esse tendono a produrre una risposta automatica ed è in questo automatismo che risiede la privazione di libertà e spontaneità della personalità condizionata, la quale potrà liberarsi da tale schiavitù solo tramite un atto volitivo deliberato di ricerca di esperienze contrastanti il pensiero disturbante. Il coltivare intenzioni, sentimenti e pensieri nocivi, come: invidia, odio, rancore, vendetta o simili, oltre che generare pensiero disturbante nella propria psiche, attraverso l’inconscio collettivo nel quale siamo tutti in rete, lo ingenera anche in coloro cui tali sentimenti malvagi sono indirizzati, i quali, a loro volta, consciamente o inconsciamente, reagiranno producendo sentimenti simili e dunque il mittente riceverà un danneggiamento di ritorno, virtualmente all’infinito. Ecco perché in presenza di un pensiero disturbante, per eliminarne le cause tossiche, è opportuno meditare su pensieri opposti. La persona, coltivando la visualizzazione di attitudini costruttive verso se stessa e gli altri, svilupperà gradualmente il principio di non nuocere a chicchessia (ahimsa) e uscirà così dalla prigione della matrix inconscia, liberandosi anche del doloroso senso di colpa per aver diversamente coltivato una volontà distruttiva e lesiva – direttamente o indirettamente - verso altri. Solo colui che è libero interiormente, attraverso l'applicazione di astensioni (yama) e prescrizioni (niyama) è in grado di pensare autonomamente e decidere in libertà ed agirà con distacco emotivo e senza interesse verso il frutto delle proprie azioni, ma solo costruttivamente a favore di tutte le creature.

08 febbraio 2009

'Ricordare Krishna all'istante della morte' di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.


Qualunque sia la posizione che occupiamo, il successo della vita dipende dalla nostra capacità di ricordare il Signore Supremo all'istante della morte.

etavan sankhya-yogabhyam
sva-dharma-parinisthaya
janma-labhah parah pumsam
ante narayana-smritih

'La più alta perfezione per l'uomo ottenuta con la completa conoscenza della materia e dello spirito o con l'esercizio dei poteri soprannaturali o col compimento perfetto dei propri doveri, consiste nel ricordare il Signore Supremo alla fine della vita'.
[Srimad-Bhagavatam 2.1.6]

Ante narayana smritih. Se all'istante della morte vi ricorderete di Narayana — Narayana o Krishna sono la stessa cosa — la vostra vita sarà coronata dal successo qualunque sia la vostra posizione. I più grandi ed importanti spiritualisti o yogi affermano: 'Tutto conduce al Signore Supremo'. Questo è qui descritto: sankhya-yoga, karma-yoga, jnana-yoga o dhyana-yoga. Questi yogi dicono: 'Qualunque sia il percorso che facciamo, alla fine arriviamo sempre allo stesso risultato'. Questo è molto bello, ammesso che in realtà si arrivi allo stesso risultato. Altrimenti è deviante. Viene affermato: 'Qualunque percorso si faccia, si arriva allo stesso risultato'. Noi lo accettiamo con questo significato: ante narayana smritih. Anche se avete agito nel migliore dei modi, ma, al momento della morte, vi dimenticate di Narayana, allora tutto è inutile, assolutamente inutile. Perché questo è il punto importante — la vostra posizione mentale al momento della morte. Se, a quel momento, la vostra mente è concentrata su Narayana, la vostra vita sarà coronata dal successo. Sarete trasportati nel mondo spirituale dove godrete della compagnia di Narayana. Raggiungerete la perfezione più completa. Se invece, al momento della morte, pensate al vostro cane, diventerete cani. Tutto qua. Tutto il vostro sankhya-yoga, la vostra filosofia e le vostre pratiche yoga — saranno state inutili. Diventerete cani. Al momento della morte ci si deve ricordare di Narayana. Allora perché non esercitarsi direttamente a ricordare Narayana? Quello che facciamo noi costituisce il metodo che si deve seguire per ottenere questo scopo. C'è la divinità; c'è la forma di Narayana o Krishna. Se sarete costantemente impegnati nel servire Sri Krishna, in ogni momento sentirete la Sua presenza nel vostro cuore. E se in un modo o nell'altro sarete costanti in questo impegno, allora la vostra vita sarà piena di successo. Altrimenti chiacchiere e chiacchiere, procedendo a caso e a testa bassa — potete farlo, ma perderete del tempo. Questo vi garantisce che al momento della morte vi ricorderete di Krishna o di Narayana? Ricordarsi di Krishna è necessario — ante narayana smritih — come qui affermato da Sukadeva Gosvami, l'autorità. C'è un proverbio bengalese. Bhajana, kara sadhana kara murte janle haya: 'Potete essere dei trascendentalisti molto elevati, impegnati a fare cose molto belle. Tutto bene. Ma sapete come affrontare la morte? Questo è il punto. Se morite in coscienza di Dio, in Coscienza di Krishna, la vostra vita sarà coronata dal successo'.

Non siamo Dio.

(Legge dalla sua spiegazione:) 'Narayana è il Signore Assoluto che è aldilà della creazione materiale'. Narayana non è una persona come noi. I Mayavadi dicono: 'Narayana è una persona come noi. Allora posso ricordarmi di chiunque. Posso ricordare mia moglie; posso ricordare mio marito o mio figlio. Intanto arriviamo allo stesso risultato'. No, no, no. Questo non è possibile. Per questo viene specificatamente detto, ante narayana smritih. Non qualche tuo amico o qualche essere celeste o... No. Narayana smritih: 'Ricordati di Narayana'.
[Leggendo:] 'Tutto ciò che è creato, mantenuto e alla fine annientato è compreso nell'ambito del mahat-tattva (l'origine della materia)'. Altrove viene detto:

dharmah svanusthitah pumsam
visvaksena-kathasu yat
notpadayed yadi ratim
srama eva hi kevalam

'Le occupazioni che ogni uomo svolge secondo la propria posizione sono sforzi inutili se non suscitano attrazione per il messaggio del Signore Supremo'. (Srimad Bhagavatam 1.2.8).
Qui troviamo anche: etavan sankhya-yogabhyam. Grandi, elevati sannyasi discutono sul sankhya-yoga e sulla metafisica oppure analizzano ciò che è spirituale e ciò che è materiale. Neti neti: "Non è questo che si deve fare." Questo viene chiamato sankhya-yoga, ma il sankhya-yoga originale è il bhakti-yoga. La filosofia del metodo del sankhya-yoga fu esposta da Kapiladeva, il figlio di Devahuti. Questo è puro bhakti-yoga. Successivamente un ateo prese il nome di Kapila ed espose il sankhya-yoga. La sua è un'analisi materialistica. Il sistema filosofico del sankhya-yoga è molto apprezzato in Europa e nei paesi occidentali, perché è un sistema di analisi metafisica dell'intera manifestazione cosmica. Ci sono ventiquattro tattva. I primi cinque tattva sono gli elementi materiali: la terra, l'acqua, l'aria, il fuoco e l'etere. Seguono dieci sensi: cinque sensi per la conoscenza e cinque sensi per il piacere. Ancora cinque principi di piacere: il suono, la forma, il tatto, il gusto e l'odorato. Poi la mente, l'intelligenza, l'ego ed infine l'anima. Ci sono così ventiquattro elementi. Gli yogi sankhya analizzano a fondo questo argomento. Pensano che non ci sia nient'altro aldilà di questi ventiquattro elementi. C'è dell'altro. C'è Colui che mette insieme ed annulla questi ventiquattro elementi — il Signore Supremo, pradhana, Visnu. Ci si può attenere ai principi filosofici del Kapila ateo o a quelli dell'originale Kapiladeva, si può scegliere. Ma dopo l'analisi se non riuscite a trovare Narayana, il creatore di quest'atmosfera materiale e degli elementi materiali, allora è solo fatica sprecata. I chimici e i fisici analizzano gli elementi materiali all'interno di un laboratorio, ma ciò non significa che saranno liberati alla fine della vita. No. Voi siete anime spirituali. Voi siete imprigionati in questi ventiquattro elementi. Pertanto il vostro dovere è quello di uscire da questa condizione. Questo è ciò che viene richiesto. Supponi di essere un uomo ammalato e di analizzare la malattia. Questa viene chiamata patologia. Il dottore esamina il tuo sangue e scopre: "Questa è un'infezione, questa è un'altra infezione, questo è questo e questo è quello." Tutto ciò va bene. Ma la semplice comprensione dell'analisi del sangue, l'individuazione della patologia, non significa che uno sia curato. La cura è un'altra cosa. Allo stesso modo, questi filosofi sankhya-yoga possono fare un'analisi molto accurata. Possono anche contare gli atomi che compongono tutta l'intera atmosfera materiale, ma ciò non significa che abbiano capito la forza originale che ha creato tutte queste cose. Qui viene detto: etavan sankhya-yogabhyam. Puoi diventare un grandissimo scienziato, un grandissimo fisico o un grandissimo chimico. Va bene. Ma devi sapere come fare a ricordare Narayana al momento della morte.

L'erudito e il barcaiolo.
In Ritorno a Krishna è stata narrata una storia molto interessante: Il saggio erudito e il barcaiolo. In Bengala ci sono molti fiumi per cui le persone in genere per viaggiare si servono della barca. Così un saggio erudito di Calcutta stava andando a casa, al suo villaggio, in barca ed era molto felice. Chiese al barcaiolo: 'Mio caro barcaiolo, conosci l'astronomia? Sai come si muovono queste stelle?'. 'No, signore, non lo so'. 'Oh, hai sprecato un quarto della tua vita. Non hai imparato niente'. Poi, dopo un po': 'Conosci la geologia? Conosci le proprietà della terra e dell'acqua?' 'No, signore, sono un pover'uomo. Cosa volete che sappia?'. 'Oh, hai sprecato il cinquanta per cento della tua vita'. Ad un tratto, improvvisamente si formò una nuvola nera nel cielo e si scatenò una tempesta. Il barcaiolo chiese: 'Signore, sai nuotare?'. 'No, non so nuotare.' 'Allora hai sprecato il cento per cento della tua vita. [Risate] Affogherai'. Cadde nell'acqua e affogò. Questo è il punto. State cercando di comprendere con uno studio analitico l'intera realtà materiale. Questo è molto buono. Ma Se non saprete ricordare Narayana al momento della morte, diventerete gatti e cani. Questo è tutto. Perché voi siete molto affezionati ai cani. Specialmente nei paesi occidentali, tutti i signori e le signore hanno un cane. Dunque a cosa penserete al momento della morte? Al cane. Questa è la legge della natura. Yam yam vapi smaran bhavam tyajaty ante kalevaram. Potete trovarlo nella Bhagavad-gita [8.6]. La mentalità che avete realizzato, al momento della morte vi porterà nel prossimo corpo. Quindi non createvi una mentalità da cane. Fate che la vostra mente sia cosciente di Krishna. E questo è molto facile. Allora, al momento della morte, ricorderete Krishna e sarete trasferiti a Krishnaloka. Perciò questo è il consiglio: 'Chiunque siate, non ha importanza. Praticate la coscienza di Krishna. Questo vi salverà'. Altrimenti, janma-labhah: continuerete a nascere in differenti tipi di corpo. I cosiddetti scienziati e fisici non sanno perché vi sono così tante forme di vita. Perché non ci sono solo esseri umani? Perché ci sono gatti, cani, topi, mosche, serpenti, alberi, rampicanti, pesci 8.400.000 forme di vita? Anch'esse ricevono la vita da un padre e da una madre. Sia per l'insetto, che per il gatto, il cane o l'essere umano, il processo della nascita è lo stesso. Per questo un poeta vaisnava ha cantato, janame janame sabe pita mata paya, krishna guru nahi mile bhaja hari ei: sia che si nasca come uomini o come gatti, cani o insetti, c'è sempre un padre e una madre. Avete un padre e una madre in ogni tipo di nascita, ma non guru e Krishna. Quindi lo scopo di questa nascita è quello di ottenere guru e Krishna.

Una seconda nascita.
Janmana jayate sudrah. Anche nella società umana, ogni uomo nasce come sudra. Samskarad bhaved dvijah. C'è bisogno di una seconda nascita, per mezzo del samskara, di una trasformazione. Il maestro spirituale con l'iniziazione spirituale ci dà la seconda nascita. Per essa, il padre è il maestro spirituale e la madre è rappresentata dai Veda. Come la prima nascita è resa possibile grazie ad un padre e ad una madre materiali, la seconda, dvija, è resa possibile dal maestro spirituale (il padre) e dalla conoscenza vedica (la madre). Questo è possibile solo nella forma umana. Se non accettate il privilegio di prendere il secondo padre e la seconda madre, che differenza c'è tra la vostra nascita e quella di un cane? Avete un corpo dalla forma umana, il migliore dei corpi. Questo è l'insegnamento di tutta la letteratura vedica. Ma qual è l'essenza di questa civiltà materialistica? Semplicemente agire come cani e gatti. Mangiate, dormite, avete rapporti sessuali e vi difendete, proprio come gli animali. Nella vostra città, a Parigi, ci sono moltissimi edifici, ma dov'è la cultura che rende perfetta la vita umana? Voi avete degli edifici molto belli. Questo è un segno d'intelligenza. Molti edifici belli. Le persone vengono per vedere gli edifici, ma questo non è tutto. Se impegnate la vostra intelligenza solo nelle attività materiali, allora non siete intelligenti. Siete degli sciocchi. Dovete realizzare un'istituzione culturale dove le persone possano essere educate su come ricordare Narayana al momento della morte. Questo è la cosa necessaria. Altrimenti le vostre attività sono inutili. Che valore hanno? Sprecate molto tempo per costruirvi una casa molto bella, ma al momento della morte non siete in grado di ricordare Narayana. Vi ricordate dei vostri cari amici — vostri cani. Che valore ha questo?
Le persone non sanno che c'è vita dopo la morte. Sri Krishna nella Bhagavad-gita dice:

dehino 'smin yatha dehe
kaumaram yauvanam jara
tatha dehantara-praptir
dhiras tatra na muhyati

'Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte. La persona saggia non è turbata da questo cambiamento'. È una filosofia molto semplice, ma i mascalzoni non la comprendono. Il mio corpo sta cambiando. Potete interpretarlo come una crescita, ma in ogni modo il cambiamento c'è. Avevo il corpo di un bambino; il mio corpo attuale è differente da quello. E cambiato. Quindi ho già cambiato il mio corpo molte volte e cambierò il mio corpo dopo che esso non sarà più utilizzabile. C'è un esempio: io indosso questa maglia, ma quando essa è sciupata, non è più utile, non la uso più. Ne prendo un'altra, una nuova. Questo corpo è un vestito. Quindi noi non diamo molta importanza al vestito. Noi ci occupiamo dell'anima. Non facciamo distinzioni: 'Questo è un vestito indù, un vestito musulmano, un vestito cristiano, un vestito bianco, un vestito nero. 'No. Non abbiamo niente a che fare col vestito, noi siamo l'anima che è all'interno del vestito. Essa è parte integrante di Krishna. Essa ha dimenticato Krishna e per questo sta soffrendo. Quindi il nostro Movimento si propone di risvegliare la coscienza di Krishna per tornare a casa da Dio. Questo è lo scopo del Movimento per la Coscienza di Krishna. Ante narayana smritih. È un Movimento molto importante. Le persone molto intelligenti possono farne parte. Che tu sia intelligente o no, devi sapere quantomeno che se una persona non è pia, non può far parte di questo Movimento. Ma in un modo o nell'altro, se fate parte di questo Movimento, allora la vostra preziosa vita sarà un successo. Janma-labhah parah pumsam. Non si tratta della vita dei cani e dei gatti. Si tratta della forma di vita umana. Usatela appropriatamente. 'Appropriatamente' significa diventare coscienti di Krishna e non coscienti del cane o del gatto. No. Questo non vi aiuterà. Dovete diventare coscienti di Krishna. Allora potrete ricordare Krishna al momento della morte e la vostra preziosa vita sarà stata usata in modo appropriato. Janma-labhah parah pumsam. Avete un corpo bello e prezioso, ma esso sarà usato appropriatamente solo se imparate come ricordare Narayana all'istante della morte.
Vi ringrazio moltissimo.

Memoria di Bhaktirasa devi dasi sulla dipartita di Krishnabhakti devi dasi.

Cari devoti e devote, omaggi a voi e glorie a Shriman Matsyavatara Prabhu. Jaya Shrila Prabhupada! Martedì 3 Febbraio alle ore 11.40 Krishnabhakti devi dasi ha lasciato il corpo. Ero passata all'hospice alle 10 per salutarla sapendo che quella sera non sarei poi potuta andare, come invece di consueto avveniva, a cantarle il mantra e a farle sentire la nostra presenza. Ogni giorno ho testimoniato un decadimento progressivo delle sue funzioni psicofisiche, graduale ma intenso, fino agli ultimi giorni nei quali lei non riusciva piu' a muovere neppure un braccio, aprire gli occhi e che dire a parlare. Ci eravamo abituati a comunicare con lei attraverso cenni, imparando ad osservare anche ogni minimo cambiamento del respiro. Qualche giorno prima, quando già non riusciva più a parlare, Krishnabhakti devi dasi aveva risposto con un sicuro sì, espresso muovendo il capo, quando Paramananda Prabhu e il marito le avevano chiesto se era serena. Da quando nel giugno del 2006 era venuta a conoscenza della sua malattia non l'ho mai sentita lamentarsi; si dichiarava anzi molto fortunata anche quando negli ultimi mesi era sempre più spesso costretta a letto. Accettava ogni condizione con spirito gioioso. E il suo cuore si è riempito di infinita gioia quando da Shriman Matsyavatara Prabhu ha ricevuto il dono più grande, quello della sacra Diksha, per lei il sogno che si avverava! Krishnabhakti devi dasi non voleva più mangiare da giorni, diceva che ormai non le serviva più, desiderava l'ascesi. Era un po' infastidita quando qualcuno insisteva a nutrirla con il cibo. Gustava invece molto l'ascolto della Bhagavad-gita e ripeteva con un filo di voce le parole conclusive di ogni frase udita, meditando profondamente sul loro contenuto. Apprezzava molto il canto al Signore Nrisimhadeva. Quando ieri mattina abbiamo visto che la dipartita si avvicinava, le abbiamo fatto il tilak, offerto le acque dei fiumi sacri e l'olio mahaprasada di Nrisimhadeva e le abbiamo fatto ascoltare una visualizzazione meditativa di accompagnamento all'uscita dal corpo che Shriman Matsyavatara Prabhu aveva tenuto in una sala di quell'ospedale qualche anno prima in occasione di un Seminario ECM. Dopodiché abbiamo ascoltato un bhajan di Shrila Prabhupada e infine le abbiamo messo un auricolare del mio ipod ascoltando insieme la prima lezione del seminario di Shriman Matsyavatara Prabhu "Viaggio in Paradiso", sulla Bhagavadgita e la Divina Commedia, che a lei era piaciuto molto. Mentre Shriman Matsyavatara Prabhu spiegava che Dante era potuto salire ai Regni Celesti grazie allo sviluppo di Maha-Karuna, la compassione, che va rivolta a tutti e non solo ai nostri parenti e amici, Krishnabhakti devi dasi - ascoltando quelle parole - è uscita dal corpo, con nella mano il japa che Shriman Matsyavatara Prabhu le aveva dato per la sua iniziazione. Abbiamo cantato a lungo il Maha-mantra, commossi e felici del suo successo spirituale. Krishnabhakti devi dasi ci ha offerto un esempio luminoso di onestà, dignità e amore. Oggi suo marito, davanti al suo corpo, ha voluto esprimere la sua testimonianza raccontando che lei anni fa era un po' inquieta, insoddisfatta; poi ha trovato un volantino di una Conferenza di Shriman Matsyavatara Prabhu e da quel giorno la sua vita è cambiata gradualmente; anche lui la vedeva sempre piu' serena... che bello! Il marito ha detto che è stato importante anche per lui che lei avesse potuto ricevere l'iniziazione spirituale, sapeva che dopo quel giorno lei avrebbe potuto salutarci con serenità. Mi considero molto fortunata ad aver potuto testimoniare i principali momenti dell'avvicinamento a Dio di Krishnabhakti Devi dasi; per me è stata una grande esperienza. Ero con lei quando si avvicinò alla cultura vedica partecipando ad una conferenza pubblica a Bologna e poi quando decise di iscriversi ai nostri Corsi per cominciare lo studio e la pratica della Bhakti. Mi ricordo quando diceva che, dopo aver seguito la sua precedente esperienza religiosa, era felice di aver intrapreso la Via della Bhakti che le aveva permesso di andare sempre piu' in profondità, di avvicinarsi sempre più intimamente al Signore. L'accompagnai alla visita medica nel 2006 quando per la prima volta le fu diagnosticata la sua malattia ed ero presente ieri alla conclusione del suo intenso percorso di vita che l'ha portata sempre più vicina alla Bhakti, vissuta con naturalezza e grande rispetto. Ricordo che pochi giorni fa descriveva con intensità il suo apprezzamento per la modalità di diffusione della Bhakti Vaishnava di Shriman Matsyavatara Prabhu, che rende possibile - con un linguaggio adatto ai nostri tempi - di creare l'indispensabile ponte tra la Saggezza antica e l'uomo di oggi, per permettere la comprensione della scienza di Vita della Bhakti ad ogni pellegrino sincero che percorre le vie di questo mondo.
Vostra servitrice in Guru e Krishna,
Bhaktirasa devi dasi

07 febbraio 2009

'Racconto di un'esperienza straordinaria' di Madhavipriya dasi.


Questa è la toccante testimonianza di chi ha vissuto direttamente l’iniziazione di Krishna Bhakti devi dasi nella condizione particolare di chi è consapevole di stare lasciando il corpo. Dal racconto si percepiscono l’intensità del particolare momento vissuto e la intima soddisfazione per l’ azione perfetta quale il coronamento reso possibile di una vocazione profondamente sentita.


Cari devoti e devote, i miei omaggi, glorie a Shriman Matsyavatara Prabhu e a Shrila Prabhupada. Jaya Shri Shri Radha Govinda Deva! Con il cuore commosso, vibrante di gioia per la straordinaria esperienza vissuta, ho piacere di inviarvi una memoria della visita che Shriman Matsyavatara Prabhu ha fatto a bhaktin Daniela, ora Krishnabhakti devi dasi, che sta preparandosi a lasciare questo corpo e questo mondo e che nel giorno fortunato del 26 gennaio ha ricevuto la sacra Diksha. Ho cercato di raccontare l'esperienza quanto più possibile fedelmente a quanto accaduto, con il desiderio di condividerla con i miei cari confratelli e consorelle e soprattutto con coloro che hanno conosciuto Krishnabhakti devi dasi e che, non avendo potuto partecipare alla sua sacra Diksha, erano comunque lì col cuore. Con gratitudine eterna verso il nostro amato Maestro spirituale, che permette di far trionfare la Vita anche in punto di morte, saluto con affetto ciascuno di voi.
Vostra servitrice,
Madhavipriya dasi


Bhaktin Daniela, nostra amica, corsista e devota, sta lasciando il corpo. La conosciamo dal 2005: carattere dolce, accogliente, mite, laureata in matematica, coordinatrice di un ufficio universitario. Da alcuni anni soffre di una malattia degenerativa irreversibile. Sabato 24 gennaio Shriman Matsyavatara Prabhu parla con bhaktin Daniela al telefono. Una conversazione commovente, toccante. Da cuore a cuore. Da anima ad anima. Da Guru ad aspirante discepola. Bhaktin Daniela confida: 'Mi sorprendo del livello di realizzazione che ho potuto acquisire grazie a Te; un conto è non avere paura teoricamente della morte, un conto è non averne paura quando stai per morire. Il dono più grande che ho ricevuto in questa vita è incontrare Te e i devoti e poter dedicare, dopo anni spesi per la famiglia e il lavoro, gli ultimi dieci anni della mia esistenza, dai 40 ai 50, alla spiritualità, allo studio e alla pratica della Bhakti'. Leggendo nel suo cuore, Shriman Matsyavatara Prabhu le chiede se avrebbe piacere di ricevere la sacra Diksha. Bhaktin Daniela rivela che ricevere l'iniziazione spirituale è il suo desiderio più intenso, più intimo, più profondo, che non aveva ancora osato esprimere. Il Signore rivela al Maestro spirituale ciò che è celato dalle parole. Il linguaggio dell'anima trionfa e il Guru legge i pensieri, realizza gli altrui desideri, i desideri di chi cerca il Rifugio, la Verità, l'Amore. La Salvezza si manifesta oltre le parole, scavalca le barriere dello spazio, si espande oltre i vincoli del tempo. Domenica sera Shriman Matsyavatara Prabhu ci comunica che martedì vorrà andare all'ospedale di Bologna dove bhaktin Daniela è ricoverata per svolgere il sacro rito e conferirle la Diksha. Ma il giorno dopo ci giunge notizia che il suo stato si è aggravato ulteriormente. I medici dicono che potrebbe morire tra un minuto o tra tre giorni. I dolori sono lancinanti, terribili. Il marito di bhaktin Daniela ci confida: 'Chiedete ai devoti di pregare affinché possa arrivare a martedì mattina e poter realizzare il suo sogno'. Bhaktin Daniela aspetta il Maestro, desidera intensamente la consacrazione. Il marito, che si è trasformato testimoniando l'evoluzione spirituale di lei, ha il suo stesso unico grande desiderio: che la morte la colga da iniziata, protetta e benedetta dalla sacra Diksha. Il tempo non aspetta. La morte è in agguato. La vita spirituale desidera sbocciare, trionfare, vincere la sofferenza del corpo che decade. Shriman Matsyavatara Prabhu decide di anticipare la partenza. Alle 16 di lunedì 26 gennaio inizia il viaggio verso bhaktin Daniela. Shriman Matsyavatara Prabhu va da lei per aiutarla a riconoscere la Vita, a valorizzarla, ad amarla: la vita dell'anima eterna che trascende la decadenza fisica ed è realizzata dalla persona risvegliata, che permette anche ad altri di scoprirla, sentirla, realizzarla. Shriman Matsyavatara Prabhu porta con sé foglie di Tulasi, acqua dei 108 fiumi sacri, una collanina di Tulasi, il tilaka, un japamala, una collana di fiori offerta a Shrila Prabhupada, dei libri sacri con i sacri mantra...e la Sua Bhakti che permea il cuore, ogni Suo gesto, ogni parola, movimento ed intenzione. Arriviamo all'ospedale. Sono le 18.30. Bhaktin Daniela si trova in una sala dell'Hospice che i cari devoti hanno preparato per l'occasione, per il grande Evento. Collane di fiori offerte alle Divinità sono appese vicino al letto, sopra il letto uno Shri Yantra, su di un tavolo foto di Shrimati Radharani e del Pancatattva, la Bhagavad-gita ed altri oggetti sacri. Entriamo. Assieme a Shriman Matsyavatara Prabhu ci siamo, oltre a me, Paramatmaji, Bhaktirasa e il marito di bhaktin Daniela. Bhaktin Daniela è miracolosamente lucida, cosciente. Stava in attesa del Suo Maestro ed il cuore piange di gioia quando Lo vede. Shriman Matsyavatara Prabhu le chiede: 'Qual è l'immagine divina a te più cara, che più conservi nella tua memoria?'. 'La Misericordia di Dio', risponde lei. 'Concentrati su questa immagine e visualizzala: Dio è Amore, Misericordia, Compassione. Il Nome di Dio ti mette in contatto con Dio, ti fa sentire Dio dentro di te. Krishna si manifesta nel Suo nome. Impara a memorizzarne anche il suono. Prova a pronunciare: Krishna... Rama... riesci?'. 'Sì', risponde bhaktin Daniela e pronuncia i Santi nomi: Krishna... Rama...Shriman Matsyavatara Prabhu mostra a bhaktin Daniela un'immagine di Shri Krishna con il flauto. Insieme pronunciano il Mahamantra. 'Hai piacere di ricevere la sacra Diksha?'. 'Sì!', risponde bhaktin Daniela, con la gioia nel cuore che irrompe. E' costretta sdraiata a letto, il corpo non si muove, il dolore è acuto, la morte si avvicina, ma la gioia dell'anima irrompe. 'Che tu possa scoprire Dio dentro di te. E' ciò che di più prezioso esiste. La salute che veramente ha valore è quella spirituale. Quella del corpo prima o poi tutti noi la perdiamo. Nessuno può conservarla per sempre. Adesso ti faccio il tilak sulla fronte, che purifica tutto il tuo corpo'. Shriman Matsyavatara Prabhu pronuncia i sacri mantra:

Om Keshavaya namah
Om Narayanayah namah
Om Madhavaya namah...

Poi le mette al collo la collanina di Tulasi che le ha portato: 'Questa collanina di Tulasi ti accompagnerà nel tuo viaggio in maniera splendida, ti proteggerà in eterno'. Poi le cosparge la testa con l'acqua sacra: 'In questo modo è come se tu ti fossi recata in tutti i sacri luoghi di pellegrinaggio e bagnata nelle loro sacre acque'. Bhaktin Daniela sussurra: 'Sono troppo felice'. 'Ti ho portato delle foglie di Tulasi. Ti ricordi Shrimati Tulasi Devi?'. 'Sì, mi ricordo', risponde bhaktin Daniela e prende le foglie di Tulasi. 'Senti il sapore? Quel sapore è Krishna. Tulasi Devi rappresenta per eccellenza la dedizione e la devozione a Dio'. Shriman Matsyavatara Prabhu continua: 'Questi riti preparatori che abbiamo svolto, in questa situazione di apatsu dharma sostituiscono il fuoco sacro. Shri Vishnu è arrivato, è qui; è come se qui ci fosse il fuoco sacro'. Shriman Matsyavatara Prabhu mostra ancora una volta a bhaktin Daniela l'immagine di Shri Krishna con il flauto:'Krishna Krishna! Krishna, proteggimi!'. Bhaktin Daniela ripete. 'Krishna Krishna! Krishna, rivelati a me!'. E bhaktin Daniela ripete. 'Poiché hai desiderio che io ti inizi alla vita spirituale, ti offro le mie benedizioni per questo percorso evolutivo, per questo viaggio verso la Gioia e l'Amore. Il tuo nome sarà: KRISHNABHAKTI devi dasi, la servitrice dell'Amore divino. Pensa all'Amore divino che è l'immagine più nitida che hai!'. Bhaktin Daniela con un dolce sorriso sul volto esclama: 'E' bellissimo!'. 'Tu diventi il tuo nome. Questa è la tua nityasvarupa, la tua forma spirituale eterna. Le cose del mondo hanno un termine per tutti e non possono mai essere veramente possedute. Per quanto brillino restano sempre fuori di noi, estranei alla nostra natura, ma la Bhakti è interna a noi, siamo noi! Krishnabhakti devi dasi è un nome di Shrimati Radharani. Shri Krishna esprime la Bhakti attraverso Shrimati Radharani. Ripeti il tuo nome'. E Krishnabhakti devi dasi, con amore, ripete il suo nome. I sacri mantra risuonano nell'etere, nei cuori, riempiono ogni spazio visibile e invisibile. 'Adesso hai intrapreso la via iniziatica. Ora sei collegata a Dio. Ripeti costantemente il tuo nome: Krishnabhakti devi dasi! Fallo risuonare dentro di te. Magari le parole escono a stento, ma dentro devi sentire la tua voce meravigliosa che canta questo nome. A te non sta succedendo niente di temibile. La malattia riguarda il tuo corpo. Tu non sei il corpo. Sei anima. Ora pensa a te, vivi la tua serenità interiore. Sei la servitrice dell'Amore per Dio. Questa è la ragione per la quale sei venuta in questo mondo. Tutti noi veniamo per giocare un certo ruolo e per imparare una grande lezione: l'Amore per Dio. Vorrei che tu ringraziassi tuo marito per quanto ti è stato vicino, per quanto ti ha amato. Ti ha favorito molto in questo viaggio, ti ha lasciato fare le tue scelte perché le ha riconosciute di valore. Prova ad esprimere un pensiero per lui'. Il marito ai piedi del letto si avvicina a Krishnabhakti devi dasi, prende la sua mano e lei gli dice: 'Ti ringrazio tantissimo'. Shriman Matsyavatara Prabhu prosegue: 'Vuoi confessarmi qualcosa? Vuoi alleggerirti di qualche peso? Io sono qui per aiutarti a superare l'esame più importante di tutta la tua vita. La vita è meravigliosa quando la si capisce sul piano spirituale'. Krishnabhakti devi dasi: 'Sì, ma a volte si può anche cadere'. E' vero, ma non è il tuo caso. Tu sei fortunata'. Shriman Matsyavatara Prabhu chiede uno specchio affinché Krishnabhakti devi dasi possa vedere il suo bel tilaka. 'Tutto è espressione di Krishna. Krishna ha tutto e ti dona tutto. Se cerchi tutto tranne Dio, puoi trovare tutto ma non Dio. Se cerchi Dio e Lo trovi, assieme a Lui troverai tutto, diceva Meister Eckart. Dio è tutto. Il mantra che sto per cantare significa: 'Krishna rivelati a Me, Krishna proteggimi'. 'Krishna pahimam Krishna rakshamam'. Shriman Matsyavatara Prabhu intona il canto e Krishnabhakti devi dasi canta con Lui. Bhaktirasa ed io teniamo di fronte a Krishnabhakti devi dasi due immagini: quella di Shri Krishna che suona il flauto e una che raffigura il misericordioso volto di loto di Shrimati Radharani. Krishnabhakti devi dasi guarda le immagini divine, le cerca con gli occhi, le tiene con le mani. Poi cerca la mano di Shriman Matsyavatara Prabhu. Il canto si diffonde, si radica nei cuori, penetra nell'anima. Shriman Matsyavatara Prabhu le dice: 'Hai ricevuto il più importante dei sacramenti che ti libera da ogni pericolo, da ogni errore commesso nel passato. Ora puoi sentire leggerezza nel tuo cuore'. I cari devoti venuti ad assistere Krishnabhakti devi dasi vengono invitati ad entrare. Shriman Matsyavatara Prabhu pronuncia a voce alta il suo nome: Krishnabhakti devi dasi ki, jay! E tutti i devoti ripetono quel nome benedetto. 'Shri Krishna è Manifestazione di Amore, Compassione, Accoglienza. Krishnabhakti devi dasi, sei molto fortunata: hai tante persone che ti vogliono bene e che ti sono vicine. Ricordati che tu non stai correndo nessun pericolo. La parte più intima e vera di te è collegata a Krishna. Tieni con te questo japamala, sentine il contatto. L'ho portato per te: anche solo toccandolo puoi ricordarti di me, di Shri Krishna e del tuo nome. Quando pensi al tuo nome sei connessa direttamente al Signore'. Krishnabhakti devi dasi prende in mano il japamala e assieme a Shrila Gurudeva canta i Santi Nomi. Ha dolori fortissimi in tutto il corpo. Ciononostante è verità sotto i nostri occhi che il dolore non intacca la sua coscienza. Entra l'infermiere che le somministra un farmaco per alleviare il dolore. Mentre l'ago entra nella carne, tra un gemito di dolore e l'altro, Krishnabhakti dasi ripete il nome spirituale che ha appena ricevuto. Shriman Matsyavatara Prabhu scrive il suo nome su di un foglio di carta e glielo consegna. 'Questo nome ti farà luce nel tuo viaggio. Sarai protetta dalla memoria di questo nome, dalla memoria delle esperienze che hai vissuto con noi. Krishna Krishna! Hari Hari! Jaya Govinda! Jaya Gopala!' Krishnabhakti devi dasi ripete questi Nomi sacri, canta le glorie divine. 'Stai serena, non stai correndo nessun pericolo', le dice Shriman Matsyavatara Prabhu, e lei ripete: 'No, nessun pericolo'. 'Stai recandoti in un posto meraviglioso, pieno di luce, di verde, di persone felici. Il tuo sogno diventa realtà. Sentirai che ogni pena del corpo è terminata e sentirai forte la tua dimensione spirituale. Adesso pensa solo alla tua natura d'Amore, pensa solo a Dio'. Shriman Matsyavatara Prabhu comincia a cantare il Mahamantra in una tonalità dolcissima e Krishnabhakti devi dasi canta con Lui. Tutti i devoti cominciano a cantare. Krishnabhakti devi dasi canta con loro! La mano di Shriman Matsyavatara Prabhu sulla sua. L’altra mano sulla sua testa. Krishnabhakti devi dasi canta! Con la ghirlanda al collo, con un bellissimo tilaka sulla fronte, con le foglie di Tulasi dentro la bocca e con l’Amore che pervade la mente, profondo dentro l’anima. Dentro di me prego: 'Che abbia anch’io questa stessa immensa fortuna, la più grande. Lasciare il corpo alla presenza del mio Guru Maharaja, che mi ricorda anche in questo momento cruciale quel che mi ha ricordato per tutta la vita: che solo lo Spirito è vero, che è Tutto. Che è la sola Realtà. È l’unica Realtà da ricercare, da amare, da desiderare, da realizzare'. Shriman Matsyavatara Prabhu è commosso. I devoti piangono. Sono lacrime d’Amore. Shri Shri Radha Govinda Deva, ki jay! Shri Shri Krishna Balarama, ki jay! Shri Shri Radha Vrajasundara, ki jay! Shri Bala Gopala, ki jay! Shrila Prabhupada, ki jay! Krishnabhakti devi dasi, ki jay! Shriman Matsyavatara Prabhu chiede a turno a ciascun devoto di avvicinarsi a Krishnabhakti devi dasi. Sono presenti, oltre ai devoti già menzionati, anche Paramakaruna, sua figlia Stefania, Jaya Govinda, bhaktin Lucia, bhaktin Angela, Bhadrarupini, Kaliyakrishna, bhakta Francesco e Paramananda. Krishnabhakti devi dasi cerca il suo japamala, lo tiene tra le mani: è il segno del suo legame eterno con Shri Shri Guru e Krishna. Shriman Matsyavatara Prabhu le dice: 'Adesso noi partiamo e ti lasciamo con la memoria del tuo nome. Senti che sei perfettamente protetta. Tutti noi siamo con te nel viaggio, diretti verso la stessa meta suprema: l’Amore divino'.
Con il massimo della voce che il suo corpo le permette, Krishnabhakti devi dasi esclama felice: 'E’ stato così bello!'. Bhaktirasa intona la preghiera al Signore Nrsimhadeva. Con quel filo di forza che le rimane nel corpo, Krishnabhakti devi dasi muove lievemente le labbra. La vediamo: nel cuore canta le glorie di Dio! '…keshava dhrita narahari rupa, jaya jagadisha hare, jaya jagadisha hare, jaya jagadisha hare...'. Il Nome divino: la Salvezza, la Vita, la Felicità spirituale che sconfigge la sofferenza, l'Eternità che vince la morte. Krishnabhakti devi dasi sussurra: 'Grazie di tutto questo'. Shriman Matsyavatara Prabhu: 'Sono sicuro che Shri Krishna provvederà meravigliosamente a te. Di qualsiasi cosa hai bisogno, chiedi a Krishna e Krishna ti soddisfa. Krishna è Kamadeva: realizza ogni desiderio. Krishna è infinita Misericordia, ed è questo il significato del nome spirituale che hai ricevuto. Fanne tesoro dentro di te ed esso ti condurrà al pieno successo. La vita è un viaggio e questo viaggio è stato per te molto fortunato'. 'Sì, è stato molto fortunato'. Krishnabhakti dasi dice ciò scandendo bene le parole, così come la sua consapevolezza è ben nitida, lucida, distinta. 'Mi hai detto che la forma divina che più ti è cara è quella della Misericordia e della Compassione. Pensa a Shri Krishna che nella Sua manifestazione di Misericordia facilita il tuo percorso. Guarda quest’immagine [Krishna che accarezza con il volto i piedi di loto di Shrimati Radharani]'. 'Bellissima!' dice Krishnabhakti dasi. 'Vuoi tenerla?', le chiede Shriman Matsyavatara Prabhu. 'Sì!' 'E’ una delle immagini più belle, alle quali sono più affezionato'. 'Ma allora no...tienila Tu', dice Krishnabhakti devi dasi con premura e sensibilità, ma Shriman Matsyavatara Prabhu risponde: “Io l’ho portata per te, prendila!'. Shrila Gurudeva le chiede di ripetere: 'Krishna è il nostro Amico eterno. Krishna è il nostro Amante eterno. È la nostra Gioia e Salvezza. E’ in tutte le creature e tutte le creature traggono da Lui sostegno'. Egli prosegue: 'Se ti senti attratta da questa immagine di Krishna, la tua vita ha raggiunto il successo. Le immagini del mondo, anche quelle più belle, non durano, ma quelle spirituali non ce le può mai sottrarre nessuno. Memorizza questa immagine divina e vivi con questa forma del Signore. Nella Bhagavad-gita Krishna dice: 'Chi pensa a Me, viene a Me'. Ricordi quando cantavamo i santi Nomi assieme durante i nostri Seminari? Adesso siamo tutti con te, ti auguriamo un viaggio bellissimo, nella gioia, nella luce, nell’Amore divino. L’Amor divino che move il sole e le altre stelle... ricordi che ti è piaciuto tanto quel Seminario su Dante e la Bhagavad-gita?'. Krishnabhakti dasi risponde con entusiasmo: 'Ah sì!' Chi è lì ad osservare, ad ascoltare, vede con chiarezza la Vita che trionfa sulla morte! 'Per l'anima non c'è né la nascita né la morte. Esiste e non cessa mai di esistere. Non muore quando il corpo muore'. 'Stiamo tutti facendo lo stesso viaggio, sulla stessa barca: siamo partiti dalla sponda dell’infelicità per approdare a quella della felicità'. 'Sì, ci dobbiamo credere', dice con tutta la sua forza Krishnabhakti devi dasi. 'Se pronunci il nome di Krishna, Krishna diventa la tua Realtà. Canta il tuo nome spirituale dentro di te e Krishna ti concede infinita Misericordia. Canta i Santi Nomi del Signore e trarrai pieno successo dall’esperienza di questa vita.... A presto!'. E Krishnabhakti dasi risponde: 'A presto!'. Lo ripete per due volte. I devoti escono ad uno ad uno dalla sala e prima di andarsene ciascuno si reca da Krishnabhakti devi dasi per salutarla. Quando io la saluto chiamandola per nome, mi dice: 'E’ bellissimo questo nome, pieno di dolcezza!' Poi io aggiungo: 'Sono così felice che ora sei nostra consorella!'. E lei mi risponde con gioia: 'Anch’io, tanto!'. Poi dice a Shriman Matsyavatara Prabhu: 'Grazie per il Bene che mi vuoi'. E Lui: 'Che il Signore ti illumini e ti protegga sempre'. Usciti da quella sala in cui trionfa sulla morte la Vita, Shrila Gurudeva ci dice: 'Quel che conta nella nostra esistenza è quanto abbiamo realizzato l’Amore divino. Questi momenti speciali strutturano, rafforzano la nostra consapevolezza spirituale: testimoniare la realtà della morte e lo stato di serenità con cui la si può affrontare'. Mentre usciamo passiamo davanti ad altre stanze con altri malati terminali, altre coscienze, altre vite: la tv rimbomba in quelle stanze dove chi deve affrontare la morte, dentro è già morto. Il vuoto impera e dispera. Passiamo di fronte ad una sala dove sono riuniti gli infermieri del reparto; Shriman Matsyavatara Prabhu saluta unendo le mani e chinando la testa, in segno di preghiera, e loro fanno altrettanto. Il loro gesto e i loro sguardi lasciano intuire che in una qualche misura hanno capito l'importanza di quel che è stato fatto. Sembra che un po' di speranza sia entrata anche dentro di loro, che assistono sofferenti altri sofferenti, senza strumenti per comprendere il significato della morte e la preziosa lezione della vita. La caposala del reparto ha partecipato ad un Seminario ECM di Shriman Matsyavatara Prabhu e l’infermiere che sta assistendo Krishnabhakti devi dasi desidera approfondire gli insegnamenti spirituali che pratichiamo. La Vita porta la Vita. Mentre usciamo dall’ospedale Shriman Matsyavatara Prabhu ci dice: 'Il momento della morte è quello più cruciale di tutta l’esistenza. E’ lì che si gioca il nostro futuro: di sofferenza, avvolto nelle tenebre, o di gioia, rifulgente di luce divina'. Sono quasi le nove di sera. Saliamo in auto per ripartire. I devoti commossi, felici, profondamente toccati dala straordinaria esperienza vissuta, salutano Shriman Matsyavatara Prabhu e offrono i loro omaggi intonando un kirtana. Sono state ore indimenticabili: un'esperienza fuori dallo spazio, fuori dal tempo, che rimarrà per sempre nella nostra memoria. Nel cuore grido: 'Krishnabhakti devi dasi, siamo uniti a te! Al centro c'è il nostro amato Maestro: se sempre Lo seguiremo, Egli ci guiderà fino a Krishna, poiché ci insegna con la vita, con l'esempio, con l'Amore vero'. Poco prima che il suo stato di salute si aggravasse, Krishnabhakti devi dasi stava preparando l'esame sulla filosofia della Bhagavad-gita, all'interno del Corso di approfondimento in Teologia. Il capitolo cui era arrivata: 'Raggiungere il Supremo'. E noi abbiamo visto: il nostro Maestro l'ha accompagnata sul sentiero che conduce a Dio! Che questa lezione di Vita sia per ciascuno di noi! Non perdiamo tempo, dedichiamo la vita alla Vita! Rifletto profondamente su quanto accaduto e ringrazio Shri Shri Guru e Krishna per questa meravigliosa e importantissima esperienza. Gli Shastra dicono che il contatto con un puro devoto del Signore può trasformare in breve la vita di ogni essere, da condizionato a liberato, a fervente innamorato di Dio. L'opera di Misericordia di un puro devoto penetra l'esistenza quotidiana, le azioni, i pensieri, i desideri, le emozioni, i sentimenti di chi si predispone ad accoglierla, fino a permearne l'intera coscienza. Gli studi svolti da Krishnabhakti devi dasi, la compagnia dei devoti, la partecipazione ai Seminari di Shriman Matsyavatara Prabhu (l'ultimo al quale ha partecipato è stato il 30 novembre del 2008), l'ascolto delle innumerevoli lezioni, i ripassi di gruppo e individuali con Bhaktirasa, il canto dei Nomi divini... così la Vita si è risvegliata progressivamente. L'Amore che si riaccende, la Saggezza che illumina, Dio che si manifesta nell'uomo e l'uomo che si ricollega a Dio, scoprendoLo nell'intimo di sè. Grazie infinite, Shriman Matsyavatara Prabhu, per gli strumenti di salvezza che ci hai donato e che continui a donarci per permetterci di realizzare la Bhakti, l'unico vero scopo della vita. GRAZIE! Grazie da parte mia, di Krishnabhakti devi dasi e di tutti coloro che hanno beneficiato dei Tuoi insegnamenti e che ne beneficeranno in futuro! Buon Viaggio, Krishnabhakti devi dasi! A presto!

'Centro Studi Bhaktivedanta: una via accademica verso la spiritualità' di Paramatma dasi.

L'incontro con il Maestro.
New Delhi, India, Agosto 1976. Marco Ferrini, giovane designer di arredamento di successo internazionale, entra nella stanza di Shrila Prabhupada nel tempio ISKCON che dà sulla Mahatma Gandhi Road, per l'incontro della sua vita. 'Sfortunatamente la società moderna non è dalla parte di Dio' - gli dice Prabhupada, - ecco perché non può andare verso la felicità, ma anzi, si sta dirigendo verso la sconfitta!…Non sprecare il tuo tempo. Sei una persona di talento. Sai da dove viene il talento? Qual è la sua sorgente, a chi appartiene? E' proprietà di Dio, proprio come tutto ciò che esiste, inclusi i frutti del tuo lavoro. Hai un'unica responsabilità: servire Krishna con i tuoi talenti; lo scopo della vita è conoscere Krishna e ciò si può ottenere solo servendoLo con amore e devozione. Quando torni a casa canta Hare Krishna, studia la Bhagavad-gita e parla di Krishna a chiunque incontri; Krishna ti proteggerà, non temere'. Marco prende a cuore queste esortazioni. Racconta alla propria famiglia dell'incontro con Shrila Prabhupada e sia la fidanzata che i genitori accettano la via della coscienza di Krishna. Ben presto comincia a servire la Missione di Shrila Prabhupada prendendosi cura di aspetti legali ed economici nel Movimento ISKCON in Italia ed organizza numerosi programmi mirati alla diffusione nella società dei valori vaishnava. Nel Maggio del 1977, per Nrsimha-Caturdashi, Marco e sua moglie Marisa ricevono la prima iniziazione da Shrila Prabhupada, con i nomi di Matsyavatara das e Manupatni devi dasi. Dopo tanti anni di servizio dedicato in una gran varietà di settori, Matsyavatara Prabhu realizza su che cosa deve concentrarsi nel proprio servizio a Shrila Prabhupada: 'Sono passati quindici anni da quando ho incontrato Prabhupada per la prima volta - scrive Matsyavatara Prabhu. Ho meditato profondamente sui Suoi insegnamenti e mi convinco sempre più che il canale culturale e l'insegnamento sono mezzi importanti per la diffusione della filosofia di Shri Caitanya e della tradizione vedica e Gaudiya Vaishnava in Occidente. Il mio obiettivo è quello di introdurre la letteratura Vedica nelle Università e in altre importanti istituzioni culturali'.

Entrate nelle Università.
Shrila Prabhupada desiderava fortemente che i valori eterni del Vaishnavismo giungessero nelle istituzioni culturali:
Krishna afferma nella Bhagavad-gita: 'Qualsiasi azione compia una persona importante, gli altri la seguono'. Shrila Prabhupada era consapevole che se le persone che occupano posti di rilievo nella società avessero accettato e praticato il bhakti-yoga, molti altri avrebbero seguito il loro esempio. Prabhupada incontrava personalmente professori e studenti e ad alcuni dei suoi discepoli insegnava come sviluppare programmi accademici: 'Mi sta particolarmente a cuore il vostro programma per gli studenti universitari. Sono intelligenti e desiderosi di cogliere la conoscenza più elevata, quindi cercate di prendervene cura e di stimolarli gradualmente verso la Coscienza di Dio'. Prabhupada sottolineava spesso l'importanza di accedere agli ambienti colti per introdurvi i contenuti di portata universale delle opere vedico-vaishnava; conosceva il potenziale degli studenti e desiderava che alcuni dei Suoi discepoli andassero nelle Università e nelle scuole ovunque fosse possibile e facessero del loro meglio per trasmettere la saggezza vedica e la devozione vaishnava a persone pronte a riceverle.

Centro Studi Bhaktivedanta.
Il Centro Studi Bhaktivedanta di Storia e Filosofia Vaishnava è uno strumento appositamente creato per presentare la letteratura vedico-vaishnava in ambito accademico. Ufficialmente fondato nel 1996 da Matsyavatara Prabhu, grazie anche all'incoraggiamento di S.S. Hridayananda Gosvami ed altri confratelli, è infatti un'Istituzione dedita allo studio e all'insegnamento della cultura antico-indiana. Associazione non-profit riconosciuta, tramite il proprio Dipartimento Accademico delle Scienze Tradizionali dell'India, opera prevalentemente in Istituzioni culturali ed è presente in numerose Università. Il sapere dell'India antica, che ha ispirato civiltà e studiosi di ogni tempo, con valori e contenuti di pratico utilizzo nella vita di tutti i giorni, è più che mai attuale. La Filosofia, la Psicologia, la Medicina Ayurvedica e le discipline Yoga della tradizione antico-indiana, integrano le conoscenze provenienti dalla moderna ricerca scientifica. Scopo del Centro Studi è quello di rendere disponibile al vasto pubblico questa eredità culturale, che trascende epoche storiche e limiti geografici, utilizzando anche le più recenti modalità pedagogiche. Il CSB collabora con Istituti, Università e singoli ricercatori, in Italia e all'estero. Organizza Conferenze, Seminari residenziali a tema e Seminari E.C.M. (Educazione Continua in Medicina) accreditati dal Ministero della Salute. Corsi del CSB tenuti presso Università sono stati riconosciuti dal Provveditorato agli Studi per l'aggiornamento di docenti di ogni ordine e grado. Le Conferenze sono eventi pubblici ad ingresso gratuito. Si svolgono in varie città d'Italia e offrono a centinaia di persone l'opportunità di un primo contatto con la saggezza dell'India. I Seminari residenziali, della durata variabile da 1 a 7 giorni, sono a numero chiuso e consentono di approfondire le tematiche introdotte dalle Conferenze. Durante questo tipo di esperienza, i partecipanti condividono, in un'atmosfera raccolta e stimolante, insegnamenti, pratiche e riflessioni personali. I Seminari rivolti a medici e operatori sanitari sono aperti anche alla partecipazione di pubblico non specialistico e affrontano tematiche varie alla luce della Tradizione antico-indiana, ricca di principi per mantenere e ripristinare la salute fisica, psichica e spirituale. Ha ricevuto notevole riscontro nell'ambito di questi programmi, la Psicologia dell'Assistenza ai Malati Terminali e ai loro familiari, che prevede un'analisi approfondita dell'evento morte nel percorso di ogni esistenza individuale. Il CSB produce materiale didattico: Dispense, Libri di testo, Audiocassette, CD, saggi ed articoli, che trattano tematiche inerenti Filosofia, Scienza, Arte e Religione dell'India antica. Il Dipartimento Accademico del CSB mette a disposizione Corsi a vari livelli, per approfondire la conoscenza e l'utilizzo pratico del sapere vedico e conseguire qualifiche e titoli universitari, quali Master e Dr. Ph.D.. Coniugando la sapienza millenaria della tradizione indiana con un linguaggio e una metodologia adatti alle persone e alle problematiche di oggi, il CSB si interfaccia con varie realtà socio-culturali, aprendo un dialogo tra discipline occidentali ed orientali, con l'obiettivo di offrire un approccio olistico alla conoscenza e sviluppare il potenziale umano. 'Sin dall'inizio persone sincere e volonterose hanno offerto il loro contributo per portare avanti le varie responsabilità - spiega Matsyavatara Prabhu. Impegnando questi devoti in numerosi servizi, li ho gradualmente educati, sostenendoli anche in momenti decisivi in cui facevano scelte importanti nella loro vita. Molti di loro, colti e ben situati nella società, hanno dato un valido aiuto. Questi collaboratori, alcuni oggi discepoli, altri studenti, vivono nelle proprie case e mi assistono in questo progetto culturale. Questi giovani, verso i quali mi sento molto grato, sono la nostra grande speranza'. Scopo del Centro Studi Bhaktivedanta (CSB) è anche quello di aiutare i devoti ad acquisire le qualifiche accademiche per diventare, a loro volta, ricercatori ed educatori in rispettabili istituzioni. "La mia speranza - dice Matsyavatara Prabhu - è che questi ragazzi diventino punti di riferimento per coloro che desiderano acquisire e sviluppare una conoscenza profonda della tradizione Vedico-Vaishnava. I tempi sono maturi per un'integrazione culturale fra Oriente e Occidente. Per circa due secoli - continua Matsyavatara Prabhu - e soprattutto in Occidente, i Veda sono stati commentati da una categoria di eruditi la cui formazione, intrisa di pregiudizi tipicamente eurocentrici, portava ad interpretazioni poco parziali di questi testi. Oggi, a seguito di mutamenti politici e socio-culturali mondiali, i ricercatori e gli studiosi sono più aperti, più pronti ad accettare un dialogo e a riconsiderare i contenuti della cultura vedica, che in molti casi anticipano di millenni le scoperte della più recente ricerca scientifica.

Testimonianze.
Sono molte le persone, fra le migliaia che frequentano i programmi del Centro Studi, a ringraziare in modo autentico, con lettere e parole, per quello che ricevono da Matsyavatara Prabhu e dal suo staff e per come insegnamenti e pratiche influiscono positivamente nella loro vita. Anche a livello pubblico ed istituzionale sono giunte e giungono testimonianze che denotano stima e apprezzamento per l'opera che il CSB porta avanti. Matsyavatara Prabhu ha tenuto Corsi sul pensiero filosofico indovedico nella Facoltà senese di Lettere e Filosofia ininterrottamente per un quinquennio. Tiene conferenze e Corsi in Atenei ed Istituti culturali di prestigio, quali La Sapienza di Roma, La Statale di Milano, le Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa e Trento, la Facoltà di Medicina dell'Università di Bologna, l'Istituto di Cultura Germanica di Bologna, l'Istituto superiore di Scienze Sociali Rezzara di Vicenza, l'Istituto superiore di Teologia di Verona e numerosi altri. I Corsi tenuti da Matsyavatara Prabhu nella prestigiosa Università di Siena presso la Facoltà di Lettere e Filosofia hanno avuto notevole successo, sia fra gli studenti che fra i docenti, i quali ad ogni appuntamento affollavano l'aula magna e faticavano ad andarsene anche quando le due ore di lezione si erano ormai esaurite da un pezzo. Il Preside della Facoltà, riferendosi al ciclo di lezioni sulle Upanishad vediche, ha ringraziato personalmente con una lettera significativa, che si conclude così: 'Frutto della collaborazione tra la Facoltà e il Centro Studi Bhaktivedanta di Storia e Filosofia Vaishnava, tale Corso ha dato ottimi risultati, con piena soddisfazione della Facoltà'. Con parole del tutto simili si esprime sempre in una lettera il docente di Filosofia delle Religioni: 'Il Corso si è rivelato di notevole suggestione ed ha riscosso un grande successo presso i partecipanti, suscitando intense e coinvolgenti discussioni, richieste di approfondimento e qualificati interventi'. Un'altra importante collaborazione del CSB è quella con il Ministero della Salute, per il quale il Centro Studi ha già tenuto diversi seminari ECM sul tema Psicologia per l'assistenza ai malati terminali e ai loro familiari. L'ultimo evento di questa serie si è svolto lo scorso 13 dicembre a Milano ed ha avuto particolare rilevanza, in quanto ha ottenuto il patrocinio dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia e si è tenuto presso la loro sede. Oltre a numerosi psicologi, hanno preso parte all'evento psico-oncologi, tanatologi, fisioterapisti, infermieri, insegnanti e persone che hanno comunque sentito l'esigenza di acquisire una preparazione in tale ambito, per loro e per il contesto sociale e professionale in cui operano. Ecco cosa scrive in proposito Barbara Volpi, giornalista che ha partecipato al seminario: C'e un'enorme differenza tra dogmatismo e Conoscenza, come esiste un abisso tra il sermoneggiare e il Comunicare. La prima sensazione avuta nell'ascoltare il Prof. Marco Ferrini (premetto che era la prima volta che l'incontravo) è stata quella di trovarmi davanti a qualcuno la cui Conoscenza viene molto da lontano e la cui capacità di Comunicare non si esplica in mere parole, quanto nella capacità di toccare profondamente l'Anima di chi gli sta di fronte. Le tematiche trattate (la malattia terminale, il trapasso) sono di per sé delicate e presuppongono apertura di cuore e libertà di pensiero, poiché riguardano tabù ancora culturalmente radicati nella nostra civiltà. Essendo da più di quindici anni insegnante di Yoga ed essendomi imbattuta personalmente in alcune delle esperienze sopra citate, molte delle argomentazioni prese in considerazione non erano per me nuove ma, devo ammettere, mai in vita mia le avevo sentite esposte in modo così completo, sentito, esaustivo. Mi ha stupito la perfetta armonizzazione tra visione Occidentale e Orientale, integrazione che mai avevo trovato nel mio breve viaggio di ricerca. Ringrazio ancora il Prof. Ferrini per aver risvegliato in me la voglia di rimettermi in cammino in un momento in cui non riuscivo più a trovare l'attitudine giusta. Personalmente non credo alla definitività delle risposte ma la definitività della ricerca è, come il moto, il sapore della vita. Così, gli insegnamenti di Shrila Prabhupada e la visione di Shri Caitanya approdano con successo in alcuni degli odierni 'templi del sapere' e soprattutto fanno breccia nel cuore di molte persone, sinceramente alla ricerca dell'antica sapienza, le quali trasformano le loro vite e nei casi più fortunati, già numerosi, fanno propri i valori della tradizione vedico-vaishnava. 'Oggi - dice Matsyavatara Prabhu - c'è la possibilità di operare una sintesi tra saggezza ed esperienza orientali ed occidentali. Pubblicazioni scientifico-accademiche e Facoltà universitarie sono ormai i naturali interlocutori di chi ricerca la conoscenza. Storia, filosofia, psicologia, scienza, sociologia, arte e religione sono fondamentali per la diffusione della cultura, in quanto contribuiscono a fornire nozioni basilari e dati concreti per esaminare e comprendere i fenomeni della vita. Una solida base culturale è importante e necessaria, non solo per le persone in generale, ma anche e soprattutto per chi intraprende una via di ricerca spirituale, in particolar modo se vive in Occidente e desidera operare all'interno della società. Sebbene le funzioni logico-razionali abbiano i loro limiti, possiamo trarne il massimo vantaggio per comprendere più a fondo ciò che facciamo e perché, e strutturare così una base solida su cui la sfera emotiva può trovare fondamento e supporto e cui la persona può fare appello per superare i momenti di crisi'.

Bhaktiseva ai Vaishnava.
Il CSB nasce dall'esigenza di sviluppare una relazione costruttiva tra l'esperienza Gaudiya Vaishnava e la società nella quale viviamo, desiderando ricucire lo strappo creatosi tra le spiegazioni scientifiche e quelle teologiche sulla vita e sull'universo. 'Questo progetto accademico vuole prima di tutto essere un servizio ai Vaishnava - spiega Matsyavatara Prabhu. E' particolarmente importante guidare e sostenere i giovani devoti con empatia in tutti gli eventi cruciali che la loro conversione comporta e durante i loro sforzi nella sadhana e per l'integrazione sociale. Ciò significa offrire loro, per un periodo di tempo sufficientemente lungo, l'orientamento globale che il trasferimento da una cultura all'altra richiede, finché hanno completato una rinascita culturale su nuove basi spirituali'.

Le persone del Progetto.
Alcuni di noi sono spiritualmente nati e cresciuti con il CSB. Specialmente quelli fra noi che hanno incontrato Shrila Gurudeva Matsyavatara Prabhu come giovani studenti, avrebbero potuto avvicinare il Vaishnavismo solo grazie alla prospettiva culturale con la quale egli ce lo ha presentato. Per la nostra impostazione, infatti, ci sarebbe risultato alquanto difficile accettare i valori e i princìpi della scienza della bhakti vaishnava in un modo diverso. La spiegazione di verità fisiche, metafisiche e spirituali attraverso un linguaggio scientifico, ha soddisfatto il nostro taglio intellettuale ed è arrivata fino al cuore. E' in particolare per persone come eravamo noi, altrimenti senza speranza, che il CSB è stato fondato, persone per le quali risulta necessaria una serie di preliminari socio-culturali, grazie ai quali possano essere gradualmente preparate ed educate alla comprensione prima e all'accettazione poi di certe realtà. Tali preliminari debbono necessariamente affondare le loro radici nel contesto in cui si parla e nel background dei nostri interlocutori, i quali per non perdersi o per non rifiutare a priori quello che desideriamo offrire loro, necessitano canali, linguaggi e modalità che si confacciano alla loro realtà. I devoti del CSB provengono da esperienze diverse, sia accademiche che professionali. La maggior parte di loro, sostenendosi con i frutti della propria professione, contribuisce alle attività del Centro Studi in uno spirito di volontariato, presupposto indispensabile per lo sviluppo della bhakti. Collaborando sulla base di 'love and trust', mettono a disposizione del progetto competenze peculiari e risorse, contribuendo alla diffusione della Coscienza di Krishna nella società, anche attraverso il loro personale esempio di vita.

Seminari.
I seminari del CSB sono eventi stimolanti sia culturalmente che spiritualmente. Oltre a quelli residenziali, molto frequenti e della durata massima di due giorni, quattro volte all'anno il Centro Studi Bhaktivedanta offre seminari di più ampio respiro: un'intensa settimana di sat-sanga a beneficio dei vaishnava e di tutti quei ricercatori spirituali interessati alla cultura dell'India antica. I partecipanti hanno la possibilità di apprezzare gli aspetti principali della sadhana-bhakti: mangala-arati, meditazione sui sacri mantra (Harinama-japa), lezioni sugli shastra, prasadam, teatro, musica, canti, ed altre espressioni della spiritualità vaishnava. Questi seminari, generalmente frequentati da un centinaio di persone, includono passeggiate e lezioni all'aperto in ambienti suggestivi e stimolanti per la ricerca spirituale, in montagna, al mare o comunque in luoghi caratterizzati da bellezze naturali. Per molti l'opportunità più ambita è quella degli incontri personali con Matsyavatara Prabhu, per esprimere, analizzare e risolvere problematiche anche contingenti ma inquadrate nella prospettiva spirituale. Le persone si sentono a loro agio; sentono che ci si prende cura di loro, e in un'atmosfera sattvica e gioiosa aprono cuore e mente, trasformando blocchi ed ansietà in luce, ispirazione e speranza. I devoti colgono l'occasione per rafforzare la sadhana e rinnovare le proprie motivazioni. Nell'arco di una sola settimana accade spesso che alcuni tra i nuovi partecipanti facciano loro principi, valori e pratiche della Coscienza di Krishna, e il commiato è per tutti sempre emozionalmente difficile.

Il Progetto nel Progetto.
Nell'anno 2000 il CSB ha fondato il Dipartimento Accademico delle Scienze Tradizionali dell'India, per consentire un approfondimento organico della cultura antico-indiana attraverso tre principali indirizzi di studio: Psicologia (con possibilità di un approfondimento in Ayurveda); Filosofia e Letteratura; Archeologia, Storia e Storia dell'Arte. Nella formulazione personalizzata del Piano di Studi, ogni Corsista può scegliere tra 57 materie attivate dal Dipartimento Accademico, che consentono di esplorare l'immenso campo di conoscenza offerto dalla civiltà dei Veda: un sapere pratico a vantaggio della crescita individuale e della vita sociale. Le materie riguardano temi di: psicologia, filosofia, etica, sociologia, religione, arte, storia, archeologia, e si basano sul pensiero delle scuole tradizionali indovediche, trattato con linguaggi, esempi e contesti della nostra attualità. Il Dipartimento Accademico opera in tutta Italia e i Corsisti provengono da differenti realtà sociali e professionali; i Corsi infatti sono utili per chiunque in quanto i loro contenuti permettono di:
- ampliare ed integrare la propria cultura;
- conseguire un titolo universitario in tempi brevi;
- apprendere in buona compagnia;
- recuperare e sviluppare le proprie risorse;
- ottimizzare il proprio riconoscimento sociale e professionale;
- migliorare la capacità di comunicare e di conseguenza le relazioni;
- accedere a livelli superiori di consapevolezza;
- innalzare la qualità della vita.
Questo sapere viene riconosciuto e valorizzato fino al più alto livello con qualifiche effettive: con i Corsi Base, Avanzato e Master, si riceve un Attestato dal Dipartimento Accademico del CSB, che certifica le competenze acquisite; i Corsi di Bachelor, Master e Doctorate si concludono con un Attestato rilasciato da College e Università non traditional statunitensi, con cui il Centro Studi Bhaktivedanta collabora. Bachelor, Master e Doctorate certificano il raggiungimento di traguardi di studio in una specifica area culturale. Si tratta di titoli accademici di diritto statunitense e i loro effetti sono da questo definiti; non sono equipollenti a titoli di studio di diritto italiano, ma consentono, a chi li consegue, di riconoscersi e di essere riconosciuto esperto in un preciso ambito del sapere (ad es. Ph.D., Dr. in Ayurvedic Psychology). Tali titoli confermano di fronte a tutti il possesso di una cultura che conferisce alto valore d'immagine, e di cui ogni datore di lavoro privato è impensabile non tenga conto, quindi anche praticamente utile. I Corsi, comodi e flessibili, sono pensati soprattutto per chi è professionalmente e socialmente impegnato; prevedono infatti uno studio autonomo, da casa propria, seppur assistito dai Docenti del Dipartimento Accademico. La partecipazione ai Seminari è facoltativa. Il numero delle materie varia secondo il livello di Corso: due nel Corso Base, pensato per chi desidera avvicinarsi allo studio della cultura antico-indiana; tre più un seminario nel Corso Avanzato, per acquisirne i fondamenti; sei più un seminario nel Corso Master, che consente un primo approfondimento di un'area specifica, con indirizzi in Psicologia dello Yoga; Psicologia dell'Ayurveda; Filosofia e Scienza; Letteratura; Lingue Tradizionali; Archeologia e Architettura ecologica (Vastu); Arte e Storia. Il Bachelor, primo dei tre livelli che consentono il conseguimento di un titolo universitario, prevede nove materie e due seminari. Il Master, corso di perfezionamento, prevede dodici materie e tre seminari. Il Doctorate infine consente di completare la conoscenza nell'ambito di studio prescelto e di ottenere il massimo riconoscimento accademico: l'Attestato di Doctorate e il titolo di Dr., Ph.D.; prevede quindici materie e quattro seminari. Si può partire da qualsiasi livello di Corso e le iscrizioni sono aperte tutto l'anno. Il materiale didattico fornito dal CSB, è principalmente costituito da Libri di testo e Audiocassette, caratterizzati da un linguaggio scorrevole e contenuti essenziali, che permettono di accedere con facilità e soddisfazione al cuore di ogni materia. I Testi, per la maggior parte frutto della lunga esperienza di Matsyavatara Prabhu, contestualizzano lo studio delle opere originali in una prospettiva culturale ampia, con riferimento al sapere d'Occidente. Le Audiocassette, supporto fondamentale per un apprendimento rapido ed integrato, sono registrazioni digitali di lezioni tenute da Matsyavatara Prabhu presso varie Università ed Istituti culturali, e dai vaishnava Docenti del Dipartimento Accademico. L'ascolto, da sempre mezzo tradizionale per l'acquisizione della conoscenza, consente di interiorizzare meglio i contenuti dei Libri di testo, oltre ad offrire ulteriori spunti di riflessione e di approfondimento. Altro strumento piacevole ed efficace è l'e-forum, un'area internet riservata ai Corsisti, cui si accede con una password e dove, oltre a poter visionare e scaricare materiale didattico integrativo, si possono porre domande relative alle materie di studio e ricevere risposte entro 48 ore. Si crea una vera e propria rete, per cui lo studio avviene davvero in compagnia, perché ci si trova a condividere, sia con i Docenti che con altri Corsisti, riflessioni, commenti e soluzioni ad eventuali incomprensioni sorte durante lo studio. Entrando nell'Aula magna virtuale si possono leggere non solo le domande e le risposte personali ma anche quelle di tutti gli altri Corsisti, cosa che costituisce un significativo arricchimento culturale. Numero e tipologia degli esami, previsti ogni 3 mesi, variano a discrezione del Corsista, secondo le sue disponibilità di tempo e d'impegno. Le Sessioni d'esame sono occasione di incontro e di scambio tra i Corsisti, provenienti da ogni parte d'Italia, e i Docenti, la cui funzione non è quella di cogliere in fallo, bensì di orientare ed aiutare il corsista ad esprimere ed applicare al miglior livello la conoscenza acquisita. Tramite un test scritto e un colloquio orale si ha infatti la possibilità di verificare, ma soprattutto di valorizzare, ciò che si è studiato. I Corsisti scrivono o chiamano giornalmente in sede esprimendo soddisfazione e grande apprezzamento per gli strumenti didattici, la buona compagnia e per i risultati concreti che sperimentano in prima persona. Si dicono grati per il fatto che lo studio intrapreso li guida su un percorso di conoscenza che li aiuta a guardare alla vita da prospettive più alte e più ampie. Parlando del Centro Studi Bhaktivedanta, Matsyavatara Prabhu afferma: 'Se in questa vita posso essere in qualche modo utile nello sviluppo di questo progetto per offrirlo a Shrila Prabhupada e a tutti i Vaishnava, sarò soddisfatto'. Rivelando la natura spirituale del progetto e ciò che considera come l'essenza del proprio impegno personale, continua: 'desidero prendermi cura spirituale dei devoti che Shrila Prabhupada e Shri Krishna mi hanno inviato e mi invieranno in futuro. Desidero farlo con un approccio olistico, aiutando discepoli e studenti, attraverso la misericordia divina, ad integrare la loro personalità e a fare del servizio devozionale il fulcro della loro vita, affinché possano gradualmente accedere al livello più elevato della bhakti'.

06 febbraio 2009

Il miglior progetto mondiale per la diffusione del sapere vedico-vaishnava.

Mercoledì 1 Marzo 2005, presso il Tempio “Chandrodaya Mandir” situato a Nadìa, nel Bengala occidentale, si è svolto un importante evento che ha visto, tra gli altri, il Centro Studi Bhaktivedanta protagonista all’interno di una premiazione avvenuta nel grande “ Pandal ” allestito in occasione del Festival annuale di “Shri Gaura Purnima”. Il grande Teatro-tenda, che vanta una capienza di 600 posti a sedere, un palco spazioso perfettamente attrezzato e un impianto audiovisivo di ottima qualità, era destinato alle diverse celebrazioni del Festival e offriva accoglienza a devoti provenienti da tutte le parti del mondo.

La cerimonia di consegna dell’attestato a S.G. Matsyavatara Prabhu da parte di S.S. Jayapataka Maharaja.

La serata si è aperta con l’introduzione di Sua Santità Jayapataka Maharaja, responsabile mondiale del progetto congregazionale della ISKCON, nonché membro del Corpo Governativo della stessa. Sua Santità ha presentato una videoproiezione su grande schermo la quale, mediante fotografie, filmati, grafici e animazioni, mostrava i più importanti risultati ottenuti attraverso i numerosi programmi orientati alla diffusione della Cultura Vedico-Vaishnava su scala mondiale. La video-proiezione, che riassumeva i conseguimenti ottenuti a livello mondiale nell’anno 2005, dava un posto di rilievo alle attività del CSB, già riconosciuto come uno dei principali progetti in Italia, sottolineandone l’eccellente organizzazione e lo spiccato potenziale di penetrazione culturale nella società.

Terminata la proiezione Jayapataka Maharaja, al fine di soddisfare le numerose richieste di informazioni riguardo il Dipartimento Accademico delle Scienze Tradizionali dell’India che, fin dal suo nascere ha stimolato l’interesse di centinaia di persone, ha invitato Shriman Matsya Avatara Prabhu, fondatore e presidente dello stesso, a presentare personalmente il suo progetto per definirne motivazioni ed obiettivi. Le immagini del video dimostrativo scorrevano sul grande schermo durante l’esposizione di Matsyavatara Prabhu, provocando un effetto audio-visivo di grande impatto sul pubblico. Venivano mostrate scene reali di vita relative all’Accademia, alle conferenze pubbliche e ai seminari residenziali, ed ogni attività svolta nell’ambito del Centro Studi si alternava con ritmo perfetto.

L’esposizione di Shriman Matsyavatara Prabhu, eseguita con grande maestria e genuina umiltà, verteva anzitutto sull’intento del Centro Studi nell’operare una delicata operazione di transfert culturale nella società occidentale, per permettere a milioni di persone di diversa estrazione sociale, nonché professionale ed accademica, di poter accedere in modo semplice e scevro da pregiudizi di carattere etnico, culturale o religioso, all’antica scienza tradizionale dei Veda, la quale, nella sua profondità e completezza sotto ogni punto di vista, può permettere l’elevazione dell’individuo a più alti e luminosi piani di comprensione riguardo la “vita” e il suo obiettivo finale, offrendo pertanto benefici sia sul piano individuale, sia su quello collettivo, e promuovendo così illimitate possibilità di crescita e progresso sostenibili, per l’intera società umana.

L’interfaccia culturale del Dipartimento Accademico stimola genuinamente l’interesse di svariate persone inizialmente poco propense ad aspetti fideistici, permettendo loro un approccio graduale e ad ampio respiro che consente, sotto una buona guida, un equilibrato risveglio delle qualità latenti individuali. I corsisti iscritti all’Accademia, come spiegava Matsyavatara Prabhu, mediante un percorso di studi personalizzato, vengono guidati e preparati fino ad essere gradualmente introdotti ai “Seminari residenziali”, dove possono sperimentare un vero e proprio sat-sanga vaishnava, nel contesto di un Tempio, con le Divinità, il canto dei Mantra, le lezioni di Shrimad Bhagavatam e di Bhagavad-gita. Questo “training” e questa educazione rivolti alle varie componenti della personalità, contribuiscono ad elevare sostanzialmente la qualità della vita dei corsisti in maniera duratura, promuovendo un vero e proprio “progresso coscienziale”, che in numerosi casi porta naturalmente a seguire le regole della vaidhi bhakti, a recitare regolarmente i Nomi Divini sul Japa-mala e anche a ricevere la sacra diksha.

Matsyavatara Prabhu, dopo aver sottolineato che il proprio primario intento è quello di creare vaishnava qualificati, ha spiegato che tutti gli iscritti all’Accademia posseggono i libri di Srila Prabhupada e molti di loro si rendono spontaneamente disponibili nell’offrire vari servizi nei Templi ISKCON. Al termine dell’esposizione, Jayapataka Maharaja, di fronte alle centinaia di persone presenti, ha consegnato a Matsyavatara Prabhu un attestato, quale riconoscimento ufficiale del “Miglior progetto mondiale per la diffusione del sapere vedico-vaishnava” complimentandosi ripetutamente per il successo e i risultati conseguiti. Ciò avveniva in maniera tutt’ altro che formale, molto sentita e densa di sincero apprezzamento, il quale è sfociato in un caloroso abbraccio tra i due sul palco, che ha pubblicamente suggellato la loro reciproca stima e amicizia. Numerosi sono stati i riscontri favorevoli che hanno seguito questa serata; complimenti, riconoscimenti e richieste di informazioni e approfondimento sono giunte da altrettanto numerosi devoti, che hanno assistito con grande attenzione e genuino apprezzamento a questo evento, il quale può essere per molti motivi definito “storico”.

31 gennaio 2009

'La Crisi del Giorno Dopo' di Shriman Matsyavatara Prabhu.

Da una lezione tenuta il 26 Luglio 2004.

Voglio descrivervi un fenomeno della coscienza che ho visto in atto più volte e di cui ho dovuto occuparmi spesso nel corso del tempo. È un fenomeno rilevante, al quale dovreste prestare molta attenzione. Se non vi ponete la giusta attenzione, infatti, neppure sarete in grado di scorgerlo, soprattutto nel caso in cui voi stessi ne siate vittima, come avviene per tutti i condizionamenti, che tanto più sono inconsci quanto più condizionano. Vi ho già parlato altre volte di questo fenomeno, che io chiamo 'la crisi del giorno dopo'. E’ la crisi che può sopravvenire dopo che una persona ha sperimentato un momento di profonda analisi introspettiva. Tale momento di analisi e di elaborazione rappresenta l’inizio di un cammino in ascesa, in cui l’individuo trova il coraggio di mettersi in discussione affrontando momenti traumatici e dolorosi in vista del raggiungimento di un livello più elevato di consapevolezza ed una migliore capacità di gestione delle proprie dinamiche interiori, presupposti indispensabili per sperimentare una felicità piena e duratura già insita dentro di noi. Qualcuno potrebbe sorprendersi e chiedersi come e perché, a seguito di questo evento completamente positivo, si possa entrare in crisi; io vi suggerisco di non sorprendervi ma di cercare di capire. La cosiddetta 'crisi del giorno dopo' ha un suo corrispondente, seppur per ragioni ben diverse, anche nel contesto mondano: ci sono ad esempio persone che, dopo aver ricevuto un’eredità inaspettata o aver fatto grosse vincite alla lotteria, superato l’iniziale periodo di eccitazione, entusiasmo ed euforia, piombano nell’ansietà ed entrano in crisi. Altri lavorano a lungo e con molti sforzi, impegnando e sacrificando tutto quel che hanno per fare carriera, spesso a costo anche di pesanti compromessi ed umiliazioni e, dopo aver ottenuto il posto di lavoro tanto agognato, magari dopo anni e anni di pene e fatiche, vengono improvvisamente colti, proprio mentre sperimentano il successo, da rimorsi, inibizioni, paure, emozioni e pensieri distruttivi. Fino a che si tratta di una fenomenologia legata ad esperienze e successi mondani, vissuti sul piano relativo e fugace dell’immanenza, voi giustamente penserete: 'E’ normale, è evidente che non si possa trarre duratura e reale soddisfazione da tali apparenti successi, concepiti come fini a se stessi, relegati al mondo dell’impermanenza ed esperiti senza vera consapevolezza spirituale'. Ciò che intendo spiegarvi ora è che questo fenomeno, seppur con altre modalità e per ragioni totalmente diverse, può verificarsi anche nel caso di realizzazioni interiori: può capitare esattamente quando, in un percorso di ricerca, la persona non si è ancora liberata da componenti fortemente condizionate della personalità, come è nel caso di chi sta iniziando un’esperienza di crescita, cioè quando non si è totalmente sganciata da alcune pesanti tendenze egoiche, che possono tornare ad emergere nei momenti più inaspettati. Quando si vive una realizzazione interiore si assapora una gioia intensa, consapevolezza, realizzazione, pace profonda e leggerezza. Accade però che, benché la persona si senta sollevata, ispirata e felice dopo aver vissuto un’esperienza benefica di analisi ed elaborazione, che rappresenta appunto l’inizio di un percorso di purificazione, non raramente tornino all’attacco i fantasmi delle proprie sub-personalità, con quelle caratteristiche e tendenze involute del carattere che ancora non sono state totalmente superate, con energie affettive, emotive e psichiche non ancora ben canalizzate e sublimate. Queste tendenze negative infatti non scompaiono completamente e definitivamente nel momento in cui si inizia un lavoro di pulizia interiore, ma permangono in potenza, come semi nell’inconscio. Quanto alla fenomenologia del successo, la si può spiegare anche dal punto di vista della psicologia sociale, analizzando aspetti per molti versi più facilmente comprensibili rispetto a quelli esoterici sopra accennati. Determinante e fondamentale è l’immagine che un individuo ha di se stesso: spesso accade che, dopo aver conseguito un successo, l’individuo manchi di reinterpretare e di modificare, sulla base di tale successo, l’immagine che egli ha di sé. Se le esperienze di successo non trasformano la percezione di noi stessi, sarà quest’ultima a prevalere nel trasformare la realtà delle cose attorno a noi e la natura degli eventi, specie di quelli in corso. Possiamo studiare il caso di una persona che attribuiva tutti gli insuccessi e le sfortune della propria vita ad una sua menomazione fisica, un suo incedere claudicante. Decise di sottoporsi ad operazioni chirurgiche costosissime e dolorose a seguito delle quali, dopo circa quattro anni di interventi ravvicinati in vari ospedali europei, l’arto venne perfettamente riabilitato. Passati i primi momenti di euforia, la persona venne però nuovamente colta da un senso profondo di solitudine e depressione, ancora più nero e greve del precedente. Questo perché l’immagine mentale che lui aveva di sé stesso era ancora claudicante e sappiamo che lo stato interiore, ovvero l’immagine inconscia che uno ha di sé è molto più forte, molto più potente e carica di energia di quella esteriore così come percepita dagli altri o dal soggetto stesso allo specchio. Non è facile riuscire a modificare l’immagine inconscia che abbiamo di noi stessi, in quanto quest’ultima si nutre di samskara, di cicatrici emotive profonde, e spesso di complessi che tendono a radicarsi e a permanere nel tempo. Se una persona ha tendenza a mentire e si è fatta quest’immagine di sé, anche dopo che sarà riuscita ad abbandonare quella cattiva abitudine, continuerà a vedersi come bugiarda, nonostante quel che potranno dirle gli altri. Per portare un altro esempio: l’idea di essere una persona inaffidabile può permanere anche dopo che il soggetto abbia acquisito maggior senso di responsabilità e del dovere, cioè anche quando agli occhi degli altri sarà reputato affidabile; occorre che sia lui stesso a realizzarlo intimamente, nel profondo. Tutte le tradizioni, e in particolar modo quella indovedica, descrivono simbolicamente tre piani esistenziali: bhur, i pianeti inferiori; bhuvah, i pianeti mediani; svaah, l’esistenza elevata o cieli. Nella psicologia indovedica questi tre livelli corrispondono rispettivamente all’inconscio, alla sfera conscia ed al superconscio. Nell’individuo sappiamo che i condizionamenti e dolori provengono per la maggior parte dall’inconscio, che deve essere bonificato attraverso la forza che traiamo dalle convinzioni e dalle cariche emotive positive, le quali riemergono quando accediamo alle vette luminose della supercoscienza. Mentre un 'pensiero in corso' – vritti in sanscrito - , con il soggetto che pensa e parla al presente, è alla portata della coscienza razionale e pertanto più facilmente modificabile, i 'pensieri pensati' – samskara - scivolano nell’inconscio e lavorano subdolamente all’insaputa del soggetto. I samskara, o pensieri inconsci, possono essere radicati a diversi livelli: quando sono situati meno in profondità risultano ovviamente più facilmente rievocabili nella forma di ricordi. Vi sono poi samskara molto meno accessibili, dai quali derivano cattive abitudini estrememante difficili da estirpare, anche quando la persona in alcuni momenti di visione e lucidità ne diventa in parte consapevole. Infine vi sono samskara e tendenze che un soggetto non riesce assolutamente a vedere, a riconoscere, poiché hanno radici molto profonde, come se fossero inserite nel proprio patrimonio genetico. Tuttavia, attraverso un percorso guidato di analisi interiore, visualizzazione e meditazione, anche tali samskara possono essere individuati, conosciuti, indotti a ritornare vritti, cioè in pensieri correnti, restituendo al soggetto la capacità di gestirli, trasformarli e sublimarli, recuperando la carica energetica che essi avevano assorbito ed inglobato. Come accedere a tali profondità della mente? La radice verbale dhi della parola sanscrita dhyana, meditazione, significa per l’appunto ‘pensiero profondo’, ovvero capacità di accesso ad un campo energetico generalmente non penetrabile dall’individuo in uno stato di coscienza ordinario. Meditazione non vuol dire evasione dal mondo. La meditazione autentica ispira e motiva azioni nel mondo ed è in grado di risolvere problemi reali, di sciogliere i nodi che si sono creati nella mente. La meditazione autentica risolve i problemi in pratica, non li evade, non li rimuove. Si nutre della consapevolezza della matrice spirituale di tutte le cose e della comprensione dei fenomeni più sottili della psiche, di come si aggrovigliano o si inceppano le menti e di come è possibile farle ripartire, riattivarle, purificarle. Ogni emozione, ogni pensiero, ogni esperienza vissuta, crea una nuova immagine di sé perché la struttura psicologica si modifica: si accendono nuove luci, nuove sinapsi modificano la chimica cerebrale. Le esperienze spirituali lasciano potenti tracce che trasformano la personalità in maniera supremamente benefica. Ma la persona è sempre posta di fronte ad una scelta: interiorizzare e far sempre più sua la nuova immagine di sé, oppure ripiegarsi, riappiattirsi sulla vecchia, con la quale ormai ha acquisito una malata familiarità. Ci sono detenuti che, usciti dal penitenziario e messi nuovamente in libertà, si spaventano e rimpiangono la loro cella, perché si sentono disorientati nel mondo dei liberi; sono confusi, non trovano appigli e non sanno dove andare. Sono intimoriti dal mondo delle responsabilità, dove si debbono assumere ruoli, doveri, dove occorrono impegno e creatività. Questa è una realtà poco raccontata, ma è ciò che veramente accade, altrimenti non esisterebbero persone che continuano a vivere in famiglie infernali o che svolgono lavori abbruttenti. Perché ci sono? Perché molte persone hanno paura del nuovo e preferiscono sviluppare una nevrosi pur di rimanere nella situazione cui oramai sono abituati. Solo in virtù di una protezione superiore e di un’ispirazione divina possiamo riuscire a modificare i nostri paradigmi e a sottrarci alle reti dell’illusione. Appellandosi esclusivamente alle proprie forze individuali sarebbe impossibile penetrare le oscurità dell’inconscio ed elevarsi alle vette luminose della supercoscienza; è indispensabile affidarsi ad una guida superiore, alla propria Istha Devata o Divinità prescelta, alla quali legarsi in intimità e fiduci: il canto di mantra, la visualizzazione e la meditazione ci permetteranno di entrare nel campo energetico della Divinità in uno scambio d’amore che ci sosterrà nella presa di coscienza ed elaborazione di samskara depositati nell’inconscio da tempo immemorabile. Studio da anni le dinamiche della coscienza e del comportamento umano e posso dire che per questo fenomeno della 'crisi del giorno dopo' ci sono rarissimi rimedi, a meno che il soggetto non attivi una consapevolezza superiore che può trasformare e riarmonizzare anche l’immagine interiore. Occorre una disciplina etica e spirituale (sadhana bhakti), con un impegno serio e continuativo sotto la guida di un Maestro esperto e competente, attento anche agli aspetti apparentemente più marginali della coscienza e del comportamento. Quest’immagine interiore non si riesce neppure a scalfire, tanto meno a modificare, se non si attiva una potenza spirituale, legata alla nostra essenza o natura più intima. Tutte le qualità dell’anima vanno rievocate e devono diventare il nostro stile di vita sublimando le tendenze psichiche negative. In ogni momento la persona dovrebbe nutrirsi di immagini elevate, legate alla sua identità profonda, imparare a percepirsi in quella identità, trascendendo i tratti vincolanti della personalità egoica. Come dovrebbe vedersi allora una persona? Certo non dovrebbe valutarsi dall’immagine di sé stessa che vede riflessa nello specchio, un’immagine non ha niente a che fare con il sé, che è solo una percezione temporanea, un’identificazione effimera, un’immagine che non permane nel tempo, e che non sarà più la stessa dopo vent’anni. E nemmeno la persona dovrebbe valutarsi sulla base dell’immagine inconscia che ha di sé, la quale è l’esito di superfetazioni egoiche e di condizionamenti che si sono stratificati sull’identità vera, la natura eterna e spirituale dell’essere, costituita di puro Amore e luminosa Consapevolezza. Dobbiamo ricercare la nostra identità a livello profondo e i nostri strumenti principali di ricerca e di elevazione saranno la compagnia di persone sagge, la guida e gli insegnamenti di un Maestro competente, l’impegno in una pratica di elevazione costante. Senza questi strumenti, che ricollegano al Divino ed operano trasformazioni supremamente benefiche e profonde nella coscienza, risulterebbe quasi impossibile modificare definitivamente quell’immagine condizionata ed inconscia che abbiamo sviluppato di noi stessi, gravida di paure, di complessi di colpa, di cicatrici emotive, di rancori e rimorsi. Le immagini interiori sono la matrice dell’azione, sono il seme di quel che si manifesta all’esterno. Se uno intimamente pensa: “E’ inutile, non ce la farò mai, sono fatto così, quando mai riuscirò a vincere le mie tendenze!” inevitabilmente andrà incontro ad un fallimento: il fallimento immaginato diventa reale, perché siamo noi che modifichiamo e creiamo la nostra realtà con i nostri pensieri, con la potenza della visualizzazione, con l’energetica del desiderio o della paura, con l’immagine che ci saremo fatta di noi stessi. Pensiamo a coloro che vivono esperienze di grande successo spirituale. Queste esperienze talvolta possono risultare contrastanti con l’immagine che un individuo ha di sé, magari di persona insicura, debole, troppo dipendente dalle opinioni altrui. Se questa immagine di sè non cambia, il successo esterno sarà seguito da crisi e scompensi a livello interiore, perché i nuovi superiori equilibri sono tali solo quando sono raggiunti armoniosamente e stabilmente. Per evitare queste crisi, prima andrebbe creata ed affermata l’immagine interiore di come uno vorrebbe e dovrebbe essere. Se il lavoro sul carattere verrà fatto in profondità, allora la persona si troverà psicologicamente pronta quando un successo o una posizione migliore verranno raggiunti. Ci sono invece individui che s’impauriscono del proprio successo, perché interiormente non hanno ancora ben strutturato un’obiettiva e positiva immagine di se stessi. Solo se la persona sente che deve dedicarsi con il cuore, con l’anima, con tutta sé stessa, a realizzare la propria natura profonda, spirituale, ciò le permetterà di non ritornare schiava della vecchia immagine di sé, che persiste e si ostina ad allungare i suoi tentacoli per insinuarsi in ogni modo. I tentacoli sono le vecchie abitudini, gli scheletri del passato, i fantasmi della memoria. Ad essi dobbiamo contrapporre, con la pratica del potere creativo ed illuminante della meditazione e con la forza della visualizzazione interiore, immagini ed impressioni positive, che ci ricollegano a dimensioni elevate della coscienza. Come già spiegato, la prima protezione, il primo aiuto è costituito dagli insegnamenti, perché il primo problema da risolvere è sempre quello della conoscenza. La via per il successo è illuminata dalla conoscenza, quel sapere supremo che ci riconduce alla nostra natura spirituale e ci svela gli aspetti più sottili della realtà, i fenomeni più arcani e delicati della coscienza. Per Grazia divina abbiamo a disposizione tutto quel che ci occorre per modificare l’immagine che ci siamo fatta di noi nel corso di anni, di decenni, di vite passate. Ciascuno di noi è un mondo, con le sue memorie, le sue qualità, le sue bellezze, ma anche con le sue tragedie, i suoi orrori, ma con il potere di trasformare le immagini negative in positive. Non rimanete prigionieri del passato, non fatevi riagganciare da quelle immagini di voi che sono esito di vecchi errori commessi. La vita è rinnovamento continuo, è continua crescita. Contemplate la vostra immagine presente e miglioratela attimo dopo attimo, forgiatela con l’arte della conoscenza, attraverso gli insegnamenti dei testi sacri, del Maestro e delle persone sagge. La soluzione è sempre nel presente, perché passato e futuro non sono che mere astrazioni. Guardate al presente, nel presente ricercate le cause dei vostri successi e mettetevi al riparo da ciò che produce il fallimento, la tragedia. E’ fondamentale aver ben chiaro quali sono le attività che ci pongono in salvo, che ci fanno sperimentare il successo vero, non quello effimero, non quello che si trasforma in trappola mortale. Tale chiarezza di visione garantisce anche il mantenimento e l’espansione del successo, sia per i singoli che per i gruppi o le istituzioni. Fare un viaggio nelle profondità della psiche, come ben spiegano Patanjali e la Bhagavad-gita, implica che il soggetto si assuma la responsabilità della destrutturazione dei propri condizionamenti, innanzitutto proteggendo la sua salute psichica. Dobbiamo scegliere le impressioni con le quali nutrire la mente, dobbiamo acquisire ed interiorizzare concetti relativi al Reale, adottare un retto comportamento coerente alla conoscenza teorica e dirigere pensieri e desideri verso l’alto, oltre la sfera egoica. Questi comportamenti, migliorando la consapevolezza della persona, ci permetteranno di sviluppare anche un atteggiamento intelligente e costruttivo nei confronti dei vari ostacoli che comunque si presenteranno sul cammino: l’individuo saprà cogliere l’opportunità che ogni situazione difficile rappresenta per superare i propri limiti ed i propri condizionamenti. Occorre un cambio di paradigma nella coscienza: l’immagine dell’io deve pian piano armonizzarsi con quella del sé, attraverso una migliore realizzazione della realtà, una nuova e più matura presa di coscienza e assunzione di responsabilità. Più la consapevolezza del sé diventa forte, più questo cambio di paradigma diventa stabile e permanente. Abhyasa (pratica spirituale costante) e vairagya (distacco emotivo dal fenomenico) sono fondamentali per effettuare l’opera di trasformazione e ricostruzione interiore. Essi hanno una risonanza profonda nella coscienza e permettono un processo di evoluzione che nel tempo diventa sempre più consapevole e sempre più spontaneo.
Ad ogni passo occorre stare all’erta, perché anche un piccolo errore o una minima distrazione, se non risolti o curati in tempo, possono aggravarsi e compromettere la nostra crescita e realizzazione spirituale. Il successo di oggi non garantisce il successo di domani: lo favorisce ma non lo garantisce. Ogni giorno dobbiamo cominciare da capo, con ancora più entusiasmo di ieri, a lavorare sul nostro carattere, migliorando e perfezionando le qualità che già abbiamo e sviluppando le nostre facoltà carenti. Non partiremo ogni volta da zero: ogni giorno ritroveremo il capitale messo da parte il giorno precedente, un capitale che però va custodito, incrementato, rinnovato. Ogni giorno, prima dell’alba, i brahmani cantano inni e celebrano il sacrificio al deva del sole; questo sacrificio rinnova nell’universo il sorgere della luce. I testi vedici spiegano che tutto quel che di positivo avviene, è possibile in forza del sacrificio, attraverso il quale l’uomo si ricollega al Divino. Se vogliamo che tutti i giorni sorga nuovamente il sole della nostra coscienza, tutti i giorni dobbiamo rinnovare e portare avanti il nostro impegno nel Dharma, nel bene, verso le vette luminose dello Spirito. Se abbiamo questa consapevolezza e visione del mondo sperimenteremo il successo, quello vero, e saremo anche in grado di mantenerlo nel tempo, senza il rischio di cadere vittime di euforie, di eccitazioni egoiche o di altri pericolosi trabocchetti della mente condizionata. I saggi vedici hanno spiegato che la realizzazione, la felicità e il successo sono nostre caratteristiche naturali, intrinseche; in un certo senso infatti, l’anima è già proprietaria di tutto perché è tutt’uno con Dio, con il Creatore, Bhagavan, in qualità non differente da Lui anche se in shakti incommensurabilmente meno potente. La consapevolezza di ciò è di per sé una garanzia di successo, con l’impegno imprescindibile di fare ottimo uso di tutte le risorse a nostra disposizione. Se ne abusiamo il disastro è sicuro, in particolar modo se abusiamo di persone, della fiducia degli altri. Le leggi del Dharma ci distruggerebbero. Non dobbiamo abusare neanche degli alberi o di un fiore; non dobbiamo abusare di niente, ma vedere tutto come parte di Dio e porre ogni cosa al Suo servizio. Se avremo questa coscienza, anche se arrivassero risorse enormi sapremo impegnarle totalmente e con pieno successo, offrendole in sacrificio per il bene di tutti gli esseri. Pensate invece ai danni che arrecano coloro che hanno mezzi ma non hanno una coscienza elevata: vengono in possesso di qualcosa e pensano di esserne i proprietari assoluti, egoisticamente vogliono sfruttare quella sopravvenienza attiva a loro esclusivo vantaggio, magari anche a scapito degli altri. A causa delle loro motivazioni contaminate, non conoscendo la scienza dell’azione, essi producono sofferenza e fallimenti, prima di tutto a se stessi, e poi la morte irrimediabilmente arriva e porta via tutto, anche gli apparenti successi mondani e le vane e fugaci illusioni. I desideri intensi muovono le cose e trasformano la realtà. Come la persona desidera essere, così diventa. Chi però ha ambizioni meramente egoiche non raggiungerà un successo reale: il suo apparente successo prima o poi si trasformerà in disgrazia. La gestione non matura delle risorse e della potente energetica del desiderio, produce squilibri e crisi profonde. Ogni uso improprio, ogni spreco, è causa di fallimento personale. Tutto quel che abbiamo: cose, affetti, talenti, va utilizzato allo scopo di riconnettersi alla matrice profonda di origine divina, senso e fondamento del nostro esistere; se ciò non avviene, spiega Shrila Rupa Gosvami, uno dei più grandi Maestri della Tradizione Vedica, tutto s’inquina e si trasforma in veleno. Mettere tutte le nostre risorse al servizio della Istha Devata alla quale siamo intimamente collegati, fa la perfezione dell’esistenza (yukta vairagya). Ambarisha Maharaja era padrone del mondo, però non lo guardava per il proprio godimento egoistico ma come strumento per servire Dio. Per svolgere bene quella funzione occorrevano maturità e consapevolezza, poiché chi dispone di così tante energie può fare grandi opere di bene ma, se non ha cura e motivazione pura nel loro utilizzo, può provocare grossi danni ed arrecare molto male al prossimo e a sé stesso. Le risorse più preziose, da mai trascurare, sono le persone, con i loro desideri di progresso, con i loro aneliti di bene, con i loro progetti, con la loro ricerca di realizzazione. Non dovremmo permetterci di sprecare neanche la minima parte delle loro energie, favorendo invece concretamente e in ogni momento la loro convergenza, canalizzazione e sublimazione, verso motivazioni elevate di vero bene, di vero successo. E’ importante saperci preparare e predisporre al successo, così non ci capiterà di ritrovarci a viverlo da sprovveduti, magari semplicemente perché altri ci hanno permesso di salire su di un vascello che conduce al successo; se così fosse non potremmo rimanere a lungo a bordo; la prima ondata di maya (confusione, illusione) ci tirerebbe giù, ci spazzerebbe fuori bordo. Maya è potentissima e, nei momenti di successo, sembra attivarsi ancora di più, diventando più potente, mettendoci alla prova nelle nostre motivazioni più profonde. Il successo ci consente di avere più risorse e mezzi a disposizione, più energie da spendere e da gestire: se però non si é ancora sufficientemente maturi, è facile in quei momenti fare investimenti sbagliati, puntando ad obiettivi fasulli e così, con un’energia potente mal utilizzata, andiamo veloci verso una meta che però non è quella giusta, quella che noi intimamente cerchiamo; meglio sarebbe stata non averla mai avuta. Per mantenere qualcosa stabilmente occorre prima maturare le condizioni coerenti e necessarie. Il successo stabile infatti non è mai frutto di un colpo di fortuna, é l’esito di una serie di sforzi coscienti e coordinati, mirati alla realizzazione del sé. Del resto voi sapete che nella vita le opportunità ci sono per tutti ma solo chi é pronto riesce a coglierle. Il segreto per ottenere il successo è desiderare e attivarsi per favorire il successo altrui. La compassione, la benevolenza, la generosità, il desiderio di vedere gli altri realizzati e felici nelle loro aspirazioni elevate è la via più rapida per il nostro successo. E’ segno che stiamo procedendo nella direzione giusta quando il successo degli altri ci é caro quanto il nostro. Fino ad allora dobbiamo lavorare duro sul nostro carattere per vincere le tendenze egoiche autodistruttive, quelle proiezioni illusorie della mente che ci fanno sentire separati e diversi dagli altri. Il nostro successo è portare altri al successo, ecco perché il sentimento della compassione è così importante, potente, prezioso, quanto lo è quello della gratitudine nei confronti di chi ci guida con i suoi insegnamenti e con il suo esempio verso l’elevazione e la luce. Adesso meditate, riflettete: se avete ascoltato con attenzione, con cuore aperto, molti di questi concetti si scolpiranno vividi nella vostra memoria e diventeranno vostro patrimonio eterno, che potrete condividere con gioia con tutti coloro che vorranno.